Il Presidente Napolitano: «Rispettare il Tricolore è un dovere per chi ha ruoli di governo»
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05 ottobre 2010

Lavitola & Walfenzao, il porto delle nebbie


Il ministro della giustizia Rudolph Francis è sempre più solo, lui e il suo amichetto Lavitola sono in balia delle smentite e di documenti-patacche creati ad arte.
Il primo ministro dell'isola Sain Lucia e il ministro degli esteri non si fanno vedere o intervistare; Walfenzao invece preferisce far parlare email inverosimili (oltretutto con parecchi errori ortografici e senza nessun riferimento verificabile) per un avvocato della sua caratura, probabilmente è lui la mente di questo mostruoso "pacco" costruito per incastrare Tulliani e Fini.
Quest'avvocato in affari con mister slot machine Corallo per molti milioni di €uro, s'interessa in prima persona di questo bilocale lasciando delle tracce ben visibili con l'aiuto dell'allocco Tulliani che, pensando di aver fatto un buon lavoro d'intermediazione, si presta a questo giochino di cui lui non sospetta nulla.
Dunque la querelle non inizia con l'articolo di fine luglio del Giornale oppure con il blog invernale di Bechis, inizia esattamente con la creazione del partito del predellino e con le prime bizze di Fini che, con riluttanza, accetta lo scioglimento di An per finire dentro la Pdl.
Nel febbraio 2008 viene creato il nuovo partito "Pdl" e nel luglio dello stesso anno viene venduto quel bilocale in quanto il Tulliani dice di aver trovato un cliente, il fatto estremamente strano è che per quella casa si presenta il socio di Corallo, James Walfenzao, con la sua società offshore che incastra il Tulliani offrendogli pure l'affitto della casa.
Il resto è cronaca, Fini si dissocia da Cesare e scoppia il caso mediatico.
Francis e Lavitola diventano amiconi e cadono in continue contraddizioni come le date dell'inchiesta o le motivazioni ( la volontà dell'isola d'uscire dalla blacklist quando, in realtà, è già inserita nella whitelist dell'Ocse).
Dagospia-Il Fatto Quotidiano
Giornalettismo-Il Fatto Quotidiano
Secondo i giornalisti di Travaglio, qualcosa nei comportamenti del responsabile della giustizia di Saint Lucia proprio non torna: perchè ha aspettato l’editore dell’Avanti per parlare?

C’è un momento che divide in due una giornata, racconta il Fatto Quotidiano: è il momento in cui il CESSNA diWalter Lavitola, editore dell’Avanti, atterra a Saint Lucia. Prima di questo momento, infatti, Rudolph Francis, sfuggente ministro della Giustizia dell’isoletta caraibica, si rifiuta in ogni modo di conversare con i giornalisti. Una conferenza stampa convocata per le 9:30 del mattino salta, e il ministro va rincorso per porgli le domande a cui, comunque, non risponde. In tarda mattinata, però, un grosso aereo privato atterra all’aeroporto dell’isola e, sorpresa, dopo poco tempo arriva ai cronisti il messaggio: nuova conferenza stampa fissata per le 16:30.
LA PROVA REGINA – Coincidenze? Il Fatto non ci crede. Perchè su quell’aereo ci sono Walter Lavitola, un suo cronista di fiducia – l’uomo che ha rimediato in Guatemala la presunta email fra James Walfenzao, mente grigia delle offshore caraibica, e i suoi due soci in affari – un cameraman, e una bella ragazza. Convocata la seconda conferenza stampa, il ministro, che prima aveva nicchiato, accennato, si era più volte contraddetto, si fa invece granitico: ogni informazione su Timara e Printemps, società offshore responsabili della movimentazione dell’appartamento di Montecarlo, su cui il governo dell’isola avrebbe intrapreso un inchiesta - pare, addirittura illegittima – è top secret. L’unica domanda a cui il ministro ha voglia di rispondere è quella che gli pone Lavitola: il direttore-editore dell’Avanti “fa riferimento a questa mail fra Walfenzao e Gordon (il referente di Walfenzao sull’isola, costruttore di scatole vuote con sede a Manoel street 10) e chiede al ministro se l’abbia letta. Insomma, se sia quella una delle prove a carico di Tulliani. A questo punto Francis, con telecamere a favore e sorriso accomodante, conferma”. Insomma, della vicenda non si sa niente e niente si può sapere: l’unica cosa che dice il ministro è che ciò che ha in mano Lavitola è una prova decisiva. Strano, no, commenta il Fatto.

02 ottobre 2010

Dubbi su Lavitola e la Mail di Walfenzao

Alcuni pensieri su questa mail:
  • Sono bastati 5 giorni di titoli sui giornali per far vacillare un esperto della finanza offshore che si preoccupa per un interessamento del Corriere alla vicenda, non pare normale.
  • "La sorella del cliente sembra avere forti legami con i politici coinvolti." Cioè un avvocato con anni d'esperienza s'interessa direttamente della compravendita del bilocale senza sapere chi fosse il Tulliani, bastava una ricerca su google e comunque è impossibile che un avvocato così esperto non sappia le parentele del suo cliente.
  • Nel finale della mail Walfenzao sostiene di pensare alle dimissioni, è irreale, prima scrive che non ci sono elementi a suo carico eppoi dice che si dimette, perché?
  • Tulliani è chiamato cliente, vuol dire proprietario o affittuario?
  • La mail è molto informale per essere una missiva tra avvocati.
  • Lavitola quand'è venuto in possesso di questa mail privata visto che s'ingarbuglia con le date,?
  • La spiegazione di Lavitola riguardo alla fonte, una segretaria stressata abbordata da un giornalista ispanico a cui rivela informazioni segrete in cambio di una cena, non è credibile.
  • Altra spiegazione non veritiera è lo scopo delle indagini da parte del governo per far uscire Saint Lucia dalla black list dell'Ocse . Saint Lucia era già nella grey list dell'Ocse e grazie a molti accordi bilaterali è ormai entrata nella white list, gli accordi prevedono scambio d'informazioni solo quando ci sono indagini penali sull''evasione di tasse ma nell'inchiesta c'è solo il reato di truffa aggravata e il governo Italiano non ha chiesto informazioni a Saint Lucia, eppoi mancano gli accordi tra questi 2 Paesi.
  • Perché ha dovuto chiedere il permesso di pubblicare queste informazioni a Berlusconi ?
  •  Ma sopratutto queste sono le indagini sulle offshore più veloci della storia, a tempo di record..

ECCO LA MAIL CHE INCASTRA TULLIANI - VALTER LAVITOLA-AVANTI
Ha ragione l’Espresso: è stato il fuoco amico a indurre in errore Italo Bocchino (i DUE sono in buona fede, abituati a produrre “patacche” come la notizia di Renato Schifani indagato, sono portati a pensare che tutti facciano come loro).Insomma, sono la stupidità, l’invidia, e la pochezza d’animo - proprie degli stupidi che occupano ruoli più grandi di loro - la causa del suddetto errore. Per quanto mi riguarda, non mi sognerei di produrre un fuoco amico uguale e contrario. È una questione di stile. Messo da parte lo sfogo, veniamo ai fatti, così da capire chi realmente bluffa. A fine gennaio di quest’anno, l’Avanti! avvia l’inchiesta (da qui in avanti la definiremo “madre”) pubblicata sugli ultimi due numeri del quotidiano. È un’inchiesta che nasce dalla segnalazione di un mio amico personale (non un giornalista). Mi fa una confidenza. Mi rivela che in una grande città del nord del Brasile, della quale è consigliere comunale (e non faccio il nome né suo né della città in questione perché lì non si scherza), alcuni imprenditori - tra cui un napoletano - hanno comprato una grossa area agricola immediatamente trasformata dal Comune in terreno edificabile. Per questo avrebbero pagato una tangente enorme (come è stato appunto esposto sull’Avanti!). Seguendo questa pista, uno dei nostri collaboratori arriva a Santa Lucia. Qui, in due diverse banche, sono stati versati in contanti 60 milioni di euro. Inizia a raccogliere documenti sulla questione. È facile immaginare che cercando documenti su una connection parzialmente italiana ci si imbatta in altre questioni italiane, soprattutto chi vuole dimostrare di essere efficace come giornalista.A inizio giugno analizziamo le prime carte provenienti da Santa Lucia. Poco prima di ferragosto, mi raggiunge il collega che si occupa di Santa Lucia e Costa Rica. Mi evidenzia che tra la nuova documentazione acquisita vi sono alcuni documenti che riguardano la vicenda Fini-Tulliani. Anche lui, come il resto del mondo, ha visto su internet che sta riempiendo le pagine dei giornali. Mi manda una copia della documentazione via e-mail. È importante. Anzi, importantissima.Ora: se avessi voluto fare killeraggio o sensazionalismo, avrei pubblicato già allora, senza verificare ulteriormente i documenti. Invece no. Abbiamo scrupolosamente continuato a fare verifiche. Nel frattempo, un freelance guatemalteco, in viaggio di turismo a Santa Lucia, conosce una ragazza di colore. Gli racconta di essere stressata: è sotto pressione poiché sta lavorando in un equipe che sta indagando su alcune società collegate a uno scandalo che coinvolge politici italiani ad altissimo livello. Lui chiede a lei una copia delle carte in suo possesso e la ragazza, senza grosse difficoltà, gliela fornisce. Per intenderci bene: non mi risulta che sia stato pagato alcuna ricompensa. È soltanto bravo e fortunato il collega che, grazie a una cena in un posto elegante con una bella ragazza, riesce a ottenere il materiale per uno scoop.Questo freelance prova a vendere il documento, non ci riesce, non so precisamente a chi lo offre. So però che arriva a un altro collega, Antonio Torres, che lo acquista personalmente per poche centinaia di dollari (così almeno dice a me). Il principale quotidiano di Santo Domingo, El Nacional, ha pubblicato la notizia ma non il documento. È stato lui a consentire a El Nacional lo scoop. Aveva dunque ragione a fare l’investimento: ha guadagnato fama, valore della sua firma e anche un discreto contratto con l’Avanti! Svelato il primo mistero.Secondo mistero. Arrivo a Torres semplicemente, lo cerco al telefono dopo che aveva pubblicato il documento. Gli chiedo se ha un contratto in esclusiva e se è interessato a una collaborazione. Mi dà l’ok. Antonio si aggiunge a un gruppo di giornalisti che lavoravano assieme a me all’inchiesta madre. Ci incontriamo pochi giorni dopo. Mi accorgo di avere a che fare con un collega brillante, non un velinaro come è stato definito. Mi è stato chiesto come ho pagato le spese. È semplice: ho investito finora poco più di 30 mila euro, ho recuperato tra le tre e le cinque mila copie al giorno (circa 4 mila euro per 25 giorni). L’esperienza mi porta a contare su una fidelizzazione di almeno il 25 per cento di questi lettori. Chiarito anche il secondo mistero.Terzo mistero. Come faccio ad essere “più veloce della CNN”? Uso il cervello. Il 24 settembre 2010 il ministro L. Rudolph Francis consegna alla stampa un breve comunicato. Si capisce che a Santa Lucia sono nelle fasi conclusive dell’indagine tesa a fare luce sulla questione Timara e Printemps. La mia fonte sull’isola mi dice addirittura che l’inchiesta è di fatto chiusa. Tant’è che il ministro avrebbe avuto notizia della imminente consegna delle conclusioni. Perciò avrebbe convocato una conferenza stampa, poi trasformatasi nella sola lettura di un breve comunicato. Io sono subito partito per il centro America. Giunto a Santo Domingo, mi raggiunge la notizia che il ministro ha convocato una conferenza stampa. Pochi minuti dopo mi viene detto che è soltanto per la stampa locale, ma che certamente avrebbe parlato anche con la stampa italiana presente in forze. Pur di esserci chiedo ad un mio amico, un facoltoso imprenditore la possibilità di prestarmi il suo aereo. Era l’unico modo per arrivare in breve a Santa Lucia. L’aereo, a differenza di quanto è stato scritto, non è del sig. Pignero, né di alcun ministro o ex ministro. È della società di aereotaxi DOM ALIVE. Tra i clienti titolari di pacchetti ore volo sembra vi siano anche il sig. Pignero alcuni ministri ed ex ministri, nonché il mio amico Rogelio Oruna, che ha contribuito al nostro scoop con circa 4 ore volo regalatemi. Ho detto al collega Corrado Formigli di Annozero che ero arrivato con un volo di linea in quanto (i fatti dimostrano che avevo ragione) non volevo alimentare ulteriori leggende. Non sapevo fosse un peccato mortale farsi prestare da un amico un aereo per 4 ore. In ogni caso, mi scuso per la piccola bugia, anzi minuscola. Chiarito il terzo mistero. Quarto mistero. Perché il governo di Santa Lucia fa l’indagine sulle due società Timara e Printemps? Mi viene spiegato in modo semplice da una bravissima collega di Santa Lucia: se un paradiso fiscale non esce dalla lista nera dell’OCSE, le sue società valgono quasi nulla. Infatti, chi acquista una società in un paradiso fiscale lo fa o perché deve riciclare dei soldi, oppure ha necessità di metterli da parte lontano da occhi indiscreti o ancora deve intestare un immobile o anche scaricare dei costi da società nostrane. Ebbene, se le società sono di un Paese inserito nella lista nera, attirano l’attenzione delle forse dell’ordine. Insomma: se si vogliono vendere delle società, e incassare i diritti annuali, bisogna avere un prodotto che l’utente può utilizzare. Elemento essenziale per uscire dalla lista nera è dimostrare con azioni concrete la volontà di assicurare la segretezza solo alle operazioni che non sono in odore di malaffare. Walfenzeo (come gli impongono le norme anti corruzione), nel momento in cui si accorge che il suo cliente è un soggetto “politicamente sensibile”, attiva le verifiche di rito. Infatti, quando bussa alla porta di un gestore di società anonime una persona interessata a farla gestire fiduciariamente, tra le altre cose il gestore deve dichiarare se il suo cliente è un soggetto politicamente sensibile. È una qualifica, questa, che si attribuisce anche a ex politici e a parenti e collaboratori di politici. La mail che oggi pubblichiamo in prima pagina si riferisce esattamente a questo. Chiarito quarto mistero. Quinto mistero. Faccio anticamera assieme agli altri colleghi prima della conferenza stampa del ministro Francis (ho il video e l’audio registrato). Quindi non arrivo a conferenza stampa iniziata, come falsamente ha riportato qualche giornale. Prima di me alcuni colleghi pongono delle domande al ministro. Il monumentale addetto stampa scrive nomi sul foglietto e li mostra al ministro. Questo risponde alla gran parte delle questioni quasi sempre con un sorriso. Quando viene il mio turno, si verifica la stessa, identica procedura. Alla mia domanda sulla mail (ovvero: se fosse uno degli elementi essenziali dell’inchiesta) il ministro mi ha risposto con un no-comment. Chiarito quinto mistero.Alla fine della conferenza stampa vado via rapidamente. Avevo organizzato una riunione con i “miei” per fare il punto. I colleghi presenti mi chiedono di aiutarli a capire. Anzi, dicono che non sarei corretto a chiudermi a riccio, in quanto erano lì da giorni e volevano capirci di più. Francamente: mi sono sembrati anche loro stanchi e stressati. Sono convinto che l’etica professionale imponga collaborazione tra i colleghi. Quindi, senza indugio, accetto di vedermi con loro alla fine della riunione. Dico loro quanto posso dire. Il collega di Annozero mi chiede di fare qualche ripresa. Non penso certo che si tratti di un lungo servizio presentato come intervista, altrimenti presterei più attenzione. E poi la stanchezza inizia a farsi sentire: non dormo da 48 ore e fa un caldo terribile. Ma ognuno si regola come preferisce e risponde alla propria coscienza. Col senno di poi, l’unica cosa che mi è spiaciuto è che, con un taglio sapiente, mi sia stato fatto dire che l’inchiesta su Tulliani è iniziata a giugno. Come la curiosità morbosa che si è concentrata sull’incontro che ho avuto con Berlusconi venerdì 24 settembre. Domande del tipo: voleva nasconde l’incontro? O sulla macchina a vetri oscurati. Ma io non avevo e non ho nulla da nascondere. Sono sicuro che il Presidente è un amico, e che mi vuole bene. Era preoccupato del fatto che mi stessi infilando in qualche pasticcio. Voleva sapere la ragione per la quale Bocchino mi aveva tirato in ballo e se realmente “c’azzeccavo” con il confezionamento della “pseudo patacca”. Mi sono trattenuto una decina di minuti e poi sono andato a casa mia. Ancora: molti mi chiedono cosa c’entrino Laboccetta e Corallo in tutta questa storia. Non li conosco. Ma credo che siano stati loro a suggerire di affidarsi a Wolfenzao, che si è dimostrato un professionista scrupoloso ed onesto. Corallo a Santa Lucia è di casa, non mi risulta altrettanto di Laboccetta. Non mi risulta neppure che Corallo sia un poco di buono, come qualcuno ha detto o scritto.Per chiudere: non ho pubblicato finora i documenti solo perché ho dato la mia parola alla fonte di Santa Lucia che non avrei pubblicato nulla prima della chiusura dell’indagine da parte delle autorità locali. Lui, la fonte, mi dice da giorni che l’indagine è chiusa. Il Ministro lo ha smentito. Dopo il servizio su Annozero, è l’articolo dedicatomi dall’Espresso, mi sono consigliato ieri con il mio amico e collega Sergio De Gregorio, il quale è ancora uno dei migliori giornalisti di inchiesta che conosco. Per prima cosa mi ha chiesto se sul serio avevo in mano i documenti. Alla mia risposta affermativa, mi ha detto di pubblicarli al più presto, così da non fornire impressioni che stessi temporeggiando per chissà quali scopi. Non ha neppure escluso che l’autorità giudiziaria potesse sequestrarmeli i documenti. Alle quattro di pomeriggio di ieri ho iniziato a lavorarci

01 ottobre 2010

Lavitola e la mail di Walfenzao

Dagospia
IL TESTO TRADOTTO DELLA LETTERA (SCRITTA IN UN INGLESE UN PO' TRABALLANTE)
Da: James Walfenzao
A: Evan Hermiston, Michael Gordon
Inviata: 6 agosto, 2010 1:44 pm
Oggetto: timara + printemps

Signori,
Queste due società hanno attirato l'attenzione della stampa italiana.
A quanto ci risulta (finora non lo sapevamo) c'è un collegamento politico che sta portando a un gran litigio/scandalo ora che Berlusconi e Fini (in precedenza partner politici) stanno discutendo aspramente.
La sorella dei clienti sembra avere forti legami con i politici coinvolti.
Sebbene la maggior parte del fango viene gettato da giornali controllati da Berlusconi, anche giornali più seri come il Corriere della Sera ne stanno scrivendo.
Il mio nome come direttore [delle società] viene menzionato, ma non ci sono commenti che dicano che abbiamo fatto qualcosa di sbagliato.
È comunque molto irritante.
Queste società sono state usate per comprare un piccolo appartamento a MC [Monte Carlo].
Credevamo che il valore fosse basso e siamo andati dal notaio a verificare. Il notaio ci ha spiegato il perché del prezzo (l'appartamento era stato ereditato da una signora anziana che era deceduta - era in cattive condizioni - mal conservato ecc.); il notaio ci ha spiegato che per lui il prezzo andava bene e che non poteva fare il passaggio di proprietà per un prezzo troppo basso visto che ne deve ricavare anche la tassa di trasferimento da versare allo Stato.
Potreste essere avvicinati da giornalisti - vi suggerisco di non rispondere.
Stiamo pensando di dimetterci, prima però vogliamo sentire cosa ha da dire il cliente.
Vi terremo informati.
Pensavo fosse giusto mettervi al corrente.
Cordialmente,
James
P.S.: Stiamo divulgando informazioni all'interno di Corpag solo a chi è tenuto a conoscerle.

L'Espresso (...)Come è insolito il comportamento tenuto negli ultimi giorni da Lavitola e dal ministro Francis, autore della nota sull'effettivo beneficiario (che sarebbe Tulliani) delle due società (la Timara e la Printemps) che hanno comprato la casa di Montecarlo: entrambi, parlando di una e-mail di James Walfenzao (il gestore delle società) che avrebbe dato il via all'inchiesta, si sono ingarbugliati sulle date in cui ne sarebbero venuti in possesso. Lavitola prima ha dichiarato di averla avuta a giugno, poi si è corretto e ha parlato di agosto, mentre Francis ha spiegato di avere iniziato l'inchiesta, grazie anche all'e-mail, tra marzo e giugno. Nella missiva, ha scritto proprio Lavitola sull'"Avanti", Walfenzao avrebbe scritto di essere preoccupato per "uno scontro tra Fini e Berlusconi basato sulla proprietà di un immobile": peccato che il caso sia scoppiato molto più tardi, il 28 luglio.

Valter Lavitola factotum



Valter Lavitola è il factotum di palazzo Grazioli, organizza tutto lui.
Vola in Brasile e organizza feste a base di donne e samba, viaggia per i Caraibi a caccia di scoop con clamoroso anticipo confronto alle altre testate giornalistiche, prende aerei privati a sua insaputa, in centro America è di casa e conosce giornalisti di ogni luogo e quando arriva a Roma alloggia in via Plebiscito. Sticazzi.
Ora, tolto il soggiorno presso palazzo Grazioli, la sua vita merita rispetto; senza conoscere l'inglese e con uno spagnolo stentato è riuscito a farsi aprire tutte le porte che voleva.
Addirittura millanta di avere in tasca il dominus dell'inchiesta ma sostiene di non voler dare seguito alla notizia per paura di subire un mandato internazionale d'arresto...
Chi è veramente il direttore dell'Avanti al centro del caso Montecarlo-Santa Lucia? Massone, grande amico di Cicchitto, procacciatore di ragazze per le feste di Silvio, con molti business in Centro America
Lavitola, chi era costui? Mezza Italia da una settimana si fa questa domanda. Lavitola, indicato dai finiani come il faccendiere che ha brigato per produrre dossier sulla casa di Montecarlo abitata da Giancarlo Tulliani, è l'uomo del momento. Difficile catalogarlo: direttore ed editore dell'"Avanti", imprenditore ittico, nato a Salerno ma residente in Basilicata, iscritto a una Loggia massonica di Napoli (come ha scoperto due anni fa "La voce delle voci") con numero progressivo 13.462, grande amico di Fabrizio Cicchitto e di Sergio De Gregorio, di sicuro in poco più di un anno è riuscito a diventare "il preferito" di Silvio Berlusconi. "Nel cuore del premier", racconta una fonte vicina a Palazzo Chigi, "Lavitola ha sostituito Giampaolo Tarantini in tutto e per tutto.
Insieme passano molte serate a Tor Crescenza", il castello affittato dal presidente del Consiglio, posto fantastico lontano dal centro di Roma e da occhi indiscreti. Valter si vanta della sua amicizia, ma non è un mitomane: è talmente vicino al premier che qualche mese fa alcuni imprenditori friulani, conoscendo la sua passione per la caccia, prima di invitarlo a una battuta si sono premuniti di comprare dei cervi dalla vicina Slovenia, in modo da fargli trovare prede adeguate al suo nuovo rango di favorito del sultano.

Nel cerchio ristretto di Silvio il nome circolava da tempo, accompagnato spesso da smorfie che dissimulano invidia e, soprattutto, preoccupazione. Gianni Letta, Paolo Bonaiuti, Niccolò Ghedini e Valentino Valentini non lo amano troppo, ma Berlusconi, si sa, fa di testa sua. Così il nome di Lavitola spunta per la prima volta a fine giugno, quando il capo del governo è in Brasile in visita di Stato. I giornali locali lo identificano come il "rappresentante della presidenza del Consiglio per Brasile e Panama", e come organizzatore di un festino in onore del Cavaliere. Protagoniste assolute sette ballerine di lap dance. Due mesi e mezzo di silenzio, poi la nuova ribalta a causa delle accuse di Italo Bocchino, (pare) supportate da prove raccolte da un investigatore privato che per conto dei finiani ha fatto una controinchiesta sul campo.
Nessuno sa se il capo di Futuro e Libertà ha in mano documenti schiaccianti sulle attività di dossieraggio di Valter, che ha già annunciato querela. "L'espresso" ha però contattato due autorevoli fonti vicine al Cavaliere, che fanno notare come Lavitola, per sua stessa ammissione, negli ultimi mesi ha viaggiato tra Brasile, Santa Lucia e Panama. Proprio lo staterello dell'istmo sarebbe lo snodo fondamentale della presunta connection. "In Centroamerica Berlusconi e Lavitola arrivano il 30 giugno, il giorno dopo la festa nell'albergo di San Paolo: il premier doveva inaugurare i lavori d'ampliamento del Canale", un affare miliardario dove sono riusciti a entrare anche le italiane Impregilo e Finmeccanica. "Sia Lavitola che Berlusconi conoscono bene il presidente di Panama Ricardo Martinelli", raccontano all'unisono le fonti, che chiedono di rimanere anonime. "Martinelli è un imprenditore italo-panamense che ha fatto i soldi nella grande distribuzione, un conservatore che ha buoni rapporti con il governo della vicina isola di Santa Lucia".

Impossibile dire oggi, chiosano le fonti, "se Lavitola abbia chiesto a Martinelli di fare pressioni sul governo del paradiso fiscale per scrivere la lettera che incastrerebbe Giancarlo Tulliani e Gianfranco Fini, ma nella storia non s'è mai visto un documento così insolito". Come è insolito il comportamento tenuto negli ultimi giorni da Lavitola e dal ministro Francis, autore della nota sull'effettivo beneficiario (che sarebbe Tulliani) delle due società (la Timara e la Printemps) che hanno comprato la casa di Montecarlo: entrambi, parlando di una e-mail di James Walfenzao (il gestore delle società) che avrebbe dato il via all'inchiesta, si sono ingarbugliati sulle date in cui ne sarebbero venuti in possesso. Lavitola prima ha dichiarato di averla avuta a giugno, poi si è corretto e ha parlato di agosto, mentre Francis ha spiegato di avere iniziato l'inchiesta, grazie anche all'e-mail, tra marzo e giugno. Nella missiva, ha scritto proprio Lavitola sull'"Avanti", Walfenzao avrebbe scritto di essere preoccupato per "uno scontro tra Fini e Berlusconi basato sulla proprietà di un immobile": peccato che il caso sia scoppiato molto più tardi, il 28 luglio.