Il Presidente Napolitano: «Rispettare il Tricolore è un dovere per chi ha ruoli di governo»
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11 gennaio 2011

PD: I don't know what you want to do.

Io non sono a conoscenza del bilancio monetario del Pd milanese, magari sono in ordine e non presentano buchi o errori, però  il Pd locale ha somatizzato le primarie e la vittoria di Pisapia al posto di svoltare e puntare a Palazzo Marino.
Ormai è certo: il PD a Milano vuole perdere.
Io, che ho vissuto a Milano con sindaci squallidi come Pillitteri-Borghini-Formentini-Albertini-Moratti, ho la fortuna di poter votare un candidato serio come Giuliano Pisapia che ha vinto le primarie contro (e dico contro perché, a questo punto, è appurato che al Pd, di Milano, non frega un cazzo) uno svogliato Boeri, mi ritrovo a constatare la totale mancanza di spinta propagandistica per questa candidatura.
Non mi riferisco al vociare romano che reputa Pisapia troppo di sinistra (sic!), mi riferisco al PD milanese che parla di fantomatiche liste civiche dalla dubbia utilità, tergiversa e gigioneggia, eppoi vado a dare una sbirciata al sito del partito e di alcuni circoli e cosa vedo....... NULLA, neanche un banner con scritto "Vota Pisapia" o "pisapiaxmilano", per non parlare delle officine per la città istituite dal comitato pro Pisapia.
Merde, voi pensate solo alle poltrone, ripigliatevi branco di sfigati, io altri 5 anni di Brichetto non li voglio.

06 gennaio 2011

Mani bucate a Milano

Leggo il post "Il buco nero del Piddì milanese" e mi domando come sia possibile tutto ciò soprattutto considerando la mole di fondi che possiede la Moratti in Brichetto.
La sciura usa fondi pubblici per pubblicizzare le poche iniziative intraprese dal comune o tutt'al più se le inventa di sana pianta, senza considerare i soldi di famiglia che usa per finanziare la campagna elettorale.
Visto la situazione di svantaggio da cui parte il centrosinistra, perché si sprecano i soldi senza che nessuno si prenda le responsabilità di certe scelte scellerate?
Al di là del giudizio su questa stirpe di imbecilli capaci solo di fare buchi di cassa senza finire a spazzare cessi come accadrebbe in qualsiasi azienda, vorremmo cogliere l’occasione per porre un problema serio. Qui la campagna di Giuliano Pisapia non sta decollando anche per una incredibile, illogica, indegna, inaccettabile mancanza di soldi.

18 dicembre 2010

Cosa deve fare il Pd

Da finissimo politologo quale sono dico no alla proposta di Bersani.
L'alleanza con il terzo polo non è la strada da percorrere. Come può l'elettore medio del PD votare una coalizione composta da fascisti e ultracattolici ?
Bisogna ripercorre la strada del successo e cioè quella dell'Ulivo.
Alcuni dicono che i Turigliatto e i Rossi fecero cadere il governo però è solo una parte della verità. Oltre a loro c'erano anche i Mastella e i De Gregorio mentre nell'attuale legislatura abbiamo avuto i Cesario e i Calearo provenienti dal PD.
Bisogna anche ricordare che nel 2006 ci fu  il nastro Fassino-Consorte a contribuire nella risalita della Cdl, quel nastro fu l'intercettazione più illegale della storia italiana; nel 2007 invece cominciò il mercato delle vacche berlusconiano con regalie e favori alle fidanzate dei politici (il caso Saccà) per convincergli a votare contro Prodi.
Civati dice d'estendere le primarie pure per scegliere i parlamentari, a me sembra una grande proposta.
Si dice che il PD non rappresenti più i cattolici moderati, basta rifondare la Margherita lasciando però il logo del PD così com'è (il nome Partito Democratico raccoglie molti consensi).
Quindi ci vuole un nuovo Ulivo che con un patto elettorale di governo non ripeta gli errori del passato, la coalizione dovrebbe comprendere l'Idv, il SEL, i Socialisti, i Verdi, i Radicali, i moderati, i pensionati e la federazione comunista.
Così si può vincere, o almeno si perde con dignità.

07 dicembre 2010

Albertini meglio di Renzi

Nel giorno in cui Albertini si candida a sindaco di Milano con il terzo polo scopriamo che chi ha problemi di bilancio comunale deve andare ad Arcore con il cappello in mano.

Ricapitoliamo; il sindaco di Firenze, il giovane rottamatore dei vertici del Pd,  va ad Arcore, da Berlusconi, per parlare dei problemi economici della sua città. Renzi, ex presidente della Provincia di Firenze, al posto di discutere dei problemi della città che amministra con l'attuale presidente della Provincia, che è sempre del Pd, oppure con il governatore toscano, anche lui del Pd, o anche con i deputati toscani, sia d'opposizione che di maggioranza, ha preferito incontrare il Premier ad Arcore.
Il rottamatore sostiene che la visita era necessaria in quanto vuole che sia inserita una leggina speciale per la sua città nel decreto milleproroghe.
A parte che l'eventualità che questo governo regga è remota, io mi chiedo che bisogno c'era d'andare ad Arcore che non è certo una sede istituzionale eppoi, forse, era meglio tirare per la giacchetta Tremonti visto che è lui il Ministro dell'economia e non Berlusconi che in questo momento ha, politicamente parlando, un piede nella fossa.
Gli altri sindaci sono andati per caso ad Arcore per reclamare più soldi ? No,quindi l'ideologia non c'entra niente, Renzi si è fatto fregare da B. che così lo ha bruciato.
Qui, qui e qui trovate altre impressioni sul caso.

Meno male che almeno Albertini c'è. Il terzo polo sfida la Moratti a Milano e dopo qualche tentennamento Albertini si candida. Sicuramente Albertini drenerà molti voti alla destra mentre chi è di sinistra non voterà mai Mr. derivati e parcheggi. Se siamo fortunati  ci libereremo anche di chi rema contro a Pisapia nel Pd milanese.

18 novembre 2010

Quelli che remano contro Pisapia

Giuseppe Fioroni
"Continuare a sostenere l'alleanza che parta da Ferrero a o da Vendola è come dare l'alibi al Terzo polo per non scegliere di dare vita a una coalizione in grado di mandare a casa Berlusconi"
Massimo Cacciari
Albertini vorrebbe la desistenza di una parte del Pd...

"L'unica cosa certa è che Pisapia non può vincere"
Il Pd deve valutare la discesa in campo di Albertini?
"Io l'avevo proposto in primavera. Questa è stata una batosta. E le sconfitte quasi mai portano buoni consigli"
Mariapia Garavaglia
 Se questo terzo polo ipotetico candidasse Albertini, lei cosa direbbe?Se ci fosse un pezzo di Pd, o almeno l'astensione del Pd, direi certamente sì.
Quindi ci potrebbe essere un patto di desistenza?
Se serve a vincere a Milano, per un partito che vuole essere nuovo e moderno e non guardare i metodi del passato, sarebbe una bella occasione. Forse potrebbe essere l'occasione per fare del Pd il partito nuovo. 
Emanuela Baio
No a Pisapia, sì ad Albertini, come ha detto la Garavaglia?

Non significa che dico no o sì a chi ha vinto le primarie. Ma bisogna fare un'analisi profonda: Pisapia non era il candidato del Pd. Vogliamo analizzare il voto e capire come comportarci. Questo è doveroso.
Le rifaccio la domanda: lei voterebbe Albertini?
Io sono brianzola. Le rispondo che politicamente la domanda è mal posta. Il punto non è voto questo, voto quest'altro. Bisogna individuare il candidato giusto, questo è il punto.


Questa è una breve lista di chi ha criticato Pisapia dopo la vittoria alle primarie.
Purtroppo si tratta di fuoco amico, questi personaggi sono tutti del Pd.
L'idea del terzo polo dovrebbe venire in mente all'Udc o a Fli, non di certo ai senatori di quel partito che ha promosso l'iniziativa delle primarie.
Come possono pensare che i cattolici di sinistra possano preferire Albertini (quello che ha sfilato in mutande per Armani) a Pisapia (avvocato difensore spesso dei più deboli) ?
In che modo Boeri avrebbe potuto battere la Brichetto se non è neppure riuscito a spuntarla alle primarie?
Come potrebbe un elettore milanese di sinistra votare il sindaco che ha sottoscritto per primo i derivati finanziari?
Come può Albertini raccogliere il consenso della sinistra se ha vietato il gaypride e ha ridotto il sottosuolo di Milano a una groviera con parcheggi sotterranei mai finiti con costi decuplicati negli anni?

Ben venga il terzo polo, ma senza esponenti del Pd, se proprio ci tengono possono seguire la Binetti.

17 novembre 2010

Pisapia: considerazioni finali


(...)Ha tuttavia senso parlare di vincitori e vinti in questa situazione? Ha senso che dei dirigenti propongano le proprie dimissioni a causa di un'elezione primaria?
A differenza delle elezioni reali, nelle quali chi perde ha il diritto ed il dovere di fare opposizione al vincitore, le primarie servono a stabilire chi, all'interno della stessa parte politica, dovrà avere il compito di sfidare gli avversari. Per fare un paragone sportivo, le primarie sono assimilabili ai temibili trials statunitensi, le selezioni che determinano la composizione della squadra olimpica a stelle e strisce. L'interesse comune di tutti gli organizzatori dovrebbe pertanto essere ottenere la squadra migliore, la squadra più competitiva per gareggiare e vincere contro il centrodestra.(...)
I cittadini chiamati a votare alle primarie, tuttavia, hanno espresso una preferenza tra nomi e programmi accettati indistintamente, pur ciascuno con le proprie preferenze, da tutto il centrosinistra. La disposizione dei partiti intorno ai candidati non è e non dovrebbe essere veicolante per il voto. Prova ne sia il fatto che, mentre partiti che si fanno bandiera della politica dal basso erano incentrati su un unico candidato, il partito notoriamente più d'apparato forniva sostenitori a tre candidati su quattro, pur avendo fornito l'endorsement ufficiale ad uno solo di questi.
In cosa consiste la sconfitta per il PD, quindi? Nel fatto che è stato preferito un altro candidato? No di certo: meglio eventualmente vincere con Pisapia che perdere con Boeri, visto che Pisapia ha dimostrato alle primarie di avere più chance.
La sconfitta del PD è allora programmatica? I cittadini, in fondo, hanno scelto un programma ed un candidato sui cui SEL, e non il PD, aveva messo il proprio marchio. Eppure la regola di base delle primarie è che chi perde sostiene chi vince: logica conseguenza della cosa è che le varie opzioni debbano essere sufficientemente ben viste da tutte le parti in causa da evitare sfilamenti post-sconfitta. Il programma di Pisapia, pur non essendo il programma del PD, è comunque un programma che il PD riteneva sufficientemente positivo da poter essere preso a programma ufficiale della coalizione.
La sconfitta del PD sta quindi nel voler vedere la situazione come una sconfitta, ovvero nell'immagine del "Davide" SEL che atterra il "Golia" PD per la seconda volta dopo le primarie pugliesi, e ponendo così le basi per altri colpi a Bologna, Torino e Napoli nei prossimi mesi. Dimenticando che le primarie servono a trovare il candidato migliore, non quello promosso da questo o quel partito. Ignorando la differenza tra le primarie e le vere elezioni. 
A questo punto, perché non evitare del tutto le candidature ufficiali di partito? Perché non lasciare liberi dirigenti, militanti e simpatizzanti di mettere a disposizione strutture, tempo e mezzi ciascuno per il candidato che ritiene più degno? Perché, nell'ottica di realizzare una vera politica dal basso, i partiti non restano alla porta ad ascoltare, limitandosi a fornire i mezzi affinché la società possa esprimere al meglio le proprie indicazioni?

Fotografia della città al voto: Pisapia ha sconfitto Boeri con quasi 3.500 preferenze. Sono oltre 5 punti percentuali. Che diventano quasi 12 (il 45,3 per cento contro il 33,8) in zona 1. Vittoria schiacciante. Nel quartiere dei salotti, della buona borghesia, dei redditi più alti. Lo stesso in cui Valerio Onida ha raggiunto il suo risultato migliore (il 19,9 per cento rispetto alla media del 13,41) e l'affluenza è stata massiccia: se il totale degli elettori delle primarie è sceso rispetto al 2006 (67.499 contro gli 82.496 di quattro anni fa), in centro il dato è rovesciato: dagli 8.314 votanti per Ferrante, Fo, Moratti (Milly) e Corritore, agli 8.991 per Onida, Sacerdoti, Pisapia, Boeri. A mezzogiorno di domenica, rispetto alla stessa ora di 4 anni prima, i votanti del centro erano addirittura raddoppiati.
Calano, invece, gli elettori di tutte le altre parti della città. Nella zona 2 - che comprende anche via Padova - sono scesi di oltre 2.600 unità (arrivando al 66,74 per cento del totale di quattro anni fa). Anche qui - nonostante la tavolata multietnica di Boeri - ha vinto Pisapia. Di quattro punti percentuali.

Il distacco tra i due aumenta nella zona 3 di Città Studi (picco più alto di Pisapia al 47 per cento contro il 37,3 di Boeri), un po' meno nella 7 - De Angeli, San Siro, Baggio - dove la sfida è finita con il 43 per cento di Pisapia e il 42, 1 di Boeri. Solo ad Affori, Bovisa, Niguarda (la zona 9, dove il Pd ha un importante serbatoio di voti) - secondo i dati «non definitivi» forniti dalla Commissione elettorale - l'architetto ha battuto l'avvocato. Di pochissimo: 3.387 voti a Boeri e 3.367 a Pisapia. Si tratta di venti preferenze. E di duemila elettori in meno rispetto alle primarie 2006.

Pisapia? Ja, danke
Toni accesi fuori e dentro il Pd. Remissioni dei peccati e dimissioni dei Penati. Posso permettermi, nel mio piccolo, di consigliare a tutti di non esagerare? Perché va bene la delusione e l'amarezza, ma sembra che abbiamo perso i Mondiali, che sia il giudizio universale, la valle di Giosafat, il punto di non ritorno.
Così discesi del cerchio primaio... Animi esacerbati. Chi ha vinto sfotte il Pd e spiega che è tutta colpa della politica nazionale (anche Vendola è caduto in tentazione, oggi, su Repubblica). A me pare che gli elettori potessero scegliere e abbiano scelto. Qualcuno, nel Pd, ha votato Onida, qualcuno Pisapia e molti hanno scelto Boeri. Non hanno tutti seguito le indicazioni del partito (questo è il punto) ma hanno votato tre persone perbene (anzi, quattro, perché c'è anche l'1% di Sacerdoti). E tutti dicevamo che erano tre (anzi, quattro) figure di pregio, che avrebbero collaborato in vista delle elezioni comunali della prossima primavera. Fatemi capire: lo dicevamo solo per cortesia e non era vero? (...)

15 novembre 2010

Per chi suona la primaria


Dalle primarie milanesi, che ieri hanno incoronato Pisapia candidato sindaco del centrosinistra, partono tre messaggi e un avvertimento.

Il primo messaggio è a chi legge la politica di oggi con gli occhi di ieri. Perché le cose cambiano velocemente. I vecchi schemi saltano, gli immaginari si mescolano e gli stereotipi cadono come birilli. La sinistra-sinistra ha in Puglia il viso di un ragazzo di Terlizzi, a Milano quello di uno stimato professionista. Sarebbe un errore imperdonabile non vederlo. 
Il secondo messaggio è ai milanesi. Oltre la sbornia quotidiana del ghe pensi mi, oltre la vis popularis del Carroccio, anche a sinistra c’è ancora una politica che si sporca le mani in mezzo alla strada, che ha la forza di fare battaglie ideali, che cerca la carne viva dei cittadini. E’ una buona notizia per tutti.
Il terzo messaggio è a Letizia Moratti, e per conoscenza al capo del Pdl. Con la candidatura di Pisapia tutto lascia pensare che nel capoluogo milanese si andrà a votare con tre poli. Magari con la discesa in campo di Albertini, figura molto amata in città. La destra berlusconiana, che considera Milano suo territorio acquisito, stavolta rischia grosso.
L’avvertimento, se ne ce ne fosse ancora bisogno, è al Pd. Per l’ennesima volta le consultazioni delle base elettorale del centrosinistra premiano il candidato considerato di “movimento” su quello ritenuto di “apparato”. Dopo la Puglia, dopo Firenze, dopo Milano, il Pd dovrebbe decidersi a fare molto meno casino all’interno e un tantino più di movimento all’esterno. Altrimenti rischia di essere ricordato come il partito che con le primarie gioiosamente nacque, e con le primarie precocemente si spense.

C'è un po' di maretta all'interno del Pd, si vociferano le dimissioni dei vertici milanesi, io dico di tenere lo status quo fino alle prossime elezioni in modo da garantire a Pisapia tutto l'aiuto possibile.
Per battere la sciura Brichetto ci vuole anche un Pd compatto visto che non bisogna assolutamente ripetere l'esperienza del Lazio con la Bonino poco sostenuta dal Pd regionale.

25 ottobre 2010

Il PD e la E-Mail

Monta la polemica e volano le accuse, nel centro-sinistra, di favorire il candidato Stefano Boeri con un uso improprio degl'indirizzi e-mail da parte del PD.  Ne parlano:

30 aprile 2010

Il PD


Si discute molto sulla pochezza comunicativa del PD...



















....... ebbene la parola è cambiamento e, se proprio vogliamo fare gli esterofili, CHANGE.