Il Presidente Napolitano: «Rispettare il Tricolore è un dovere per chi ha ruoli di governo»
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04 giugno 2011

La Milano che vorrei

Finita la sbornia per la fantastica vittoria di Pisapia, è ora di esprimere qualche desiderio per la Milano che vorrei.
Nota bene, questi desideri sono tutti inseriti nel programma elettorale vittorioso:
  • La riapertura della scuola serale civica comunale chiusa dalla sciura Brichetto.
  • Gli orti per i pensionati.
  • La Darsena riportata ai fasti passati.
  • Una gestione positiva delle case popolari e dell'ATM.
  • La realizzazione del progetto iniziale dell'EXPO.
5 punti, alcuni di nicchia e alcuni d'impatto, che daranno un senso al mandato elettorale del nostro Giuliano.
Ora una piccola carrellata d'immagini dell'apoteosi.


Grazie Milano

17 maggio 2011

Pisapialand +7

Per tutti quelli che dicevano che Giuliano fosse troppo di sinistra, troppo garantista, troppo liberale, troppo borghese, troppo vecchio, troppo cortese, troppo tutto............ +7
Io ci credevo; negli ultimi tempi, a causa del lavoro, non scrivevo più sul mio blog che tante soddisfazioni mi ha dato, la cronaca italiana sfornava input tutti i giorni ma ormai mi era passata pure la voglia di scrivere delle nefandezze giornaliere che certi personaggi ci propinano quotidianamente.
Avevo cessato pure di fare un po' di promozione al caro Giuliano, io il mio lo avevo già fatto; imbeccato dal blog de Il Bastardo, il 16 luglio 2010 ( quanto tempo è passato)  feci  endorsement per il mitico avvocato quando tutti dicevano che partisse perdente, che le primarie non le avrebbe mai vinte, quando i giornali di sinistra sostenevano a tutto spiano ma inanemente il buon Boeri.
10 mesi fa eravamo in pochi ma ora, giustamente, sul carro del vincitore ci salgono tutti : il Post, Repubblica, il Fatto Quotidiano, e pure un certo Cacciari cerca di smorzare le critiche.
Pisapia c'è, Milano pure, manca ancora un piccolo passo e la Brichetto potrà tornare a casa a giocare al piccolo chimico con il suo maritino.
A Milano c'è profumo di gelsomino !!

05 aprile 2011

Quella strana freddezza sul “miracolo” di Pisapia

Europaquotidiano
Superati gli strascichi delle primarie, ma il Nazareno non vuole rischiare
A Milano il gioco si è fatto duro. Negli ultimi giorni, Letizia Moratti ha già dato un assaggio della fase più “calda” della campagna elettorale: un battage di manifesti e di copertura mediatica, basato su un investimento economico impareggiabile per chiunque (15 milioni di euro), condito con l’impegno diretto niente meno che del Cavaliere in persona (sarà capolista del Pdl) e di testimonial d’eccezione, come Ornella Vanoni, che ha annunciato ieri la sua candidatura nella lista civica a sostegno del sindaco uscente. Tutto ampiamente previsto dai suoi avversari, i quali non a caso erano e restano i più cauti nell’interpretare i sondaggi che nelle ultime settimane hanno indicato per certo il ballottaggio e lì non hanno negato chances di vittoria al candidato del centrosinistra, Giuliano Pisapia.

Il travaglio democratico
Tra cautela e scetticismo spesso il passo è breve. Il Partito democratico appare in prima fila nell’abbassare la tensione attorno al capoluogo lombardo. La scommessa appare troppo complicata da vincere, perfino l’approdo al secondo turno viene messo in dubbio e un investimento politico elevato potrebbe essere controproducente quando, il 16 maggio, si faranno i conti con le bandierine a favore dell’una o dell’altra coalizione. Al Nazareno ci tengono a evidenziare in considerazione il risultato più generale delle amministrative, la necessità di sottrarre consensi a Berlusconi in maniera diffusa nel paese.
Per portare la battaglia direttamente nel suo feudo sembra essere ancora troppo presto.
La “sconfitta” alle primarie milanesi oggi sembra bruciare meno. Ma molti dem, soprattutto di area moderata, faticano ancora a vedere in Pisapia il “proprio” candidato.
Non perché sia un pericoloso bolscevico, anzi. Più che un profilo troppo orientato a sinistra (che per molti aspetti non ha), pesa il suo essere un corpo estraneo rispetto a un partito che fa già fatica a superare una incapacità cronica a entrare in sintonia con la capitale economica del paese e a rinnovarsi al proprio interno. Rispetto alle primarie, infatti, non è né cambiata la classe dirigente (nonostante la clamorosa sconfitta), né è diminuito l’investimento su Stefano Boeri, aspirante sindaco allora, capolista dem e volto principale della campagna elettorale oggi.

Due diverse strategie
A separare Pisapia dal Pd è anche la strategia da adottare in vista del voto, fermo restando l’obiettivo prioritario di superare lo scoglio del primo turno. Per il candidato sindaco, la vittoria può arrivare solo se si consolida l’elettorato di centrosinistra, nella convinzione che molti sostenitori della Moratti (soprattutto leghisti) e ancor di più quelli del Terzo polo non andranno a votare per il ballottaggio.
«Il fatto che i sondaggi diano quasi per certo il ballottaggio è già un segno del giudizio negativo che i milanesi danno del lavoro svolto dalla Moratti – spiega però il segretario milanese del Pd, Roberto Cornelli – Pisapia e il centrosinistra devono impegnarsi a costruire un vasto consenso, anche recuperando al secondo turno i voti del Terzo polo». È questo il fronte che vede invece più impegnati i dirigenti dem, per i quali rimane importante creare un fronte comune contro le politiche del sindaco uscente, aiutati dall’immagine in forte calo della Moratti e di tutto il centrodestra in generale. Nella speranza che un aiuto giunga loro anche dalle controverse vicende politiche e giudiziarie del capolista del Pdl Berlusconi, con un effetto trascinamento che potrebbe condizionare anche il voto locale.


L’ago della bilancia
Se il Pd guarda quindi con attenzione a quel campo moderato che ha sempre rappresentato qui a Milano il suo punto debole, la risposta che arriva da quelle parti rimane ancora difficile da interpretare. Il mondo imprenditoriale non è ancora sceso in campo in maniera decisa: troppo alta la posta in gioco per scegliere a scatola chiusa l’amministrazione che guiderà la città verso Expo 2015. Sarà complicato per i dem intercettare anche il voto cattolico: esclusi i ciellini formigoniani, schierati senza indugi con la Moratti, il Pd ha schierato nella propria lista alcuni nomi che guardano esplicitamente in questa direzione, a partire dalla direttrice della Casa della carità, Maria Grazia Guida. «Troppi fra questi candidati – sottolinea però un esponente cattolico di primo piano del partito milanese – hanno un profilo più “movimentista” che moderato». E se è vero che, dopo le primarie, sono stati accantonati i pregiudizi nei confronti di Pisapia, «non si può certo dire – aggiunge lo stesso interlocutore – che il candidato sindaco si stia dimostrando ancora oggi molto disponibile nei nostri confronti». Un’attenzione che servirebbe invece a “compensare” un presunto sbilanciamento a sinistra, prodotto dal profilo dello stesso Pisapia, dal prevedibile protagonismo radicale in campagna elettorale (Bonino capolista) e da una classe dirigente democrat ancora sostanzialmente di provenienza diessina.
Rudy Francesco Calvo

20 marzo 2011

Fischi per la Moratti, applausi per Pisapia.

Milano, 20 mar. (TMNews) - Il sindaco di Milano Letizia Moratti è stato oggetto di una piccola contestazione al suo arrivo all'Auditorium di Milano, dove è in corso il concerto per il 150esimo anniversario dell'Unità d'Italia e per la ricorrenza delle Cinque Giornate di Milano, alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. All'indirizzo del sindaco sono partiti alcuni fischi da parte di un piccolo gruppo di persone.

Poco prima dell'arrivo del Capo dello Stato, che è stato accolto da una vera e propria ovazione da parte di alcune centinaia di persone assiepate in largo Mahler dietro le transenne, il candidato sindaco del centrosinistra Giuliano Pisapia è stato salutato al suo ingresso nell'Auditorium cion un applauso. Il concerto è stato aperto con la versione integrale dell'inno di Mameli eseguita dall'orchestra sinfonica e il coro sinfonico di Milano Giuseppe Verdi.
 Giuliano Pisapia in Piazza Fontana al presidio in difesa dei locali e dei circoli Arci
Primavera in piazza
(...)Posti come la Casa 139, le Scimmie e tanti circoli Arci sono una risorsa sociale, culturale ed economica. Chi ne impedisce l’attività va contro i milanesi. Da anni i cittadini assistono alla chiusura di centri di aggregazione storici, parchi pubblici e intere piazze. La collinetta del Mom, le Colonne di San Lorenzo, altri luoghi che da sempre caratterizzano la vita della città, sono resi inaccessibili in nome di una finta sicurezza. La sicurezza, quella vera, reale non deve essere uno slogan utilizzato al bisogno per risolvere nella maniera più semplice, più veloce, problemi che invece vanno affrontati con il reale confronto, tra tutti coloro che vivono, e quindi conoscono, determinate realtà. Il dialogo deve essere aperto, ai gestori e alle migliaia di giovani che frequentano gli spazi per sentire e fare musica, per avere e soprattutto per dare cultura. Le norme vanno rispettate, ma un Comune vicino alla città deve saperle attuare per rispondere ai bisogni, di tutti.
Ieri centinaia di persone “occupavano” uno spazio pubblico per fare e ascoltare musica, per raccontare e ascoltare storie e parole.
(...)

06 marzo 2011

Lo spot de Il Giornale per Pisapia

Bellissimo articolo de Il Giornale che ci ricorda chi è il nostro candidato sindaco.
Visto che in questi giorni la stampa di sinistra o libera è un po' critica nei confronti di Giuliano ci pensa tale Andrea Indini a ristabilire la parità con un articolo da incorniciare.
L'articolo cita le proposte fatte in Parlamento, anni fa, quando Pisapia era al Governo; si parla di : indulto per i reati degli anni di piombo, il diritto di voto agli immigrati (quanto era già avanti) e pene più lievi per gli spacciatori con i dovuti distinguo.
La proposta di amnistia era in realtà una decurtazione delle pene per chi aveva subito sentenze troppo punitive ai sensi delle leggi in vigore 20 anni dopo.
Il diritto di voto agli immigrati..... sacrosanto, non c'è niente da scrivere in più.
La depenalizzazione dello spaccio era un distinguo caso per caso, come succede in tutta Europa e nel resto del Mondo; ora io non conosco le leggi dell'epoca però conosco quelle odierne: se per caso ti prendono con qualche etto di Ganja e una bilancia la pena parte da un minimo di 6 anni con una multa  di 20.000€, ricordo che il nostro Premier, imputato per induzione alla prostituzione minorile, rischia per quel reato una multa di  5.000€ e una pena di max 3 anni. Quindi, nel Bel Paese, fumarsi un joint è molto peggio che sfruttare una minorenne, questa è la realtà.

04 marzo 2011

Pisapia alla Camera dei Deputati il giorno della sfiducia a Prodi nel 1998

Giuliano Pisapia: "Signor Presidente, colleghe e colleghi, se in questo momento per molti così drammatico dal punto di vista umano e politico penso alle prime sedute di questa Assemblea mi viene un nodo alla gola.
Tante erano le speranze ma anche gli impegni; forte era la volontà ma anche la possibilità di effettivo cambiamento. Certo, eravamo tutti consapevoli che, di fronte alla disoccupazione dilagante, ad un’economia disastrata, alla richiesta di maggiore giustizia sociale i tempi, dopo decenni di malgoverno, non potevano essere brevi; ma eravamo anche convinti che era possibile, anzi era necessario, dare fin da subito segnali forti che tramutassero i bisogni e le speranze in riforme e prospettive concrete di rinnovamento.
Era possibile insieme, tutti – centro-sinistra e sinistra, Ulivo e rifondazione, con le nostre anime diverse, con il nostro rappresentare segmenti diversi della società -, far crescere il paese e la fiducia degli italiani nella possibilità di un vero cambiamento riformatore. È dunque con un crescente senso di angoscia che oggi mi ritrovo a prendere atto di un’amara realtà. Meno di trenta mesi sono bastati a dissipare un patrimonio che aveva valore inestimabile, quello costituito dalla fiducia che la gente ci aveva accordato.
Certo, in questo periodo difficile e travagliato siamo riusciti ad entrare in Europa, a raggiungere importanti obiettivi economico-finanziari; non è poco, e rifondazione comunista, tutta e unita, ha fatto la sua parte per raggiungere questo obiettivo. Ma questo non poteva e non può bastare. La gente, la nostra gente, l’Italia che lavora, i giovani che meritano una scuola migliore e una prospettiva per il futuro, i disoccupati che da noi aspettavano delle soluzioni, i malati non abbienti che ancora pagano il ticket sul loro sacrosanto diritto ad avere garantita la salute, sono scontenti; peggio, sono disillusi: troppo poco è cambiato, troppo poco ha inciso nella vita di tutti i giorni un Governo che voleva dare forti segnali di cambiamento.
Il Governo non è riuscito a dare spazio alla grande progettualità. Ha rinchiuso se stesso dentro la gabbia di una buona, onesta ma modesta amministrazione. E non è vero, cari colleghi e amici, quello che molti cercano di addebitare a rifondazione comunista. Non è vero che non abbiamo compreso che la strada della sinistra in questo contesto, ad un passo dal 2000, dall’integrazione europea, dalla globalizzazione mondiale, non poteva oggi che essere la strada di un vero e sano riformismo.
Per questo, al di là del nostro programma, ci siamo limitati a richiedere una seria politica di riforme, non solo economiche e monetarie ma anche politiche e sociali. Non è stata dunque rifondazione a non aver fatto la sua parte. Se oggi ci troviamo qui con l’angoscia per quello che sarà, con la consapevolezza della possibilità di una lacerazione tra le forze di sinistra, con la paura di una virata a destra della politica italiana, la responsabilità non è dei parlamentari di rifondazione comunista, che hanno mostrato per oltre due anni ragionevolezza, pazienza, prudenza. Altri hanno deluso le speranze.
Oggi, però, siamo di fronte ad una scelta difficile dopo una divisione dolorosa, una scelta forse decisiva per il paese: che cosa accadrà – mi chiedo e mi chiedono – se cade questo Governo, che ne sarà di quei modesti passi che comunque abbiamo fatto? Che ne sarà della speranza di cambiamento di quanti ci hanno dato fiducia?
Prima di decidere come votare, ho parlato con quanta più gente ho potuto, con molti di coloro con cui, soprattutto nell’associazionismo e nel volontariato laico e cattolico, ho lavorato per tanti anni, persone che, insieme ai militanti di rifondazione comunista, hanno voluto che li rappresentassi in questo Parlamento. Il messaggio che ho recepito, pur con forti dubbi e con ancor più forte rabbia, è che in questo momento non si può disperdere il mandato che la maggioranza degli italiani ci ha voluto affidare.
È con grande sofferenza e con il massimo rispetto per l’analoga sofferenza di chi ha maturato scelte differenti alle mie che mi accingo ad un gesto ispirato al senso di responsabilità e alla volontà di impedire che le lacerazioni a sinistra e tra sinistra e centro-sinistra diventino insanabili. Voterò quindi la risoluzione della maggioranza ma, per quanto mi riguarda, questo voto non significa, non può significare, non significherà mai un appoggio a chi vuole dividere la sinistra, a chi pensa e spera di isolare chi intende rappresentare le stanze e i bisogni degli emarginati, degli strati più poveri e della società. Cari colleghi, si poteva e si doveva fare di più; per quanto mi riguarda, non intendo arrendermi."(Applausi di deputati del gruppo di rifondazione comunista-progressisti e dei deputati dei gruppi dei democratici di sinistra-l’Ulivo, dei popolari e democratici-l’Ulivo, di rinnovamento italiano e misto-rete-l’Ulivo – Congratulazioni).

18 febbraio 2011

Il partigiano Pisapia

Giuliano Pisapia torna a parlare per difendersi dall'ennesimo caso che travolge il Pio Albergo Trivulzio.
Nella lista di persone che hanno avuto agevolazioni negli affitti delle case spunta il nome della compagna di Pisapia, Cinzia Sasso.
Dopo la rivelazione della lista partono le accuse e le spiegazioni: l'affitto era stato disdetto da più di 2 anni, la macchina del fango bla bla ecc.
Capisco che per alcuni, la destra in particolare, questa è l'occasione per colpire la campagna elettorale di Giuliano, però obiettivamente questa storia non è niente di trascendentale.
Mi piacerebbe che il nostro candidato sindaco sia più presente in questo periodo fondamentale per intercettare i voti degli astensionisti, quindi che sia più attento ai problemi della città e meno al can-can mediatico.
Dopo la vittora alle primarie si è persa quella spinta, quella voglia di cambiare la città.
C'è stata l'assemblea con Bersani , i ritrovi per la raccolta fondi e altre apparizioni sempre al chiuso. Manca fortemente la presenza in strada.
Mancano i distinguo e le prese di posizioni per la vendita dei mercati comunali al coperto, l'abbattimento degli orti dei pensionati a Lambrate, la chiusura del teatro Smeraldo a causa dell'infinito cantiere per i parcheggi sotterranei (ennesimo flop della giunta Moratti), i privilegi che concede il prefetto Lombardi alle mignotte del premier, il lavoro meticoloso e puntiglioso dei poliziotti che hanno svolto le indagini per il Rubygate.
Insomma, sono tutte cose che portano voti, s'intercettano le persone astensioniste o svogliate o anche schifate dalla politica perché nessuno non dice mai una parola a loro favore.
Poi ci sarebbero questioni più di sinistra, il problema dei decibel nei concerti che si tengono a Milano, i centri sociali che chiudono, i giardini dove si ritrovano i ragazzi che vengono recintati, il registro per le coppie di fatto, la moschea  ecc.
Queste forse sono questioni spinose che portano meno voti ma che vanno comunque discusse.....
Il mio candidato sindaco dev'essere più partigiano e meno salottiero.

09 febbraio 2011

La Moratti dimentica di aver svenduto la fibra ottica

Giuliano Pisapia
Si rimane esterrefatti ad ascoltare le parole del Sindaco sulla fibra ottica milanese.
Sono passati solo quattro anni da quando la Moratti diede il via libera formale alla vendita della fibra ottica perché definita in consiglio comunale “non strategica”.  
 Da quella vendita le casse dell’allora Aem hanno ricavato appena 30 milioni di euro. Oggi chi l’ha comprata la sta rivendendo a cinque volte di più. Queste sono risorse venute meno al bilancio pubblico.  
 L’opposizione si era battuta perché la giunta Moratti non commettesse un simile errore, ma come spesso è avvenuto in questi cinque anni non c’è stato verso di prendere una decisione condivisa per il bene della città

11 gennaio 2011

PD: I don't know what you want to do.

Io non sono a conoscenza del bilancio monetario del Pd milanese, magari sono in ordine e non presentano buchi o errori, però  il Pd locale ha somatizzato le primarie e la vittoria di Pisapia al posto di svoltare e puntare a Palazzo Marino.
Ormai è certo: il PD a Milano vuole perdere.
Io, che ho vissuto a Milano con sindaci squallidi come Pillitteri-Borghini-Formentini-Albertini-Moratti, ho la fortuna di poter votare un candidato serio come Giuliano Pisapia che ha vinto le primarie contro (e dico contro perché, a questo punto, è appurato che al Pd, di Milano, non frega un cazzo) uno svogliato Boeri, mi ritrovo a constatare la totale mancanza di spinta propagandistica per questa candidatura.
Non mi riferisco al vociare romano che reputa Pisapia troppo di sinistra (sic!), mi riferisco al PD milanese che parla di fantomatiche liste civiche dalla dubbia utilità, tergiversa e gigioneggia, eppoi vado a dare una sbirciata al sito del partito e di alcuni circoli e cosa vedo....... NULLA, neanche un banner con scritto "Vota Pisapia" o "pisapiaxmilano", per non parlare delle officine per la città istituite dal comitato pro Pisapia.
Merde, voi pensate solo alle poltrone, ripigliatevi branco di sfigati, io altri 5 anni di Brichetto non li voglio.

06 gennaio 2011

Mani bucate a Milano

Leggo il post "Il buco nero del Piddì milanese" e mi domando come sia possibile tutto ciò soprattutto considerando la mole di fondi che possiede la Moratti in Brichetto.
La sciura usa fondi pubblici per pubblicizzare le poche iniziative intraprese dal comune o tutt'al più se le inventa di sana pianta, senza considerare i soldi di famiglia che usa per finanziare la campagna elettorale.
Visto la situazione di svantaggio da cui parte il centrosinistra, perché si sprecano i soldi senza che nessuno si prenda le responsabilità di certe scelte scellerate?
Al di là del giudizio su questa stirpe di imbecilli capaci solo di fare buchi di cassa senza finire a spazzare cessi come accadrebbe in qualsiasi azienda, vorremmo cogliere l’occasione per porre un problema serio. Qui la campagna di Giuliano Pisapia non sta decollando anche per una incredibile, illogica, indegna, inaccettabile mancanza di soldi.

18 novembre 2010

Quelli che remano contro Pisapia

Giuseppe Fioroni
"Continuare a sostenere l'alleanza che parta da Ferrero a o da Vendola è come dare l'alibi al Terzo polo per non scegliere di dare vita a una coalizione in grado di mandare a casa Berlusconi"
Massimo Cacciari
Albertini vorrebbe la desistenza di una parte del Pd...

"L'unica cosa certa è che Pisapia non può vincere"
Il Pd deve valutare la discesa in campo di Albertini?
"Io l'avevo proposto in primavera. Questa è stata una batosta. E le sconfitte quasi mai portano buoni consigli"
Mariapia Garavaglia
 Se questo terzo polo ipotetico candidasse Albertini, lei cosa direbbe?Se ci fosse un pezzo di Pd, o almeno l'astensione del Pd, direi certamente sì.
Quindi ci potrebbe essere un patto di desistenza?
Se serve a vincere a Milano, per un partito che vuole essere nuovo e moderno e non guardare i metodi del passato, sarebbe una bella occasione. Forse potrebbe essere l'occasione per fare del Pd il partito nuovo. 
Emanuela Baio
No a Pisapia, sì ad Albertini, come ha detto la Garavaglia?

Non significa che dico no o sì a chi ha vinto le primarie. Ma bisogna fare un'analisi profonda: Pisapia non era il candidato del Pd. Vogliamo analizzare il voto e capire come comportarci. Questo è doveroso.
Le rifaccio la domanda: lei voterebbe Albertini?
Io sono brianzola. Le rispondo che politicamente la domanda è mal posta. Il punto non è voto questo, voto quest'altro. Bisogna individuare il candidato giusto, questo è il punto.


Questa è una breve lista di chi ha criticato Pisapia dopo la vittoria alle primarie.
Purtroppo si tratta di fuoco amico, questi personaggi sono tutti del Pd.
L'idea del terzo polo dovrebbe venire in mente all'Udc o a Fli, non di certo ai senatori di quel partito che ha promosso l'iniziativa delle primarie.
Come possono pensare che i cattolici di sinistra possano preferire Albertini (quello che ha sfilato in mutande per Armani) a Pisapia (avvocato difensore spesso dei più deboli) ?
In che modo Boeri avrebbe potuto battere la Brichetto se non è neppure riuscito a spuntarla alle primarie?
Come potrebbe un elettore milanese di sinistra votare il sindaco che ha sottoscritto per primo i derivati finanziari?
Come può Albertini raccogliere il consenso della sinistra se ha vietato il gaypride e ha ridotto il sottosuolo di Milano a una groviera con parcheggi sotterranei mai finiti con costi decuplicati negli anni?

Ben venga il terzo polo, ma senza esponenti del Pd, se proprio ci tengono possono seguire la Binetti.

17 novembre 2010

Pisapia: considerazioni finali


(...)Ha tuttavia senso parlare di vincitori e vinti in questa situazione? Ha senso che dei dirigenti propongano le proprie dimissioni a causa di un'elezione primaria?
A differenza delle elezioni reali, nelle quali chi perde ha il diritto ed il dovere di fare opposizione al vincitore, le primarie servono a stabilire chi, all'interno della stessa parte politica, dovrà avere il compito di sfidare gli avversari. Per fare un paragone sportivo, le primarie sono assimilabili ai temibili trials statunitensi, le selezioni che determinano la composizione della squadra olimpica a stelle e strisce. L'interesse comune di tutti gli organizzatori dovrebbe pertanto essere ottenere la squadra migliore, la squadra più competitiva per gareggiare e vincere contro il centrodestra.(...)
I cittadini chiamati a votare alle primarie, tuttavia, hanno espresso una preferenza tra nomi e programmi accettati indistintamente, pur ciascuno con le proprie preferenze, da tutto il centrosinistra. La disposizione dei partiti intorno ai candidati non è e non dovrebbe essere veicolante per il voto. Prova ne sia il fatto che, mentre partiti che si fanno bandiera della politica dal basso erano incentrati su un unico candidato, il partito notoriamente più d'apparato forniva sostenitori a tre candidati su quattro, pur avendo fornito l'endorsement ufficiale ad uno solo di questi.
In cosa consiste la sconfitta per il PD, quindi? Nel fatto che è stato preferito un altro candidato? No di certo: meglio eventualmente vincere con Pisapia che perdere con Boeri, visto che Pisapia ha dimostrato alle primarie di avere più chance.
La sconfitta del PD è allora programmatica? I cittadini, in fondo, hanno scelto un programma ed un candidato sui cui SEL, e non il PD, aveva messo il proprio marchio. Eppure la regola di base delle primarie è che chi perde sostiene chi vince: logica conseguenza della cosa è che le varie opzioni debbano essere sufficientemente ben viste da tutte le parti in causa da evitare sfilamenti post-sconfitta. Il programma di Pisapia, pur non essendo il programma del PD, è comunque un programma che il PD riteneva sufficientemente positivo da poter essere preso a programma ufficiale della coalizione.
La sconfitta del PD sta quindi nel voler vedere la situazione come una sconfitta, ovvero nell'immagine del "Davide" SEL che atterra il "Golia" PD per la seconda volta dopo le primarie pugliesi, e ponendo così le basi per altri colpi a Bologna, Torino e Napoli nei prossimi mesi. Dimenticando che le primarie servono a trovare il candidato migliore, non quello promosso da questo o quel partito. Ignorando la differenza tra le primarie e le vere elezioni. 
A questo punto, perché non evitare del tutto le candidature ufficiali di partito? Perché non lasciare liberi dirigenti, militanti e simpatizzanti di mettere a disposizione strutture, tempo e mezzi ciascuno per il candidato che ritiene più degno? Perché, nell'ottica di realizzare una vera politica dal basso, i partiti non restano alla porta ad ascoltare, limitandosi a fornire i mezzi affinché la società possa esprimere al meglio le proprie indicazioni?

Fotografia della città al voto: Pisapia ha sconfitto Boeri con quasi 3.500 preferenze. Sono oltre 5 punti percentuali. Che diventano quasi 12 (il 45,3 per cento contro il 33,8) in zona 1. Vittoria schiacciante. Nel quartiere dei salotti, della buona borghesia, dei redditi più alti. Lo stesso in cui Valerio Onida ha raggiunto il suo risultato migliore (il 19,9 per cento rispetto alla media del 13,41) e l'affluenza è stata massiccia: se il totale degli elettori delle primarie è sceso rispetto al 2006 (67.499 contro gli 82.496 di quattro anni fa), in centro il dato è rovesciato: dagli 8.314 votanti per Ferrante, Fo, Moratti (Milly) e Corritore, agli 8.991 per Onida, Sacerdoti, Pisapia, Boeri. A mezzogiorno di domenica, rispetto alla stessa ora di 4 anni prima, i votanti del centro erano addirittura raddoppiati.
Calano, invece, gli elettori di tutte le altre parti della città. Nella zona 2 - che comprende anche via Padova - sono scesi di oltre 2.600 unità (arrivando al 66,74 per cento del totale di quattro anni fa). Anche qui - nonostante la tavolata multietnica di Boeri - ha vinto Pisapia. Di quattro punti percentuali.

Il distacco tra i due aumenta nella zona 3 di Città Studi (picco più alto di Pisapia al 47 per cento contro il 37,3 di Boeri), un po' meno nella 7 - De Angeli, San Siro, Baggio - dove la sfida è finita con il 43 per cento di Pisapia e il 42, 1 di Boeri. Solo ad Affori, Bovisa, Niguarda (la zona 9, dove il Pd ha un importante serbatoio di voti) - secondo i dati «non definitivi» forniti dalla Commissione elettorale - l'architetto ha battuto l'avvocato. Di pochissimo: 3.387 voti a Boeri e 3.367 a Pisapia. Si tratta di venti preferenze. E di duemila elettori in meno rispetto alle primarie 2006.

Pisapia? Ja, danke
Toni accesi fuori e dentro il Pd. Remissioni dei peccati e dimissioni dei Penati. Posso permettermi, nel mio piccolo, di consigliare a tutti di non esagerare? Perché va bene la delusione e l'amarezza, ma sembra che abbiamo perso i Mondiali, che sia il giudizio universale, la valle di Giosafat, il punto di non ritorno.
Così discesi del cerchio primaio... Animi esacerbati. Chi ha vinto sfotte il Pd e spiega che è tutta colpa della politica nazionale (anche Vendola è caduto in tentazione, oggi, su Repubblica). A me pare che gli elettori potessero scegliere e abbiano scelto. Qualcuno, nel Pd, ha votato Onida, qualcuno Pisapia e molti hanno scelto Boeri. Non hanno tutti seguito le indicazioni del partito (questo è il punto) ma hanno votato tre persone perbene (anzi, quattro, perché c'è anche l'1% di Sacerdoti). E tutti dicevamo che erano tre (anzi, quattro) figure di pregio, che avrebbero collaborato in vista delle elezioni comunali della prossima primavera. Fatemi capire: lo dicevamo solo per cortesia e non era vero? (...)

15 novembre 2010

Per chi suona la primaria


Dalle primarie milanesi, che ieri hanno incoronato Pisapia candidato sindaco del centrosinistra, partono tre messaggi e un avvertimento.

Il primo messaggio è a chi legge la politica di oggi con gli occhi di ieri. Perché le cose cambiano velocemente. I vecchi schemi saltano, gli immaginari si mescolano e gli stereotipi cadono come birilli. La sinistra-sinistra ha in Puglia il viso di un ragazzo di Terlizzi, a Milano quello di uno stimato professionista. Sarebbe un errore imperdonabile non vederlo. 
Il secondo messaggio è ai milanesi. Oltre la sbornia quotidiana del ghe pensi mi, oltre la vis popularis del Carroccio, anche a sinistra c’è ancora una politica che si sporca le mani in mezzo alla strada, che ha la forza di fare battaglie ideali, che cerca la carne viva dei cittadini. E’ una buona notizia per tutti.
Il terzo messaggio è a Letizia Moratti, e per conoscenza al capo del Pdl. Con la candidatura di Pisapia tutto lascia pensare che nel capoluogo milanese si andrà a votare con tre poli. Magari con la discesa in campo di Albertini, figura molto amata in città. La destra berlusconiana, che considera Milano suo territorio acquisito, stavolta rischia grosso.
L’avvertimento, se ne ce ne fosse ancora bisogno, è al Pd. Per l’ennesima volta le consultazioni delle base elettorale del centrosinistra premiano il candidato considerato di “movimento” su quello ritenuto di “apparato”. Dopo la Puglia, dopo Firenze, dopo Milano, il Pd dovrebbe decidersi a fare molto meno casino all’interno e un tantino più di movimento all’esterno. Altrimenti rischia di essere ricordato come il partito che con le primarie gioiosamente nacque, e con le primarie precocemente si spense.

C'è un po' di maretta all'interno del Pd, si vociferano le dimissioni dei vertici milanesi, io dico di tenere lo status quo fino alle prossime elezioni in modo da garantire a Pisapia tutto l'aiuto possibile.
Per battere la sciura Brichetto ci vuole anche un Pd compatto visto che non bisogna assolutamente ripetere l'esperienza del Lazio con la Bonino poco sostenuta dal Pd regionale.

14 novembre 2010

Pisapia vince e convince

 Giornata uggiosa a Milano, pioggia e freddo come nella Londra di Ken Livingstone soprannominato Ken il Rosso.
Giuliano Pisapia vince le primarie di misura su Boeri e questa è una grossa soddisfazione.
L'affluenza è stata buona, circa 69.000 partecipanti (considerando il raddoppio della quota di partecipazione -2€ in tempo di crisi- e le regole più rigide del voto per evitare brogli), e grazie alla macchina organizzativa del Pd la giornata è stata un successo.
Ora bisogna far quadrato intorno al vincitore che deve avere l'appoggio di tutti i partiti del centrosinistra, la Brichetto è nel mirino.
La prima grande vittoria non è la mia, a vincere è innanzitutto la democrazia delle primarie e la vitalità del centrosinistra. Di questo voglio ringraziare tutti i partiti che hanno accettato e reso possibile questa scommessa, a cominciare dal Partito Democratico, che continuerà ad essere la componente principale di un centrosinistra unito e rigenerato da questa bella pagina politica, per sconfiggere insieme le destre, a Milano e nel Paese. E naturalmente Boeri, Onida e Sacerdoti, con i quali c'è stato un leale e proficuo confronto, di buon auspicio per il futuro.
Quella di oggi è la vittoria della politica sull'antipolitica, del dialogo contro la divisione, della responsabilità partecipativa contro il disimpegno cinico ed egoistico. Possiamo dirlo senza incertezze: a Milano qualcosa è cambiato

13 novembre 2010

Primarie di Milano, torna la politica pulita | Gad Lerner

Primarie di Milano, torna la politica pulita | Gad Lerner
Domani Milano potrebbe riservare una grossa sorpresa alla politica italiana.
Qualcosa è cambiato in città, e lo misureremo dal numero dei cittadini che si recheranno alle urne per scegliere il candidato sindaco del centrosinistra in quella che da quasi vent’anni viene considerata la roccaforte inespugnabile del berlusconismo, del leghismo e dell’affarismo. Nell’aria si respira passione civile, voglia di partecipare e, per la prima volta, anche la speranza di farcela. La sfida, resa appassionante dall’esito incerto, è fra “uomini nuovi” ma conosciuti e rispettati (Boeri, Onida, Pisapia) che si contendono i voti in un clima unitario, pronti a sostenersi l’un l’altro fin da lunedì prossimo. Con loro si è confrontata una galassia di comitati di quartiere, associazioni civiche, movimenti del volontariato sociale, galvanizzati dalla possibilità di rispecchiarsi in una leadership di cui condividono valori e programmi. Niente più soluzioni di ripiego da votare tappandosi il naso, figure tecniche o comunque sbiadite, “inventate” per adeguarsi alla cultura dominante.
Il gran borghese Guido Rossi saluta queste primarie addirittura come “un punto di svolta per un nuovo illuminismo ambrosiano”. Ma stavolta a risvegliarsi non pare solo la Milano élitaria dei salotti, nauseata dall’illegalità diffusa e dai litigi che paralizzano i gruppi di potere locali. E’ nelle periferie a lungo dimenticate che gli appuntamenti con Boeri, Onida e Pisapia hanno registrato la partecipazione di migliaia di elettori, molti dei quali fino a ieri propensi all’astensione. Gli stessi comitati di sostegno alle candidature sono stati animati dall’impegno di giovani alla loro prima esperienza politica.
Naturalmente solo il numero dei partecipanti al voto di domani potrà confermare che non si tratti di un’illusione ottica. Furono 72 mila nell’ottobre di due anni fa i partecipanti alle primarie del Partito democratico. Misureremo se, e di quanto, aumenteranno. Ma se questo sussulto civico non è un’impressione, allora Milano potrà rivelarsi laboratorio politico nazionale di un’opposizione che finora non è riuscita a capitalizzare consensi proporzionati al plateale fallimento del centrodestra. Forse davvero la crisi istituzionale e la disistima nei confronti della classe politica possono trovare un antidoto nella rinascita di una democrazia dal basso che si nutre di partecipazione e ascolto.
Il braccio di ferro tra potentati che ha paralizzato l’Expò 2015, lo scandalo dei rifiuti tossici mai smaltiti, il crac degli immobiliaristi cui la politica locale si è legata mani e piedi, la falsa emergenza rom, gli insulti al cardinale Tettamanzi, la rissa nelle Asl e l’infiltrazione della criminalità organizzata, suscitano un moto di ripulsa generalizzata nella cittadinanza. Neppure negli anni di Tangentopoli Milano si era mai ritrovata preda di un tale degrado culturale, pagato con la crescita delle disuguaglianze sociali e l’impoverimento del suo tessuto urbano. Lo sanno bene anche Berlusconi, Bossi, Formigoni e La Russa che, se potessero, indicherebbero volentieri un candidato sindaco alternativo all’impopolare Letizia Moratti. Lo ha capito anche Fini, che non a caso ha convocato il primo congresso di Futuro e Libertà proprio a Milano nel prossimo mese di gennaio, sognando nel frattempo di convincere l’ex sindaco Gabriele Albertini a una candidatura “terzista” che difficilmente giungerebbe al ballottaggio, ma che potrebbe sancire la sconfitta di Berlusconi e Bossi nella loro capitale.
Milano scopre così di non essere necessariamente terra straniera per la sinistra. Al contrario, ricorda di essere stata la culla del socialismo riformista che l’ha amministrata con giustizia sociale nei decenni della modernizzazione grazie a sindaci della levatura di Antonio Greppi, Aldo Aniasi, Carlo Tognoli. Del resto già nelle ultime elezioni provinciali e regionali la destra vi ha prevalso solo per poche migliaia di voti, anzi, nel perimetro comunale nel 2008 Filippo Penati sopravanzò il berlusconiano Guido Podestà.
Ora i milanesi delusi dal fallimento della destra, in quella che avrebbe dovuto diventare la sua città modello, scoprono la possibilità di un’alternativa dal basso. Si chiama democrazia partecipata, ha già dimostrato di saper promuovere personalità autorevoli e indipendenti. Domani Milano potrebbe lanciare un segnale di riscossa della politica pulita, alla quale ci eravamo disabituati

06 novembre 2010

Il rush finale di Giuliano Pisapia.

“Milano sta morendo”. Il motivo della scelta di Giuliano Pisapia di candidarsi alle primarie sta tutto in questa premessa: “Gli indicatori Ocse dicono che siamo agli ultimi posti nelle classifiche europee: Milano era la città dell’accoglienza, ora è caratterizzata da egoismo ed esclusione. Qui si trovava lavoro, ora non c’è più sviluppo. E nemmeno luoghi di aggregazione”. La responsabilità di questa decadenza, secondo Pisapia, va cercata nei vent’anni di governo del centrodestra. Ma fino all’esito delle primarie del 14 novembre, la rivalità, più che sull’asse Pdl-Lega, si concentra sugli altri competitor della corsa tutta interna alla coalizione. E allora che cosa differenzia Pisapia da Stefano Boeri? “Le differenze – risponde – sono evidenti. Basta guardare ciò che si è fatto in questi decenni. Io ho sempre partecipato alla vita politica della città. Sono sempre stato presente accanto a tanti che si sono battuti per temi e valori che dovrebbero essere di tutti”. Perché allora il Partito democratico ha scelto di sostenere Boeri? E’ corretta questa presa di posizione? La risposta evita frizioni dirette con il Pd, ma non risparmia una stoccata: “Ogni partito ha diritto di dare le proprie indicazioni. Quando però si elimina la par condicio, rifiutando di fornire gli elenchi di nomi dei potenziali votanti, si rischia di falsare la corsa. Su questo sono d’accordo con Onida. Non lo appoggio, invece, quando dice che i partiti non dovrebbero prendere posizione”. La parola d’ordine di Pisapia è partecipazione: “I cittadini non devono più essere dei sudditi”. Quando si parla di trasparenza, però, non si può non parlare degli interessi mafiosi sugli appalti, specialmente in questi anni che precedono l’evento-Expo. “Si può fare qualcosa di concreto, ma forse per Expo siamo già in ritardo. Fondamentale è la ricostituzione di una vera commissione antimafia. Ma a condizione che abbia reali poteri di controllo e verifica su appalti e subappalti”. Se Pisapia diventasse sindaco di Milano, avanzerebbe due proposte: microcredito garantito dal comune ai giovani per favorire l’occupazione. E poi i diritti civili. “Su questo tema – conclude Pisapia – la città si è sempre mostrata all’avanguardia: è ora di costituire un registro delle unioni di fatto, per dare diritti a chi non vuole o non può contrarre matrimonio”.

24 settembre 2010

Pisapia: basta divieti e cancelli la città si governa con il sorriso

Pisapia: basta divieti e cancelli la città si governa con il sorriso - Milano - Repubblica.it
LA VIVIBILITA' (Milano può chiudere a mezzanotte? E' giusto che i mezzi pubblici si fermino di notte e che vi sia il divieto di alcol per i minori di 16 anni?). A Milano le cancellate di Riccardo De Corato e delle giunte di centrodestra non hanno mai risolto i problemi. Il taxi rosa per la Moratti è stata un´operazione d´immagine, la maggior parte delle donne non sa nemmeno della sua esistenza. Milano è sempre stata capace di accoglienza, di apertura, di tolleranza. Nella sua ottica colpevolizzante e repressiva, il centrodestra ha inventato cancellate, recinti, divieti e coprifuochi. Il coprifuoco c´è in periodi di guerra, a chi fa la guerra il sindaco di Milano? Ai giovani? Agli anziani? Ai milanesi? Se diventerò sindaco farò di tutto per non cancellare gli aspetti più vivi della città. Io credo che si possa e si debba governare col sorriso, mirando a un consenso che viene dall´autorevolezza e non dal terrore.

LA CASA (Che fare contro gli affitti esorbitanti? Va bene dare a canoni agevolati gli edifici comunali sfitti per combattere il caro casa?). Milano non è una città per giovani. Ma poiché una delle sue ambizioni irrisolte è quella di essere una città universitaria, il Comune potrebbe fare moltissimo per attrarre gli studenti. Invece c´è un numero incredibilmente alto di appartamenti sfitti e inutilizzati. Il problema non è aumentare il numero di metri cubi costruiti, ma avere una politica della casa che tenga conto delle esigenze reali della popolazione. Dico questo perché la mancanza di posti letto per universitari fa di Milano una città inadeguata rispetto alla richiesta degli studenti. I grattacieli non sono alla loro portata. Il caro affitti colpisce anche le coppie giovani e i ragazzi che non riescono a uscire dalle case dei genitori. Il Comune deve fare una politica di affitti agevolati mettendo a disposizione i tanti immobili di sua proprietà. Dobbiamo evitare che le giovani generazioni abbandonino la città.

LA RICERCA (Come ovviare alla distonia fra il percorso formativo della scuola e il mondo del lavoro? Come attrarre più studenti dall'estero?). Milano deve porsi alla guida dell´innovazione, della ricerca scientifica, della cultura. Di qui deve partire un segnale di ripresa. In questi ultimi anni sono partiti i migliori cervelli per arricchire la ricerca internazionale. Ma qui ci sono i centri più avanzati della ricerca per la lotta contro il cancro, qui il Politecnico ha sfornato le energie migliori per il progresso tecnologico. Tutto questo patrimonio sembra essere ignorato e osteggiato dal governo della città. Bisogna invertire la rotta perché la ricerca si traduce in posti di lavoro reali e concreti. Gli stage devono essere il collegamento tra il mondo universitario e l´ingresso regolato nel mondo del lavoro.

LA CULTURA (Mancano spazi per i giovani esordienti. Dopo il Piccolo e la Scala cosa c'è? La città si è inaridita dal punto di vista culturale?). Milano è la città della Scala e del Piccolo Teatro, del Cenacolo, dell´Ambrosiana e del Poldi Pezzoli, non può essere solo la capitale della moda e del design. Una giunta comunale deve sapere che la cultura non è solo divertimento o tempo libero ma un investimento per il futuro. Vanno intrapresi progetti di residenza multidisciplinare recuperando spazi che già esistono dove artisti, musicisti e attori possano insieme far emergere la propria capacità di produrre cultura. Chiediamoci perché il Festival della Letteratura è a Mantova quando Milano è la capitale dell´editoria. Lo stesso MiTo, di cui l´attuale sindaco si vanta, ha le sue radici nell´esperienza di "Settembre Musica" di Torino. La risposta è che la città ha perso la guida della politica culturale del Paese.

L´INNOVAZIONE (Come garantire a tutti la banda larga? Come rendere tecnologicamente più accessibili e trasparenti gli uffici comunali?). Il traguardo di allineare Milano con le tecnologie più aggiornate è a portata di mano. L´occasione, straordinaria, è l´Expo 2015. Un centrodestra confuso e assetato di potere parla solo di aree. La vera scommessa, che si rischia di perdere, è che Expo sia una grande occasione per mettere in campo la capacità di innovazione del Paese. Già dal 2011 la città dev´essere la capitale della banda larga, del wifi gratis, deve applicare le forme più avanzate di rapporto tra pubblica amministrazione e cittadini via Internet. La macchina comunale vanta un grande patrimonio di professionalità che va sfruttato e valorizzato, non occorre cercare fuori da Palazzo Marino, come ha fatto Letizia Moratti per accontentare amici e conoscenti.

14 settembre 2010

Parole, parole, parole…la Milano incompiuta.

Parole, parole, parole… // Giuliano Pisapia
La città delle incompiute fa un altro passo avanti. Anche la linea 4 della metropolitana, tramonta. Avrebbe dovuto partire a giorni, invece diventerà un’altra delle promesse non mantenute e delle occasioni perdute. Se ne riparlerà nel 2011. E per allora speriamo di esserci noi, a palazzo Marino.

Perché questi amministratori del centrodestra sono tutti uguali; dicono orgogliosamente di essere “i sindaci del fare” e invece non fanno un bel niente. Bisogna ricordare che il metrò che dovrebbe collegare Linate con la città era stato vagheggiato e promesso già dal sindaco Albertini. Lo stesso che adesso critica la signora Moratti. E se la critica lui, mi chiedo cosa dovremmo dirne noi.

In realtà questi sindaci non fanno le grandi e nemmeno le piccole cose.

Penso, per cominciare dal grande, alla Biblioteca Europea. L’area della vecchia stazione di porta Vittoria è una spianata a cielo aperto. La proposta di delibera è del 2007, e tre anni dopo tutto è lettera morta. Avevano promesso che sarebbe stata il nostro Centre Pompidou, che avrebbe superato la Biblioteca di Alessandria, che sarebbe stato uno dei progetti qualificanti del 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Solo chiacchiere.

Ma anche nel piccolo: sono passato in viale Gabriele D’Annunzio, ho affiancato la Darsena. Anche lì tutto è fermo: ogni qualche mese il Comune fa pulire la zona – derrattizzare, soprattutto -spende un sacco di soldi e poi torna il degrado. Tutto è fermo. Tutto, a Milano, da troppo tempo è sempre fermo. Gli amici di Berlusconi, quelli che dovevano essere i campioni del fare, solo una cosa hanno fatto: diventare Milano la capitale delle incompiute.

pisapiaxmilano.it

04 settembre 2010

Gad Lerner: stimo Boeri ma appoggio Pisapia 

Milano: stimo Boeri ma appoggio Pisapia | Gad Lerner

Che un bravo architetto come Stefano Boeri si candidi per un incarico politico di grande responsabilità come la guida dell’amministrazione comunale milanese, è senza dubbio una buona notizia: il segnale che la città avverte davvero il bisogno di cambiare classe dirigente, anche nei suoi ceti professionali che in passato ritenevano di poter trarre giovamento dalla destra che governa Milano ormai quasi da un ventennio. Ritengo però che la competizione per Palazzo Marino in primavera sarà durissima, zeppa di implicazioni politiche e culturali oltre che amministrative. Si tratterà di fare i conti con il berlusconismo, il leghismo e Comunione e Liberazione, oltre che con la modestia dell’operato di Letizia Moratti. Lo scontro sui temi della giustizia sociale, delle disuguaglianze in crescita e della legalità sarà duro e io, da iscritto al Pd, con molto rispetto e simpatia nei confronti di Boeri, continuo a ritenere che abbia maggiori chances di riuscita un “duro” come Giuliano Pisapia, eccellente professionista ma insieme dirigente politico in grado di richiamare militanza intorno a sè.

30 agosto 2010

Giuliano Pisapia vs Letizia Brichetto

L'avvocato è l'unico in campo, al momento, per le primarie del centrosinistra.

Giuliano Pisapia:«Stiamo perdendo tempo. Ma Letizia è battibile»

«Sempre più milanesi sono delusi da vent'anni di governo di centrodestra». I cento punti? Lettera morta.

«Dobbiamo stare attenti. La Moratti si sta muovendo bene, recuperando parte del consenso che aveva perso». Giuliano Pisapia, ancora unico candidato sindaco del centrosinistra, lancia l'allarme: «Ho molto rispetto per la discussione interna al Pd. Certo, se durante l'estate fossimo stati di più a contrastare la propaganda del centrodestra, avremmo avuto maggiore forza».

Avvocato, cosa le ha insegnato questo agosto milanese?
«Sono rimasto in città per mantenere l'impegno preso con i tanti che, da diversi ambiti professionali, culturali e sociali, hanno sollecitato la mia candidatura. Mi è servito a capire meglio il disagio di tanti cittadini che durante l'estate, soprattutto nelle periferie, si acuisce. Ci fossero stati più candidati del centrosinistra a presidiare il territorio, ripeto, saremmo stati più forti: intanto, però, abbiamo messo insieme schegge di un programma che vogliamo costruire con tutti».

Il suo giudizio sull'operato del sindaco?
«Basta rileggere i cento punti del suo programma, rimasti praticamente tutti lettera morta. Dove sono la linea 4 e la 5 di metropolitana? Dove sono le «case dignitose per tutti e prezzi accessibili»? Dove sono le metropolitane aperte fino all'1 e 30 di notte e 24 ore nel weekend? Dov'è la consulta per gli stranieri? E la Biblioteca europea? In compenso, il bike sharing è rimasto a metà e sull'Ecopass è stata costretta al passo indietro».

È battibile?
«Sì, anche perché sempre più milanesi sono delusi da vent'anni di governo di centrodestra. Ma deve esserci una forte coalizione e le primarie devono essere momento di confronto e mobilitazione dei tanti disillusi del centrosinistra e di quelli che alle ultime elezioni hanno disertato le urne perché non si sono riconosciuti nei vari candidati scelti dalle segreterie del partito».

Se non vincerà alle primarie?
«Darò tutto il mio appoggio per costruire un programma e una squadra in grado di battere il centrodestra e ridare vita e governo a Milano».

Che sindaco vorrebbe essere?
«Un sindaco cittadino in mezzo agli altri cittadini. Se venissi eletto, mi occuperei anzitutto di casa e lavoro. E comunque starei più in aula consiliare e tra i milanesi che in ufficio».
Excursus su Letizia Moratti:
  • L.Moratti va a cena da Gheddafi, a Roma, per parlare di un gemellaggio tra i ghisa e i vigili libici. La moschea, essenziale per Milano, puo' attendere.
  • Il gip Maria Grazia Domanico nel provvedimento con cui ha archiviato l'inchiesta per abuso d'ufficio, concussione e truffa a carico, a vario titolo, di Letizia Moratti, assolve con queste parole il sindaco : "Si ritiene che le modalità di rimozione dei dirigenti, per quanto censurabili sotto diversi profili, non abbiano travalicato il limite dell'illecito penale". L.Moratti non si scusa per le consulenze d'oro.
  • L.Moratti è in difficoltà con gl'alleati della Lega che vorrebbero come candidato U.Bossi.
  • L'asilo nell'area Montecity Santa Giulia è stato dichiarato inagibile dall'Arpa a causa delle bonifiche effettuate male, L.Morati è stata costretta a far marcia indietro dopo le sue dichiarazioni rassicuranti sulla zona.