Il Presidente Napolitano: «Rispettare il Tricolore è un dovere per chi ha ruoli di governo»
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27 gennaio 2011

Tarocchi: Frattini dà le carte

Ecco la prova, dopo mesi d'indagine, che dovrebbe incastrare Fini.
Peccato che questo foglietto non provi nulla, non c'è scritto niente di nuovo tipo le coordinate bancarie.
Ma Lavitola quanto lo pagano per questo lavoro ?
Soldi spesi male.
Strettamente privata e confidenziale

10 Dicembre 2010

Sig. Franco Frattini
Ministro Affari Esteri,
Piazzale della Farnesina.

Caro ministro Frattini,

facendo seguito alia sua richiesta riguardante Ia questione delle indagini relative alle compagnie Printemps ltd, Tima ra ltd, e Jaman Diretctors ltd.
Abbiamo accluso una copia del memorandum ufficiale rilasciato dal procuratore generale ed a me indirizzato 1 che e stato pubblicato SU diversi giornali internazionali e che ha concluso che il sig. Gianfranco Tulliani era l’utilizzatore beneficiario di dette compagnie.
II contenuto della stesso memorandum e stato rilasciato sui presupposto di essere privata e confidenziale ed e stato rilasciato esclusivamente per usa interno ed informazione. La citata lettera non avrebbe dovuto essere resa pubblica.
Le nostre indagini e il nostro interesse dovuto ai lanci di stampa internazionale riguardavano determinate compagnie registrate sotto Ia giurisdizione di Santa Lucia ed era di interesse peri giornalisti italiani che ne facevano ricerche investigative.
II nostro primario interesse era di assicurare che le predette compagnie ed i predetti agenti fossero in regola con le leggi esistenti e le regale disciplinanti Ia materia de lle compagnie off-shore a Santa Lucia. E’ stata sempre nostra intenzione che l’unico scopo delle indagini fosse di accertare che le compagnie ed i loro rispettivi agenti fossero in regola con le nostre leggi e che si proteggesse Ia reputazione della nostra giurisdizione in materia di società off-shore.
Una volta che questa fosse stato accertato veniva meno Ia nostra intenzione di occuparci ulteriormente delle problematica.
Le indagini e tutte le informazioni ottenute erano autentiche. Gli attuali agenti e i fruitori beneficiari delle Compagnie esistevano in conformità con le nostre leggi ed i regolamenti; di conseguenza il Governo di Santa Lucia ha ufficialmente chiuso le indagini riguardanti le società Printemps ltd, Timara Ltd, e Jaman Directors.ltd e quindi non c’e più alcun ulteriore interesse da parte della nostra giurisdizione su tale materia .
Noi vi ringraziamo per Ia Vostra collaborazione in ta le materia e non esitate a contattarci se possiamo ulteriormente fornirVi assistenza.

Vostro rispettoso

Stephensson King Primo Ministro
Back link: Saint Lucia

13 dicembre 2010

Adotta un’isola! Antigua, per esempio.

Adotta un’isola! Antigua, per esempio | Ines Tabusso | Il Fatto Quotidiano
“Le relazioni tra i nostri due paesi risalgono a molti anni fa, ma sono diventate ufficiali, credo, nel 1985, quando sono stati instaurati rapporti diplomatici, grazie all’interesse dimostrato dagli italiani, che vogliono visitare Antigua e Barbuda, o anche risiedervi ed investire. Questo l’abbiamo verificato nel corso degli anni ed è motivo di gratitudine. Certo, anche il Primo Ministro italiano ha messo gli occhi su Antigua e Barbuda e si è reso conto, beh, che il paese meritava la sua attenzione e, beh, ha una residenza qui…”.
Così Baldwin Spencer, Primo Ministro di Antigua e Barbuda, ha accolto calorosamente il nuovo ambasciatore italiano che gli ha fatto visita lunedì scorso, per presentargli le sue credenziali.
Spencer continua ad amarci e non perde occasione per gridarlo al mondo, nemmeno quando le sue ripetute testimonianze di affetto potrebbero risultare un po’ imbarazzanti. Non ci sono Report e Gabanelli che tengano, la puntata dedicata agli investimenti di Silvio Berlusconi nell’isola non ha avuto echi spiacevoli e non ha sfiorato i sentimenti di riconoscenza per il nostro paese. Le domande e i dubbi formulati da Report non hanno scalfito la fiducia fondata sui fatti, come la riduzione del debito con l’italiana Sace, e sulle promesse, come i finanziamenti assicurati dal Comune di Milano. Per non parlare dei buoni uffici promessi in occasione della conveniente dilazione del debito di Antigua verso altri 19 paesi, concessa a settembre dai membri del Paris Club.
Chris Walker, alla guida della delegazione del Fondo Monetario Internazionale che, nei giorni dal 10 al 17 novembre ha analizzato la situazione finanziaria di Antigua, ha dato atto alle autorità del governo del successo ottenuto nella ristrutturazione del debito pubblico sia interno che estero. Il debito è ancora alto, ma molto meno dell’anno passato e, grazie alla buona performance, Antigua ha già ricevuto dall’FMI una parte dei finanziamenti promessi.
Dice un comunicato del governo di Antigua che Spencer ha espresso il desiderio di ribadire i già stretti legami con l’Italia e che il nuovo ambasciatore ha manifestato gli stessi sentimenti, condividendo l’aspirazione del nostro governo a rafforzare i rapporti e gli investimenti ad Antigua e Barbuda.
Olivieri è stato Capo dell’Unità Tecnica Centrale della Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo. Secondo il quotidiano ‘La Repubblica’, nel febbraio 2003, il suo nome era stato proposto dal ministro Franco Frattini per la posizione di direttore generale (sempre della Cooperazione allo sviluppo del ministero degli Esteri), incarico importante per il controllo nella distribuzione di fondi diretti a vari paesi. Scriveva ‘La Repubblica’, all’epoca, che An ce l’aveva “con il ministro degli Esteri (Frattini, ndr), sospettato dai finiani di “tramare” con Gianni De Michelis per riportare in auge diplomatici legati al Psi” e che “dopo un braccio di ferro nella maggioranza, il governo aveva nominato Giuseppe Deodato”.
Arturo Olivieri era stato invece nominato ambasciatore a Tunisi, a partire dal giugno del 2003.
Dal 26 novembre 2008 fino all’estate scorsa Olivieri è stato alle dirette dipendenze del Direttore Generale per i Paesi delle Americhe con l’incarico di Coordinatore dei rapporti con la Comunità caraibica, il Cariforum e l’Associazione degli Stati caraibici.
Il 28 agosto 2010 il ministero degli Esteri rendeva noto che, a seguito del gradimento del Governo interessato, il consiglio dei Ministri aveva deliberato la nomina di Arturo Olivieri ad Ambasciatore d’Italia a Santo Domingo, capitale della Repubblica Dominicana.
Il 20 settembre 2010 il quotidiano di Santo Domingo Listin Diario scriveva: ”Un documento ufficiale dell’amministrazione della Repubblica di Santa Lucia, nei Caraibi, dimostra che Giancarlo Tulliani (cognato di Gianfranco Fini, ndr) e’ il titolare della Printemps Ltd e della Timara Ltd” (cioè delle due società che avevano acquistato da An l’ormai celeberrimo bilocale di Montecarlo). “El Nacional”, un altro quotidiano di Santo Domingo, pubblicava il documento.
Scriveva ‘Il Fatto Quotidiano’: “Entrambi gli articoli sono targati “Roma”, come se i pezzi provenissero da un corrispondente estero. E l’autore del primo articolo apparso sul quotidiano El Nacional mostra una approfondita conoscenza della politica interna italiana e fornisce precise notizie sulla rottura tra Fini e Berlusconi. Ad esempio i particolari del discorso tenuto a Mirabello con cui Fini ha sancito il definitivo smarcamento dal Pdl. Resta poi un altro dubbio, quanto vale a Santo Domingo uno scoop che coinvolge un politico italiano, per quanto prestigioso, per spingersi a pubblicare la corrispondenza privata tra un ministro e il capo del governo?”
Mistero.
BackLink: Fini-Tulliani, ambasciator non porta pena
                    Antigua

12 ottobre 2010

Giampiero Massolo e Frattini

Frattini Massolo dicembre2008
L'indirizzo da cui è stata spedita la email che chiedeva informazioni su una possibile investitura consolare riguardante Francesco Corallo è l'ufficio del potente diplomatico Giampiero Massolo, amico e collaboratore di Frattini.
Massolo ha una lunga carriera  diplomatica iniziata nel 1978 ed è arrivato all'apice del ministero degli Esteri grazie agli ultimi Governi Berlusconi, non appartiene a nessun partito e ha resistito a tutti i cambi di legislatura a suon di promozioni.
Ecco il testo dell'email:
«Caro Marco, cara Sarah (il primo è Rocca, il console a Miami, la seconda una diplomatica italiana, ndr), è stata sottoposta al segretario generale l'aspirazione del signor Francesco Corallo a candidato quale console onorario a Philipsburg, capoluogo olandese dell'isola di Saint Marteen, nelle Antille Olandesi. Sarebbe opportuno al riguardo avere vostri elementi di massima per poter preparare una risposta. Allego sintesi della questione sulla base delle informazioni raccolte (...)».

Questa e altre email sono oggetto d'indagine da parte della Dea e dell'Interpol e ora sono di competenza dei magistrati italiani in quanto alle email sono seguite minacce e attentati. La trama s'infittisce.


I FATTI Tra maggio e giugno scorso, prima dell’esplosione del caso Fini-Montecarlo, il ministero degli Esteri, rivela Formigli, tentò di nominare Console onorario di Saint Marteen, Francesco Corallo, figlio di Gaetano, il malavitoso catanese amico di Nitto Santapaola, già condannato a sette anni e mezzo per associazione per delinquere.
Per questo furono inviate due mail da un funzionario della Farnesina al Console generale italiano a Miami, Marco Rocca, in cui si chiedevano informazioni su Corallo e si spingeva per la nomina. Il diplomatico si oppose, si vide bruciare l’auto della moglie, infine ricevette una lettera di minacce.

Next Link: Qui le spiegazioni di Giampiero Massolo alla vicenda.

08 ottobre 2010

Francesco Corallo e la marionetta Tulliani

L'affaire Montecarlo non è uno scandalo di second'ordine per silurare politicamente Fini.
Questo bilocale è il simbolo di una politica fondata sul ricatto, sullo scambio di favori e su miliardi di €uro.
Tulliani è solo l'arma di ricatto dei berlusconiani per tenere Fini sotto scacco nel caso in cui si fosse smarcato dalle posizioni governative e partitiche.
Tulliani è solo una marionetta nelle mani di Walfenzao e del suo socio Corallo, persona in cerca d'immunità diplomatica come console nell'isola di St. Maarten.
Questo non è un affare di cucine e bilocali, questa è una storia di concessioni miliardarie, riciclaggio di soldi, bombe e minacce.
L´affaire Montecarlo è nato a Miami. Lì è stato concepito e sempre lì, alla fine, è approdato. Secondo indiscrezioni della Procura romana, nei giorni scorsi sarebbe stato acquisito un rapporto della Dea statunitense, collegata all´Interpol, nel quale si segnala una serie di pressioni per far ottenere la carica di console onorario italiano presso l´isola di San Marteen, altro paradiso fiscale dei Caraibi vicino a Santa Lucia, a Francesco Corallo.
Si tratta del figlio del più noto Tanino, legato al boss catanese Nitto Santapaola, già latitante e condannato a sette anni di carcere per associazione a delinquere. Il nome di Francesco Corallo sarebbe stato suggerito in tre occasioni. Le segnalazioni via mail, con il tempo diventate quasi un ordine, sarebbero partite dalla Segreteria generale della Farnesina nel maggio scorso, due mesi prima che il caso Montecarlo scoppiasse sui giornali.
Destinatario delle pressioni il console italiano di Miami, Marco Rocca.
Nel rapporto della Dea sarebbero state allegate le mail scambiate tra alcuni alti funzionari del ministero degli Esteri italiano e il nostro rappresentante in Florida.
Rocca, stando alle indiscrezioni raccolte, avrebbe sottolineato subito le sue perplessità ad una nomina così poco opportuna. E davanti alle reiterate insistenze della Farnesina avrebbe alla fine opposto un secco rifiuto. Non sappiamo se si tratta di una casualità. Ma leggendo le cronache di Miami si scopre che proprio in quei giorni il console italiano è rimasto vittima di un misterioso attentato. La sua auto è stata avvolta dalla fiamme e la moglie che si trovava alla guida si è salvata per miracolo.
Nei giorni successivi sarebbero giunte al suo telefono altre minacce. A prescindere dalla necessità di nominare un nostro diplomatico sull´isola di San Marteen, non si capisce sulla base di quali valutazioni si sia proposto il nome di un imprenditore noto alle cronache per essere il primo azionista della Atlantis World Nv, società con base alle Antille olandesi, poi trasformata in Betplus, concessionaria al 30 per cento del mercato delle slot machines (introiti di 30 miliardi l´anno) grazie ad un accordo con lo Stato italiano.
Francesco Corallo ha la fedina immacolata. Non ha subito mai una condanna e non è mai stato indagato in alcuna inchiesta. Ma il suo nome è collegato all´affaire Montecarlo. La società di cui è azionista maggioritario è rappresentata a Miami da James Walfenzao. Avvocato e broker internazionale con altre società e referenze altissime a Monaco, Antille olandesi e a Panama, Walfenzao è anche amministratore della Corpag group, cui fanno riferimento la Printemps ltd e Timara ltd, ufficialmente proprietarie dell´appartamento lasciato in eredità ad An e rappresentate a Santa Lucia dall´avvocato Michael Gordon.
L´interesse della magistratura nasce anche dalla mail che Valter Lavitola, direttore dell´Avanti, ha pubblicato sul suo giornale. Nella missiva, l´avvocato Gordon si lamentava con Walfenzao del chiasso italiano nato attorno alle due società che rappresenta e suggeriva di parlarne con il loro cliente «la cui sorella sembra avere forti legami con uno dei due uomini politici coinvolti nello scontro». Il collegamento con Giancarlo Tulliani e quindi con il presidente Fini era evidente.
Talmente evidente da far nascere forti dubbi agli stessi inquirenti sulla genuinità della mail. E´ l´originale o qualcuno l´ha modificata? Gli inquirenti ipotizzano uno scenario diverso su cosa sia accaduto nell´affaire Montecarlo. Per entrare in possesso della casa di Montecarlo in modo discreto, qualcuno degli ambienti del presidente della Camera, non necessariamente "finiano", si affida a Francesco Corallo, già molto vicino all´esponente del Pdl, ex Alleanza nazionale, Amedeo Laboccetta.
Corallo si rivolge a un suo uomo di fiducia, James Walfenzao, il quale costituisce due società off-shore che acquistano e si vendono l´appartamento. Il premio per il lavoro svolto da Corallo è la sua nomina a console onorario di San Marteen.
Nomina che alla fine viene scartata. Con l´ennesima coincidenza in questo giallo: la figlia del console Marco Rocca, Giada, è rappresentante di cinque società che hanno sede nella stessa suite della Corpag group, quella di Walfenzao.
Link precedenti: Walfenzao, la Corpag e Tulliani

05 ottobre 2010

Lavitola & Walfenzao, il porto delle nebbie


Il ministro della giustizia Rudolph Francis è sempre più solo, lui e il suo amichetto Lavitola sono in balia delle smentite e di documenti-patacche creati ad arte.
Il primo ministro dell'isola Sain Lucia e il ministro degli esteri non si fanno vedere o intervistare; Walfenzao invece preferisce far parlare email inverosimili (oltretutto con parecchi errori ortografici e senza nessun riferimento verificabile) per un avvocato della sua caratura, probabilmente è lui la mente di questo mostruoso "pacco" costruito per incastrare Tulliani e Fini.
Quest'avvocato in affari con mister slot machine Corallo per molti milioni di €uro, s'interessa in prima persona di questo bilocale lasciando delle tracce ben visibili con l'aiuto dell'allocco Tulliani che, pensando di aver fatto un buon lavoro d'intermediazione, si presta a questo giochino di cui lui non sospetta nulla.
Dunque la querelle non inizia con l'articolo di fine luglio del Giornale oppure con il blog invernale di Bechis, inizia esattamente con la creazione del partito del predellino e con le prime bizze di Fini che, con riluttanza, accetta lo scioglimento di An per finire dentro la Pdl.
Nel febbraio 2008 viene creato il nuovo partito "Pdl" e nel luglio dello stesso anno viene venduto quel bilocale in quanto il Tulliani dice di aver trovato un cliente, il fatto estremamente strano è che per quella casa si presenta il socio di Corallo, James Walfenzao, con la sua società offshore che incastra il Tulliani offrendogli pure l'affitto della casa.
Il resto è cronaca, Fini si dissocia da Cesare e scoppia il caso mediatico.
Francis e Lavitola diventano amiconi e cadono in continue contraddizioni come le date dell'inchiesta o le motivazioni ( la volontà dell'isola d'uscire dalla blacklist quando, in realtà, è già inserita nella whitelist dell'Ocse).
Dagospia-Il Fatto Quotidiano
Giornalettismo-Il Fatto Quotidiano
Secondo i giornalisti di Travaglio, qualcosa nei comportamenti del responsabile della giustizia di Saint Lucia proprio non torna: perchè ha aspettato l’editore dell’Avanti per parlare?

C’è un momento che divide in due una giornata, racconta il Fatto Quotidiano: è il momento in cui il CESSNA diWalter Lavitola, editore dell’Avanti, atterra a Saint Lucia. Prima di questo momento, infatti, Rudolph Francis, sfuggente ministro della Giustizia dell’isoletta caraibica, si rifiuta in ogni modo di conversare con i giornalisti. Una conferenza stampa convocata per le 9:30 del mattino salta, e il ministro va rincorso per porgli le domande a cui, comunque, non risponde. In tarda mattinata, però, un grosso aereo privato atterra all’aeroporto dell’isola e, sorpresa, dopo poco tempo arriva ai cronisti il messaggio: nuova conferenza stampa fissata per le 16:30.
LA PROVA REGINA – Coincidenze? Il Fatto non ci crede. Perchè su quell’aereo ci sono Walter Lavitola, un suo cronista di fiducia – l’uomo che ha rimediato in Guatemala la presunta email fra James Walfenzao, mente grigia delle offshore caraibica, e i suoi due soci in affari – un cameraman, e una bella ragazza. Convocata la seconda conferenza stampa, il ministro, che prima aveva nicchiato, accennato, si era più volte contraddetto, si fa invece granitico: ogni informazione su Timara e Printemps, società offshore responsabili della movimentazione dell’appartamento di Montecarlo, su cui il governo dell’isola avrebbe intrapreso un inchiesta - pare, addirittura illegittima – è top secret. L’unica domanda a cui il ministro ha voglia di rispondere è quella che gli pone Lavitola: il direttore-editore dell’Avanti “fa riferimento a questa mail fra Walfenzao e Gordon (il referente di Walfenzao sull’isola, costruttore di scatole vuote con sede a Manoel street 10) e chiede al ministro se l’abbia letta. Insomma, se sia quella una delle prove a carico di Tulliani. A questo punto Francis, con telecamere a favore e sorriso accomodante, conferma”. Insomma, della vicenda non si sa niente e niente si può sapere: l’unica cosa che dice il ministro è che ciò che ha in mano Lavitola è una prova decisiva. Strano, no, commenta il Fatto.

04 ottobre 2010

I due tavoli di Mister Walfenzao

(...)Nella storia dell'appartamento di Montecarlo non c'è un semplice ragioniere che segue le pratiche fiscali. No, c'è James W. che ha la casa a Montecarlo, ufficio a Miami, domicilio a Curacao ma anche a Santa Lucia, email a volontà, dipende dal «cappello» (alias paradiso fiscale) apparecchiato per il cliente. James è l'uomo che nel 2008 mette in piedi la struttura societaria (Printemps e Timara con tutta la «famiglia» connessa: Jaman, Jason ecc.) per l'acquisto a 330.000 euro dei 55 mq in Boulevard Princesse Charlotte 14 dove andrà ad abitare Tulliani.
Però James è anche, come noto, il professionista di riferimento di Atlantis World Giocolegale (Awg). Si tratta di un gruppo leader in Italia nelle slot machine e videopoker che farebbe capo a Francesco Corallo. Fino a due anni fa, cioè fino all'elezione in Parlamento, il responsabile in Italia era l'ex finiano Amedeo Laboccetta.
James Walfenzao è in mezzo: Atlantis World da una parte, appartamento dall'altra. Un caso? Un passaparola? Non è una sospettabile coincidenza che l'uomo della holding dei giochi sia lo stesso regista della compravendita di Montecarlo?
È molto esplicita l'email del 6 agosto, rivelata da Lavitola, in cui un preoccupato Walfenzao parla a un collega della «sorella (Elisabetta Tulliani, ndr) del cliente che sembra avere forti legami con uno dei politici coinvolti (Fini, ndr) » nello scontro all'interno della maggioranza. Però manca ancora qualcosa di essenziale: i soldi. Chi li ha messi? E quanti? Se è vero che la casa valeva molto di più non è assurdo ipotizzare che una parte possa essere stata pagata in nero. È anche per questo che si utilizzano le finanziarie off-shore.
PARADISI E CONCESSIONI - Walfenzao è custode anche di un altro mistero connesso. La proprietà di Atlantis World da poco ribattezzata B Plus Giocolegale limited. È un gruppo che vive sulle concessioni dei Monopoli di Stato, gestisce 82 mila slot machine (30% del mercato) oltre a una forte presenza nelle scommesse e giochi telematici.
Il socio di maggioranza è Francesco Corallo, loro dicono. Vero? Andiamo a Londra. Le società italiane sono controllate all'82% dalla holding londinese B Plus Giocolegale (ex Awg). Ma i documenti raccontano che sopra ce n'è un'altra alle Antille olandesi (Walfenzao lì è di casa), e sopra ancora un'altra holding a Santa Lucia, precisamente la Hoshi Okara Corp Limited. Proprio a Santa Lucia.
A questa nebbiosa proprietà lo Stato dà la concessione, che tra l'altro scade il 31 ottobre. Se dietro a tutti questi paraventi c'è Francesco Corallo bisogna crederlo sulla parola. Anche perché da poco la proprietà finale è stata trasferita di nuovo, finendo nel «The Vales Trust», nazionalità ignota. Eppure il business è in Italia e la concessione è pubblica.(...)

02 ottobre 2010

Dubbi su Lavitola e la Mail di Walfenzao

Alcuni pensieri su questa mail:
  • Sono bastati 5 giorni di titoli sui giornali per far vacillare un esperto della finanza offshore che si preoccupa per un interessamento del Corriere alla vicenda, non pare normale.
  • "La sorella del cliente sembra avere forti legami con i politici coinvolti." Cioè un avvocato con anni d'esperienza s'interessa direttamente della compravendita del bilocale senza sapere chi fosse il Tulliani, bastava una ricerca su google e comunque è impossibile che un avvocato così esperto non sappia le parentele del suo cliente.
  • Nel finale della mail Walfenzao sostiene di pensare alle dimissioni, è irreale, prima scrive che non ci sono elementi a suo carico eppoi dice che si dimette, perché?
  • Tulliani è chiamato cliente, vuol dire proprietario o affittuario?
  • La mail è molto informale per essere una missiva tra avvocati.
  • Lavitola quand'è venuto in possesso di questa mail privata visto che s'ingarbuglia con le date,?
  • La spiegazione di Lavitola riguardo alla fonte, una segretaria stressata abbordata da un giornalista ispanico a cui rivela informazioni segrete in cambio di una cena, non è credibile.
  • Altra spiegazione non veritiera è lo scopo delle indagini da parte del governo per far uscire Saint Lucia dalla black list dell'Ocse . Saint Lucia era già nella grey list dell'Ocse e grazie a molti accordi bilaterali è ormai entrata nella white list, gli accordi prevedono scambio d'informazioni solo quando ci sono indagini penali sull''evasione di tasse ma nell'inchiesta c'è solo il reato di truffa aggravata e il governo Italiano non ha chiesto informazioni a Saint Lucia, eppoi mancano gli accordi tra questi 2 Paesi.
  • Perché ha dovuto chiedere il permesso di pubblicare queste informazioni a Berlusconi ?
  •  Ma sopratutto queste sono le indagini sulle offshore più veloci della storia, a tempo di record..

ECCO LA MAIL CHE INCASTRA TULLIANI - VALTER LAVITOLA-AVANTI
Ha ragione l’Espresso: è stato il fuoco amico a indurre in errore Italo Bocchino (i DUE sono in buona fede, abituati a produrre “patacche” come la notizia di Renato Schifani indagato, sono portati a pensare che tutti facciano come loro).Insomma, sono la stupidità, l’invidia, e la pochezza d’animo - proprie degli stupidi che occupano ruoli più grandi di loro - la causa del suddetto errore. Per quanto mi riguarda, non mi sognerei di produrre un fuoco amico uguale e contrario. È una questione di stile. Messo da parte lo sfogo, veniamo ai fatti, così da capire chi realmente bluffa. A fine gennaio di quest’anno, l’Avanti! avvia l’inchiesta (da qui in avanti la definiremo “madre”) pubblicata sugli ultimi due numeri del quotidiano. È un’inchiesta che nasce dalla segnalazione di un mio amico personale (non un giornalista). Mi fa una confidenza. Mi rivela che in una grande città del nord del Brasile, della quale è consigliere comunale (e non faccio il nome né suo né della città in questione perché lì non si scherza), alcuni imprenditori - tra cui un napoletano - hanno comprato una grossa area agricola immediatamente trasformata dal Comune in terreno edificabile. Per questo avrebbero pagato una tangente enorme (come è stato appunto esposto sull’Avanti!). Seguendo questa pista, uno dei nostri collaboratori arriva a Santa Lucia. Qui, in due diverse banche, sono stati versati in contanti 60 milioni di euro. Inizia a raccogliere documenti sulla questione. È facile immaginare che cercando documenti su una connection parzialmente italiana ci si imbatta in altre questioni italiane, soprattutto chi vuole dimostrare di essere efficace come giornalista.A inizio giugno analizziamo le prime carte provenienti da Santa Lucia. Poco prima di ferragosto, mi raggiunge il collega che si occupa di Santa Lucia e Costa Rica. Mi evidenzia che tra la nuova documentazione acquisita vi sono alcuni documenti che riguardano la vicenda Fini-Tulliani. Anche lui, come il resto del mondo, ha visto su internet che sta riempiendo le pagine dei giornali. Mi manda una copia della documentazione via e-mail. È importante. Anzi, importantissima.Ora: se avessi voluto fare killeraggio o sensazionalismo, avrei pubblicato già allora, senza verificare ulteriormente i documenti. Invece no. Abbiamo scrupolosamente continuato a fare verifiche. Nel frattempo, un freelance guatemalteco, in viaggio di turismo a Santa Lucia, conosce una ragazza di colore. Gli racconta di essere stressata: è sotto pressione poiché sta lavorando in un equipe che sta indagando su alcune società collegate a uno scandalo che coinvolge politici italiani ad altissimo livello. Lui chiede a lei una copia delle carte in suo possesso e la ragazza, senza grosse difficoltà, gliela fornisce. Per intenderci bene: non mi risulta che sia stato pagato alcuna ricompensa. È soltanto bravo e fortunato il collega che, grazie a una cena in un posto elegante con una bella ragazza, riesce a ottenere il materiale per uno scoop.Questo freelance prova a vendere il documento, non ci riesce, non so precisamente a chi lo offre. So però che arriva a un altro collega, Antonio Torres, che lo acquista personalmente per poche centinaia di dollari (così almeno dice a me). Il principale quotidiano di Santo Domingo, El Nacional, ha pubblicato la notizia ma non il documento. È stato lui a consentire a El Nacional lo scoop. Aveva dunque ragione a fare l’investimento: ha guadagnato fama, valore della sua firma e anche un discreto contratto con l’Avanti! Svelato il primo mistero.Secondo mistero. Arrivo a Torres semplicemente, lo cerco al telefono dopo che aveva pubblicato il documento. Gli chiedo se ha un contratto in esclusiva e se è interessato a una collaborazione. Mi dà l’ok. Antonio si aggiunge a un gruppo di giornalisti che lavoravano assieme a me all’inchiesta madre. Ci incontriamo pochi giorni dopo. Mi accorgo di avere a che fare con un collega brillante, non un velinaro come è stato definito. Mi è stato chiesto come ho pagato le spese. È semplice: ho investito finora poco più di 30 mila euro, ho recuperato tra le tre e le cinque mila copie al giorno (circa 4 mila euro per 25 giorni). L’esperienza mi porta a contare su una fidelizzazione di almeno il 25 per cento di questi lettori. Chiarito anche il secondo mistero.Terzo mistero. Come faccio ad essere “più veloce della CNN”? Uso il cervello. Il 24 settembre 2010 il ministro L. Rudolph Francis consegna alla stampa un breve comunicato. Si capisce che a Santa Lucia sono nelle fasi conclusive dell’indagine tesa a fare luce sulla questione Timara e Printemps. La mia fonte sull’isola mi dice addirittura che l’inchiesta è di fatto chiusa. Tant’è che il ministro avrebbe avuto notizia della imminente consegna delle conclusioni. Perciò avrebbe convocato una conferenza stampa, poi trasformatasi nella sola lettura di un breve comunicato. Io sono subito partito per il centro America. Giunto a Santo Domingo, mi raggiunge la notizia che il ministro ha convocato una conferenza stampa. Pochi minuti dopo mi viene detto che è soltanto per la stampa locale, ma che certamente avrebbe parlato anche con la stampa italiana presente in forze. Pur di esserci chiedo ad un mio amico, un facoltoso imprenditore la possibilità di prestarmi il suo aereo. Era l’unico modo per arrivare in breve a Santa Lucia. L’aereo, a differenza di quanto è stato scritto, non è del sig. Pignero, né di alcun ministro o ex ministro. È della società di aereotaxi DOM ALIVE. Tra i clienti titolari di pacchetti ore volo sembra vi siano anche il sig. Pignero alcuni ministri ed ex ministri, nonché il mio amico Rogelio Oruna, che ha contribuito al nostro scoop con circa 4 ore volo regalatemi. Ho detto al collega Corrado Formigli di Annozero che ero arrivato con un volo di linea in quanto (i fatti dimostrano che avevo ragione) non volevo alimentare ulteriori leggende. Non sapevo fosse un peccato mortale farsi prestare da un amico un aereo per 4 ore. In ogni caso, mi scuso per la piccola bugia, anzi minuscola. Chiarito il terzo mistero. Quarto mistero. Perché il governo di Santa Lucia fa l’indagine sulle due società Timara e Printemps? Mi viene spiegato in modo semplice da una bravissima collega di Santa Lucia: se un paradiso fiscale non esce dalla lista nera dell’OCSE, le sue società valgono quasi nulla. Infatti, chi acquista una società in un paradiso fiscale lo fa o perché deve riciclare dei soldi, oppure ha necessità di metterli da parte lontano da occhi indiscreti o ancora deve intestare un immobile o anche scaricare dei costi da società nostrane. Ebbene, se le società sono di un Paese inserito nella lista nera, attirano l’attenzione delle forse dell’ordine. Insomma: se si vogliono vendere delle società, e incassare i diritti annuali, bisogna avere un prodotto che l’utente può utilizzare. Elemento essenziale per uscire dalla lista nera è dimostrare con azioni concrete la volontà di assicurare la segretezza solo alle operazioni che non sono in odore di malaffare. Walfenzeo (come gli impongono le norme anti corruzione), nel momento in cui si accorge che il suo cliente è un soggetto “politicamente sensibile”, attiva le verifiche di rito. Infatti, quando bussa alla porta di un gestore di società anonime una persona interessata a farla gestire fiduciariamente, tra le altre cose il gestore deve dichiarare se il suo cliente è un soggetto politicamente sensibile. È una qualifica, questa, che si attribuisce anche a ex politici e a parenti e collaboratori di politici. La mail che oggi pubblichiamo in prima pagina si riferisce esattamente a questo. Chiarito quarto mistero. Quinto mistero. Faccio anticamera assieme agli altri colleghi prima della conferenza stampa del ministro Francis (ho il video e l’audio registrato). Quindi non arrivo a conferenza stampa iniziata, come falsamente ha riportato qualche giornale. Prima di me alcuni colleghi pongono delle domande al ministro. Il monumentale addetto stampa scrive nomi sul foglietto e li mostra al ministro. Questo risponde alla gran parte delle questioni quasi sempre con un sorriso. Quando viene il mio turno, si verifica la stessa, identica procedura. Alla mia domanda sulla mail (ovvero: se fosse uno degli elementi essenziali dell’inchiesta) il ministro mi ha risposto con un no-comment. Chiarito quinto mistero.Alla fine della conferenza stampa vado via rapidamente. Avevo organizzato una riunione con i “miei” per fare il punto. I colleghi presenti mi chiedono di aiutarli a capire. Anzi, dicono che non sarei corretto a chiudermi a riccio, in quanto erano lì da giorni e volevano capirci di più. Francamente: mi sono sembrati anche loro stanchi e stressati. Sono convinto che l’etica professionale imponga collaborazione tra i colleghi. Quindi, senza indugio, accetto di vedermi con loro alla fine della riunione. Dico loro quanto posso dire. Il collega di Annozero mi chiede di fare qualche ripresa. Non penso certo che si tratti di un lungo servizio presentato come intervista, altrimenti presterei più attenzione. E poi la stanchezza inizia a farsi sentire: non dormo da 48 ore e fa un caldo terribile. Ma ognuno si regola come preferisce e risponde alla propria coscienza. Col senno di poi, l’unica cosa che mi è spiaciuto è che, con un taglio sapiente, mi sia stato fatto dire che l’inchiesta su Tulliani è iniziata a giugno. Come la curiosità morbosa che si è concentrata sull’incontro che ho avuto con Berlusconi venerdì 24 settembre. Domande del tipo: voleva nasconde l’incontro? O sulla macchina a vetri oscurati. Ma io non avevo e non ho nulla da nascondere. Sono sicuro che il Presidente è un amico, e che mi vuole bene. Era preoccupato del fatto che mi stessi infilando in qualche pasticcio. Voleva sapere la ragione per la quale Bocchino mi aveva tirato in ballo e se realmente “c’azzeccavo” con il confezionamento della “pseudo patacca”. Mi sono trattenuto una decina di minuti e poi sono andato a casa mia. Ancora: molti mi chiedono cosa c’entrino Laboccetta e Corallo in tutta questa storia. Non li conosco. Ma credo che siano stati loro a suggerire di affidarsi a Wolfenzao, che si è dimostrato un professionista scrupoloso ed onesto. Corallo a Santa Lucia è di casa, non mi risulta altrettanto di Laboccetta. Non mi risulta neppure che Corallo sia un poco di buono, come qualcuno ha detto o scritto.Per chiudere: non ho pubblicato finora i documenti solo perché ho dato la mia parola alla fonte di Santa Lucia che non avrei pubblicato nulla prima della chiusura dell’indagine da parte delle autorità locali. Lui, la fonte, mi dice da giorni che l’indagine è chiusa. Il Ministro lo ha smentito. Dopo il servizio su Annozero, è l’articolo dedicatomi dall’Espresso, mi sono consigliato ieri con il mio amico e collega Sergio De Gregorio, il quale è ancora uno dei migliori giornalisti di inchiesta che conosco. Per prima cosa mi ha chiesto se sul serio avevo in mano i documenti. Alla mia risposta affermativa, mi ha detto di pubblicarli al più presto, così da non fornire impressioni che stessi temporeggiando per chissà quali scopi. Non ha neppure escluso che l’autorità giudiziaria potesse sequestrarmeli i documenti. Alle quattro di pomeriggio di ieri ho iniziato a lavorarci

01 ottobre 2010

Lavitola e la mail di Walfenzao

Dagospia
IL TESTO TRADOTTO DELLA LETTERA (SCRITTA IN UN INGLESE UN PO' TRABALLANTE)
Da: James Walfenzao
A: Evan Hermiston, Michael Gordon
Inviata: 6 agosto, 2010 1:44 pm
Oggetto: timara + printemps

Signori,
Queste due società hanno attirato l'attenzione della stampa italiana.
A quanto ci risulta (finora non lo sapevamo) c'è un collegamento politico che sta portando a un gran litigio/scandalo ora che Berlusconi e Fini (in precedenza partner politici) stanno discutendo aspramente.
La sorella dei clienti sembra avere forti legami con i politici coinvolti.
Sebbene la maggior parte del fango viene gettato da giornali controllati da Berlusconi, anche giornali più seri come il Corriere della Sera ne stanno scrivendo.
Il mio nome come direttore [delle società] viene menzionato, ma non ci sono commenti che dicano che abbiamo fatto qualcosa di sbagliato.
È comunque molto irritante.
Queste società sono state usate per comprare un piccolo appartamento a MC [Monte Carlo].
Credevamo che il valore fosse basso e siamo andati dal notaio a verificare. Il notaio ci ha spiegato il perché del prezzo (l'appartamento era stato ereditato da una signora anziana che era deceduta - era in cattive condizioni - mal conservato ecc.); il notaio ci ha spiegato che per lui il prezzo andava bene e che non poteva fare il passaggio di proprietà per un prezzo troppo basso visto che ne deve ricavare anche la tassa di trasferimento da versare allo Stato.
Potreste essere avvicinati da giornalisti - vi suggerisco di non rispondere.
Stiamo pensando di dimetterci, prima però vogliamo sentire cosa ha da dire il cliente.
Vi terremo informati.
Pensavo fosse giusto mettervi al corrente.
Cordialmente,
James
P.S.: Stiamo divulgando informazioni all'interno di Corpag solo a chi è tenuto a conoscerle.

L'Espresso (...)Come è insolito il comportamento tenuto negli ultimi giorni da Lavitola e dal ministro Francis, autore della nota sull'effettivo beneficiario (che sarebbe Tulliani) delle due società (la Timara e la Printemps) che hanno comprato la casa di Montecarlo: entrambi, parlando di una e-mail di James Walfenzao (il gestore delle società) che avrebbe dato il via all'inchiesta, si sono ingarbugliati sulle date in cui ne sarebbero venuti in possesso. Lavitola prima ha dichiarato di averla avuta a giugno, poi si è corretto e ha parlato di agosto, mentre Francis ha spiegato di avere iniziato l'inchiesta, grazie anche all'e-mail, tra marzo e giugno. Nella missiva, ha scritto proprio Lavitola sull'"Avanti", Walfenzao avrebbe scritto di essere preoccupato per "uno scontro tra Fini e Berlusconi basato sulla proprietà di un immobile": peccato che il caso sia scoppiato molto più tardi, il 28 luglio.

Valter Lavitola factotum



Valter Lavitola è il factotum di palazzo Grazioli, organizza tutto lui.
Vola in Brasile e organizza feste a base di donne e samba, viaggia per i Caraibi a caccia di scoop con clamoroso anticipo confronto alle altre testate giornalistiche, prende aerei privati a sua insaputa, in centro America è di casa e conosce giornalisti di ogni luogo e quando arriva a Roma alloggia in via Plebiscito. Sticazzi.
Ora, tolto il soggiorno presso palazzo Grazioli, la sua vita merita rispetto; senza conoscere l'inglese e con uno spagnolo stentato è riuscito a farsi aprire tutte le porte che voleva.
Addirittura millanta di avere in tasca il dominus dell'inchiesta ma sostiene di non voler dare seguito alla notizia per paura di subire un mandato internazionale d'arresto...
Chi è veramente il direttore dell'Avanti al centro del caso Montecarlo-Santa Lucia? Massone, grande amico di Cicchitto, procacciatore di ragazze per le feste di Silvio, con molti business in Centro America
Lavitola, chi era costui? Mezza Italia da una settimana si fa questa domanda. Lavitola, indicato dai finiani come il faccendiere che ha brigato per produrre dossier sulla casa di Montecarlo abitata da Giancarlo Tulliani, è l'uomo del momento. Difficile catalogarlo: direttore ed editore dell'"Avanti", imprenditore ittico, nato a Salerno ma residente in Basilicata, iscritto a una Loggia massonica di Napoli (come ha scoperto due anni fa "La voce delle voci") con numero progressivo 13.462, grande amico di Fabrizio Cicchitto e di Sergio De Gregorio, di sicuro in poco più di un anno è riuscito a diventare "il preferito" di Silvio Berlusconi. "Nel cuore del premier", racconta una fonte vicina a Palazzo Chigi, "Lavitola ha sostituito Giampaolo Tarantini in tutto e per tutto.
Insieme passano molte serate a Tor Crescenza", il castello affittato dal presidente del Consiglio, posto fantastico lontano dal centro di Roma e da occhi indiscreti. Valter si vanta della sua amicizia, ma non è un mitomane: è talmente vicino al premier che qualche mese fa alcuni imprenditori friulani, conoscendo la sua passione per la caccia, prima di invitarlo a una battuta si sono premuniti di comprare dei cervi dalla vicina Slovenia, in modo da fargli trovare prede adeguate al suo nuovo rango di favorito del sultano.

Nel cerchio ristretto di Silvio il nome circolava da tempo, accompagnato spesso da smorfie che dissimulano invidia e, soprattutto, preoccupazione. Gianni Letta, Paolo Bonaiuti, Niccolò Ghedini e Valentino Valentini non lo amano troppo, ma Berlusconi, si sa, fa di testa sua. Così il nome di Lavitola spunta per la prima volta a fine giugno, quando il capo del governo è in Brasile in visita di Stato. I giornali locali lo identificano come il "rappresentante della presidenza del Consiglio per Brasile e Panama", e come organizzatore di un festino in onore del Cavaliere. Protagoniste assolute sette ballerine di lap dance. Due mesi e mezzo di silenzio, poi la nuova ribalta a causa delle accuse di Italo Bocchino, (pare) supportate da prove raccolte da un investigatore privato che per conto dei finiani ha fatto una controinchiesta sul campo.
Nessuno sa se il capo di Futuro e Libertà ha in mano documenti schiaccianti sulle attività di dossieraggio di Valter, che ha già annunciato querela. "L'espresso" ha però contattato due autorevoli fonti vicine al Cavaliere, che fanno notare come Lavitola, per sua stessa ammissione, negli ultimi mesi ha viaggiato tra Brasile, Santa Lucia e Panama. Proprio lo staterello dell'istmo sarebbe lo snodo fondamentale della presunta connection. "In Centroamerica Berlusconi e Lavitola arrivano il 30 giugno, il giorno dopo la festa nell'albergo di San Paolo: il premier doveva inaugurare i lavori d'ampliamento del Canale", un affare miliardario dove sono riusciti a entrare anche le italiane Impregilo e Finmeccanica. "Sia Lavitola che Berlusconi conoscono bene il presidente di Panama Ricardo Martinelli", raccontano all'unisono le fonti, che chiedono di rimanere anonime. "Martinelli è un imprenditore italo-panamense che ha fatto i soldi nella grande distribuzione, un conservatore che ha buoni rapporti con il governo della vicina isola di Santa Lucia".

Impossibile dire oggi, chiosano le fonti, "se Lavitola abbia chiesto a Martinelli di fare pressioni sul governo del paradiso fiscale per scrivere la lettera che incastrerebbe Giancarlo Tulliani e Gianfranco Fini, ma nella storia non s'è mai visto un documento così insolito". Come è insolito il comportamento tenuto negli ultimi giorni da Lavitola e dal ministro Francis, autore della nota sull'effettivo beneficiario (che sarebbe Tulliani) delle due società (la Timara e la Printemps) che hanno comprato la casa di Montecarlo: entrambi, parlando di una e-mail di James Walfenzao (il gestore delle società) che avrebbe dato il via all'inchiesta, si sono ingarbugliati sulle date in cui ne sarebbero venuti in possesso. Lavitola prima ha dichiarato di averla avuta a giugno, poi si è corretto e ha parlato di agosto, mentre Francis ha spiegato di avere iniziato l'inchiesta, grazie anche all'e-mail, tra marzo e giugno. Nella missiva, ha scritto proprio Lavitola sull'"Avanti", Walfenzao avrebbe scritto di essere preoccupato per "uno scontro tra Fini e Berlusconi basato sulla proprietà di un immobile": peccato che il caso sia scoppiato molto più tardi, il 28 luglio.

30 settembre 2010

Lo scandalo travolge Rudolph Francis

stluciastar.com Rick Wayne
For those who fantasized, despite the overwhelming contrary evidence, that not all politicians are suited-up vampires addicted to the blood of naifs, Saint Lucia’s latest fiasco provides yet another eye opener. Here again is indisputable proof that even in environments most holy—and you know I’m talking Vatican country—the political bed bugs remain a major scourge second only to the killer disease hypocrisy.
Remember the Italian MP Ilona Staller, aka La Ciccolina? Of course the blinkered faithful may wish to remind me at this point that no one is perfect, that most politicians, male and female, are prostitutes anyway. But then I hasten to point out that “the small cuddly one” was the first stripper to successfully campaign for a parliamentary seat with her bits on public display.            The big surprise is that in the era of Silvio Berlusconi dirt remains the Italian politician’s main preoccupation—if only as entertainment for the electorate.
By all the news coming out of Italy these days, it would appear the notorious prime minister’s scandalous peccadilloes is ho-hum, yesterday’s headlines. It seems what everyone—especially newspaper baron Berlusconi—wants to read about is the connection between “the third most important figure in Italian politics,” the President of the Chamber of Deputies, Gianfranco Fini, and off-shore companies registered in no-account little Saint Lucia.
Candidly, I have little interest in Berlusconi’s on-going war with his former friend turned harshest critic Gianfranco Fini. Hey, after you’ve covered the Odlum-Louisy leadership struggle, the Hunte-Kenny betrayals, the Compton-Lewis feuds, Mario Michel’s sudden disappearance, everything else is downhill right?
Oh, but I want badly to know how a classified letter related to off-shore companies involving Giafranco Fini ended up in a foreign newspaper and on the Internet? I want to know, too, what might be the fallout from the mysterious leak, confidentiality being at the very heart of the off-shore business. And most important of all, I want to know what the prime minister of this country plans to do about the whole fiasco, bearing in mind the cost to the nation should he be thinking it’ll all blow over by the time Saint Lucians go to the next polls.
The truth is that this latest dingaling is bigger than Stephenson King, bigger than Kenny and Rose Marie Anthony and their political aspirations. Saint Lucia could suffer irrecoverable harm if registered off-shore companies should, at the worst of times, pack up and leave en masse, in the process turning our already handicapped country into an off-shore desert.
Then there are the rumors and speculations that already are spicing up the upcoming Italian elections, among them that the now world-famous letter from our attorney general to his prime minister is an outrageous fake, a dud deliberately planted by supporters of Berlusconi. Several visiting Italian journalists I spoke with over the last three or four days seem convinced there is more to the letter than has been revealed by the government of Saint Lucia. Berlusconi plays one way only, one of the journalists told me, and it ain’t clean. The Italian suspicion is that he may have paid a Saint Lucian co-conspirator for the letter that started the whole scandal.
“And who might that be?” I asked, absolutely perplexed.
“Well, I don’t know for sure,” said the reporter Italiano. “It could be anyone. How honest are your politicians? I am told you have elections coming up in a few months. Your candidates will need money—and Berlusconi is a very rich man. His party is loaded.”
Another journalist was more blunt: “Are your politicians rich? Do some of them have debts, mortgages perhaps, that they have a hard time paying? Any of them known to pass bad checks?”
Might the expressed suspicions be among the reasons the visiting Italians hounded our latest attorney general during their visit. What a horrible spectacle it was even in the by now inured Saint Lucian eye. Imagine what the average Italiano will think of the footage that appeared on Monday’s evening news. At least Berlusconi appears suave in his customized suits, his slicked-back hair and movie-star smile.
His public image suggests he can do whatever he pleases and get away with it, mainly because he is living every red-blooded Italian’s fantasy. On the other hand, our AG, as he appeared on TV this week, was hardly the picture of intelligence and big-city suavity, let alone diplomacy, as he debated the determined Italian reporters outside his office, at least one of them recording the action. If only Doddy had remembered to keep his mouth shut and his Leon Spinks smile to himself!

Anche a Saint Lucia la stampa comincia a domandarsi quali conseguenze negative potrà avere questa fuga di notizie riguardanti le società offshore.
Articolo ironico e pungente che prende di mira il ministro Francis e il nostro Premier, il giornalista fa notare che questa storia rischia di travolgere il governo locale.

29 settembre 2010

Malpica caraibico e Walfenzao

 Malpica-Il Giornale
Da Lavitola a Tulliani, passando per faccendieri veri o presunti, off-shore a go-go ed email compromettenti. Printemps ltd, Timara ltd, Janom Partners ltd, Jaman Directors ltd, Corporate Management St. Lucia ltd e Corporate Management Nominees, inc. C’è una galassia di società tutte coinvolte più o meno direttamente nell’affaire immobiliare monegasco (e le ultime due attive anche nel controllo di parte del gruppo Atlantis di Corallo). Tutte, manco a dirlo, «battezzate» nell’edificio azzurro dell’Ibc, quello del registro per imprese straniere, qui a Saint Lucia. In comune, queste fiduciarie off-shore hanno anche l’indirizzo (Manoel street, 10) e la società che le ha registrate, la Corporate Agents (St. Lucia), ltd.
In comune, queste fiduciarie off-shore hanno anche l’indirizzo (Manoel street, 10) e la società che le ha registrate, la Corporate Agents (St. Lucia), ltd. Quest’ultima però non c’è nel database dell’Ibc (International business company), poiché è una società «locale». E dunque, i documenti che la riguardano non godono dei privilegi di riservatezza che spettano alle off-shore. Scorrerli riserva qualche sorpresa. Per esempio, non stupisce che a creare la filiale sanluciana della Corpag, il 28 ottobre del 2001, sia stato proprio lo studio legale Gordon&Gordon, forse l’unica attività fisicamente presente, e operativa, nel palazzetto verde al 10 di Manoel street, a due passi dal porto di Castries. Ma il titolare, Michael Gordon, avvocato e giudice, nella Corporate Agents Saint Lucia ha ricoperto solo il ruolo di segretario. Direttore e amministratore, da sempre, è James Walfenzao, che detiene anche l’unica azione, valore 1.000 dollari Usa, della compagnia.
Dunque è l’uomo al cui indirizzo monegasco Giancarlo Tulliani domicilia le bollette, il «proprietario» della società-madrina di tutte le off-shore che si sono rimpallate la casa al 14 di boulevard Princesse Charlotte, nel Principato. Un ruolo più centrale di quello di un semplice consulente. E sempre Walfenzao, come emerge dalla lettera riservata del governo di Saint Lucia, finita pubblicata sul sito web di un quotidiano di Santo Domingo, nel suo ruolo di corrispondente della Corpag Usa da Miami avrebbe cooperato con l’indagine della nazione insulare sull’affaire che coinvolgeva Printemps e Timara, fornendo parte dei documenti che hanno permesso al ministro della Giustizia di Saint Lucia, Rudolph Francis, di scrivere al primo ministro Stephenson King che proprio Tulliani sarebbe il «beneficiario effettivo» delle società che hanno comprato la casa da An per poi affittarla allo stesso «cognato» di Gianfranco Fini.
Ovvio che in questo contesto, l’esistenza della e-mail «annunciata» due sere fa da Valter Lavitola, quella datata 6 agosto in cui proprio Walfenzao scrive a Gordon per manifestare i suoi timori sullo scontro tra Berlusconi e Fini, poiché la sorella del suo cliente ha «un forte legame» con il presidente della Camera, sarebbe qualcosa di molto simile a una conferma univoca e definitiva sull’identità tra fiduciarie e Tulliani. L’email tra i due broker protagonisti della vicenda finora non è uscita dal taschino della camicia di lino blu dove Lavitola ha detto essere custodita. Ma ha già ricevuto una sorta di attestato ufficiale di autenticità. Perché l’editore dell’Avanti, con il suo arrivo a sorpresa in conferenza stampa, lunedì, ha domandato al ministro Francis se il messaggio fosse agli atti dell’indagine, incassando una risposta positiva. Anzi, Francis ha sostenuto che nel fascicolo sul caso vi è un fitto carteggio «elettronico» tra Walfenzao e il titolare dello studio di Manoel street. 
Proprio Lavitola, che ha finito per monopolizzare la conferenza stampa di lunedì del ministro caraibico, prima di lasciare Saint Lucia, sulla veranda dell’Auberge Seraphine di Castries replica al finiano Italo Bocchino, che l’aveva indicato come autore della lettera la cui autenticità è stata invece poi verificata dal governo di Saint Lucia: «Sono stato vittima di fuoco amico», esordisce. «Credo che Italo abbia avuto un momento di esaurimento nervoso. Querelarlo? Prima voglio parlargli», prosegue. Anche perché «io faccio il giornalista – spiega ancora – non il faccendiere. In questa storia c’è un faccendiere, ma è il falso amico di Bocchino». E l’email? «Se dovessi decidere di pubblicarla, non sarà prima del discorso di Berlusconi, per evitare strumentalizzazioni. Comunque per ora non la pubblico perché un poliziotto di Saint Lucia, mia fonte, mi ha sconsigliato di farlo, altrimenti mi arrestano». Il vero scoop, giura Lavitola, è l’altra inchiesta alla quale sta lavorando, che «con questa storia non c’entra». Praticamente è un lancio stampa: uscirà sull’Avanti domani.

Insomma, un giro di gole profonde e avvocati con il rimorso di coscienza per un bilocale. Io mi chiedo quanti soldi sono volati a destra e a manca.

28 settembre 2010

La casa di Montecarlo, le società off-shore e il ruolo di James Walfenzao | Il Fatto Quotidiano

La casa di Montecarlo, le società off-shore e il ruolo di James Walfenzao | Il Fatto Quotidiano

Leo Sisti Il Fatto Quotidiano
Sorride James Walfenzao, il professionista che a Montecarlo ha curato il contratto di compravendita della casa al centro del “Tulliani-Gate”, nel sito del Transnational Taxation Net (Ttn), di cui è presidente. Ora questa Ttn è una vera multinazionale di avvocati e consulenti che sanno come destreggiarsi nelle leggi tributarie e nei codicilli più reconditi di tantissimi paesi, paradisi fiscali inclusi: suoi clienti sono società e privati d’ogni dove. E se Walfenzao, olandese, è illustre membro di un ristretto club di esperti legali internazionali, lo deve a un altro organismo ancora più selettivo, il Corpag, acronimo di Corporate Agents, con uffici nelle aree fiscalmente più riservate del mondo, dove si possono costituire trust, off-shore, fiduciarie e scatole cinesi di vario tipo: dal Principato di Monaco a Cipro, da Aruba ad Anguilla, dalle British Virgin Islands alle Antille Olandesi (Curacao), da Panama a Santa Lucia, isola caraibica delle Antille Britanniche. Dove, ormai, si gioca il duello all’ultimo sangue tra Silvio Berlusconi e il presidente della Camera Gianfranco Fini, cognato di Giancarlo Tulliani, l’affittuario dell’appartamento di Boulevard Princesse Charlotte di Montecarlo: per ora ufficialmente affittuario, ma si discute aspramente se invece non sia anche proprietario.

La Corpag di Santa Lucia è finita sotto inchiesta proprio nel paradiso dei Caraibi. Qui il ministro della Giustizia Rudolph Francis vuol veder chiaro sul suo ruolo monegasco nel “Tulliani-Gate”. Perché a Castries, la capitale, ha la sua centrale operativa la società di James Walfenzao, appunto la Corpag, esattamente al numero 10 di Manoel Street. Un indirizzo destinato a far epoca, almeno in Italia e, ovviamente, nel Principato di Monaco. Infatti l’11 luglio 2008, a Montecarlo, troviamo presente, nello studio del notaio monegasco Paul-Louis Aureglia, non solo il senatore Francesco Pontone, allora tesoriere di Alleanza Nazionale, in rappresentanza di Fini, che vuole vendere il famoso “quartierino”, ma anche l’olandese Walfenzao. E, come si legge nelle 25 pagine del contratto, compare la “Corporate Agents (St.Lucia), agent agrée de Printemps Ltd, domiciliée à 10, Manoel Street, Castries”. Cioè, la “Printemps Ltd”, acquirente per 300 mila euro (tre mesi dopo, in ottobre, la “Printemps Ltd cederà, per 330 mila euro, lo stesso appartamento di Boulevard Charlotte alla “Timara Ltd”, anch’essa gestita dalla Corpag di Santa Lucia, a Manoel Street).

Mister Walfenzao, l’ha scritto per primo “Il Fatto Quotidiano” del 4 agosto, è lo stesso personaggio che, come consulente, presta i suoi servizi per il gruppo “Atlantis” di Francesco Corallo, figlio di Gaetano, legato al boss catanese Nitto Santapaola, titolare di casinò nelle Antille Olandesi e di altre società del gioco. Ebbene Walfenzao, quando è alla guida della Transnational Taxation Net (Ttn), organizza conferenze annuali su temi fiscali. Il 29 settembre del 2009, a Praga, ce n’è stata una dal titolo: “Some alternatives for blacklisted jurisdictions-Working around black and grey lists”. Una specie di lezione su come far girare i soldi della propria clientela da un paese “marchiato” nella lista nera dei paradisi fiscali ad altri meno a rischio. Sempre ricorrendo a sofisticati strumenti di ingegneria finanziaria.

La domanda è: per quale motivo un esperto come Walfenzao si sia interessato direttamente alla compravendita di un bilocale?

27 settembre 2010

Kenny Anthony, ex presidente di Saint Lucia, spiega i suoi dubbi.

 Daniele Mastrogiacomo Repubblica
CASTRIES - "Non so cosa abbia spinto il ministro della Giustizia a svolgere delle indagini su una società (la Printemps, che "copre" la proprietà della casa di Montecarlo affittata da Giancarlo Tulliani-ndr) registrata nel nostro territorio. So però che tutta la procedura è stata inconsueta e soprattutto illegale. Come inconsueto e davvero inedito è stato convocare la stampa italiana per riferire i contenuti di una nota, diretta al primo ministro, segreta e confidenziale". C'è aria di tempesta politica nel piccolo tempio dell'offshore dei Caraibi. A rompere il silenzio imbarazzato degli ultimi due giorni è Kenny Anthony, primo ministro dal 1996 al 2007. Sessant'anni a gennaio, leader del Santa Lucia labour party (Slp), Anthony può aiutare a capire gli avvenimenti degli ultimi giorni. 
Il ministro della Giustizia, Rudolph Francis, ha sostenuto di aver avviato delle indagini sulla Corporate agent ltd per le notizie che arrivavano dall'Italia. Voleva tutelare la reputazione di Santa Lucia. E' credibile?
"Non ho sufficienti informazioni. Rischierei di fare delle ipotesi che non voglio fare. Ma trovo tutto molto strano. Su come si è agito, sulla base di quale richiesta, per quali fini. Comunque non si avviano delle indagini sulla base di voci e notizie di stampa". 
E' un problema di procedura o di opportunità politica?
"Mi limito a fare delle considerazioni sulla procedura. Il ministro non si alza la mattina e si mette a indagare su una società a caso. Non c'è una pesca a campione. Sarebbe una follia. Ci sarebbe una fuga di massa di miliardi di capitali. Il nostro paese, come lei sa bene, si è dato una giurisdizione in materia fiscale e societaria che garantisce l'anonimato e il rispetto del segreto dei dati sensibili". 
Per indagare ci vuole quindi una richiesta specifica?
"Si avviano delle indagini se c'è un'autorità straniera che lo chiede formalmente. Nel caso di rogatoria o per comprovati indizi che la società, nella sua attività, sta commettendo dei reati. Riciclaggio, frodi, traffici illegali". 
Per la Corporate agent ltd ci deve essere stata una richiesta di rogatoria. Da parte di chi?
"Una richiesta da parte di un'autorità legislativa, superiore. Ma non mi sembra questo il caso". 
Perché?
"Perché la procedura sarebbe stata diversa. Il ministro avrebbe aperto un fascicolo, avrebbe delegato gli uffici preposti, avrebbe steso una relazione. Tutto alla luce del sole. Invece, in questo caso c'è stata una nota confidenziale destinata al primo ministro. Qualcosa di informale. Se questa fosse la prassi metteremmo in discussione la nostra legislazione. Nessuno si sentirebbe più tutelato dal segreto. Da noi, violare il segreto societario è un crimine". 
Quindi ritiene che l'indagine è stata avviata su pressioni esterne?
"Non sono in grado di affermarlo. Non ho elementi sufficienti. Sono certo, però, che è stata sollecitata". 
La nota confidenziale è finita nelle mani di un deputato guatemalteco e da qui girata ad un giornale dominicano. Un altro mistero.
"Diciamo un'altra cosa inconsueta. Non era mai accaduto prima". 
Francis ammette che c'è stata una falla nel sistema informativo.
"Mi sembra evidente. Anche per le modalità con cui il documento è stato fatto filtrare all'esterno". 
Una talpa nel governo, nell'amministrazione?
"Non ho assolutamente idea. Si possono fare molte ipotesi. Ma qualcuno ha passato questo documento. Un brutto danno d'immagine". 
Si è detto che sull'isola sono presenti molti faccendieri e agenti dell'intelligence straniera.
"Ho sentito queste voci. Forse c'è un po' di esagerazione".Un giornale, in Italia, una settimana fa sosteneva che lei era amico personale di Berlusconi.
Kenny Anthony sgrana gli occhi e si mette a ridere. "So che è un imprenditore simpatico e competente. Ma non l'ho mai incontrato. E' passato sull'isola, ha dato un contributo per l'Itc. Viene spesso da queste parti, ama i Caraibi. Ma non posso dire di essere un suo amico. Se torna a Santa Lucia è il benvenuto".

26 settembre 2010

Walfenzao, la Corpag e Tulliani

La situazione è molto intricata.
Partiamo dall'avv. Ellero: alcuni dicono che sia vicino ai grillini per alcune sue dichiarazioni durante un forum sull'economia pulita, altri lo danno vicino agli avvocati Ghedini e Longo.
Barbareschi ha affermato che si tratta di una polpetta avvelenata, non capisco però dove stia il tranello.
Voglio dire, un avvocato non si sbilancia in questo modo, rischierebbe la carriera. Mah.
In teoria c'è una logica nelle sue dichiarazioni, vedremo.

Invece la situazione di Walfenzao è ancora più oscura.
Walfenzao è coinvolto direttamente nella compravendita del bilocale monegasco e nell'uscita del documento-patacca di Rudolph Francis.
Walfenzao lavora per Francesco Corallo tramite la società Atlantis ed è collegabile pure a Labocetta, ex-An ora pidiellino.
Il personaggio chiave nel giallo della casa di Montecarlo finita da An alla disponibilità del cognato di Gianfranco Fini, passando per un paio di società off-shore, si chiama James Walfenzao. Questo professionista caraibico specializzato nella costituzione di fiduciarie, trust e altre scatole esotiche per mettere i soldi al riparo dalle tasse figura come rappresentante nelle società che hanno comprato l’immobile abitato da Giancarlo Tulliani, fratello della compagna di Fini. Walfenzao però non è un “professionista monegasco” come scritto da Il Giornale.
È il rappresentante nell’isola di Saint Lucia della Corpag, una società di servizi delle Antille olandesi con filiali in molti paradisi fiscali. Ma soprattutto Walfenzao è il consulente, l’amministratore e il prestanome di un amico di An che ha fatto fortuna nei mari caldi: Francesco Corallo, nato a Catania nel 1960, titolare della multinazionale del gioco Atlantis World con base alle Antille.

paradiso
Nella vicenda Montecarlo c'è un professionista che fa affari con le slot machine in Italia
Il personaggio chiave nel giallo della casa di Montecarlo finita da An alla disponibilità del cognato di Gianfranco Fini, passando per un paio di società off-shore, si chiama James Walfenzao. Questo professionista caraibico specializzato nella costituzione di fiduciarie, trust e altre scatole esotiche per mettere i soldi al riparo dalle tasse figura come rappresentante nelle società che hanno comprato l’immobile abitato da Giancarlo Tulliani, fratello della compagna di Fini. Walfenzao però non è un “professionista monegasco” come scritto da Il Giornale.
È il rappresentante nell’isola di Saint Lucia della Corpag, una società di servizi delle Antille olandesi con filiali in molti paradisi fiscali. Ma soprattutto Walfenzao è il consulente, l’amministratore e il prestanome di un amico di An che ha fatto fortuna nei mari caldi: Francesco Corallo, nato a Catania nel 1960, titolare della multinazionale del gioco Atlantis World con base alle Antille. 

L’uomo delle Antille Walfenzao compare in due operazioni avvenute a distanza di migliaia di chilometri che non hanno nulla in comune tranne la presenza di esponenti di An. Da un lato amministra la società che compra a Montecarlo (a prezzo di favore) la casa di An. Dall’altro controlla per conto di Corallo parte del capitale della Atlantis, la società vicina al vertice di An che in pochi anni ha raccolto miliardi di euro con le sue slot machines in Italia. Il gruppo Atlantis è controllato (in parte tramite Walfenzao) da Francesco Corallo, un incensurato che però ha un cognome pesante: è il figlio di Gaetano Corallo, 73 anni, condannato a 7 anni e mezzo (scontati) per associazione a delinquere, latitante per anni in America dopo esser sfuggito alla retata del 1983 per la scalata degli amici del boss dei catanesi, Nitto Santapaola, ai casinò italiani. In quegli anni ruggenti Santapaola andava in vacanza a Saint Marteen dove Corallo senior gestiva un casinò. Oggi nello stesso settore e nella stessa isola il figlio è il re dell’azzardo legale ma lui giura: “Non vedo papà da 20 anni e i miei casinò li ho fatti da solo”.
Per anni gli investigatori hanno sospettato il contrario. Ma nessun pm ha mai chiesto per lui nemmeno un rinvio a giudizio nonostante le informative della Finanza e della Polizia ipotizzassero rapporti tra Francesco Corallo, il padre Gaetano, il clan Santapaola e persino uno dei latitanti più ricercati dall’amministrazione Bush: l’ex parà italiano, poi genero del presidente della Bolivia e boss del narcotraffico in quel paese, Marco Marino Diodato. Francesco Corallo è stato indagato due volte dalla Procura di Roma per traffico di droga e riciclaggio ma è stato sempre archiviato. Il figlio di don Gaetano è oggi un imprenditore stimato che gira per Roma sulla sua Smart, incontra politici e banchieri con i quali punta alla quotazione in borsa a Londra e Toronto. La presenza del suo consulente e prestanome nella società che compra la casa di Alleanza Nazionale insomma non deve sorprendere. La domanda è un’altra: chi rappresenta Walfenzao? Probabilmente non Corallo: con i miliardi delle slot uno come lui non ha certo bisogno di comprare un quartierino scontato a Monaco. Stiamo parlando del re dell’azzardo tra le due sponde dell’Oceano. Atlantis è titolare di tre casino a Saint Marteen, due a Santo Domingo e uno a Panama. La pista potrebbe essere un’altra.
L’amico italiano di WalfenzaoQuando sbarca in Italia, Corallo sceglie come suo rappresentante il vecchio amico Amedeo Laboccetta, dagli anni ottanta colonna del Msi napoletano e poi di An. Magari proprio Laboccetta è l’uomo che conosce il segreto di Walfenzao. Magari è stato proprio il deputato del Pdl che ogni anno va in vacanza alle Antille e vuole essere sepolto lì, a suggerire di rivolgersi al consulente di Francesco Corallo in strutture societarie schermate.
Comunque un dato è certo: l’undici luglio del 2008 la casa lasciata 9 anni prima dalla contessa Colleoni a Gianfranco Fini perché proseguisse “la giusta battaglia” è finita ai Caraibi. Davanti al notaio Aureglia di Monaco, Alleanza Nazionale, rappresentata dal tesoriere Francesco Pontone, vende la casa a Printemps Ltd, con sede in Manoel Street, 10, Castries, Saint Lucia. La proprietà della società acquirente (come il sito della società di Walfenzao proclama tra i vantaggi offerti dalle strutture made in Saint Lucia) non è trasparente. Printemps è stata costituita poco più di un mese prima, il 30 maggio 2008, a Saint Lucia. Per l’appartamento di Boulevard Princesse Charlotte, composto da sala, due camere, cucina, bagno e balcone, secondo Il Giornale, uno degli inquilini del palazzo aveva offerto un milione e mezzo di euro. An preferisce svendere a 300 mila euro alla società rappresentata da Walfenzao. Tre mesi dopo, Printemps rivende a 330 mila euro alla Timara Ltdanche lei con sede nell’ufficio della Corpag di James Walfenzao a Saint Lucia. Gli altri due amministratori, Tony Izelaar e Suzi Beach, sono corrispondenti della Corpag a Monaco. Quindi per capire l’ affaire monegasco bisogna partire dalle Antille.
Il Fatto Quotidiano pubblica qui uno schema che descrive la struttura proprietaria del gruppo. Al vertice della holding di Londra che controlla una quota di Atlantis c’è proprio James Walfenzao, che però opera in nome e per conto di Francesco Corallo. Accanto pubblichiamo anche una foto di Gianfranco Fini e Amedeo Laboccetta con le rispettive consorti (si intravede Daniela Di Sotto che era ancora la signora Fini) scattata a Saint Marteen nell’agosto del 2004 nel ristorante del casino di Corallo. Poche settimane prima, il 15 luglio 2004, la Atlantis aveva firmato la concessione con i Monopoli di stato e 4 mesi dopo, a dicembre, Laboccetta diventerà (fino all’elezione alla Camera nel 2008) procuratore in Italia della società. Laboccetta allora difese Fini sostenendo che il leader lo aveva seguito solo per fare immersioni a caccia di squali: “Fini non sapeva che Atlantis aveva appena ottenuto la concessione in Italia”, giurò.
Anche alla luce della presenza di Walfenzao nella compravendita, oggi Fini dovrebbe spiegare perché ha deciso di vendere a un prezzo così basso a una società delle Antille diretta da un consulente di Corallo. E magari potrebbe anche spiegare quanto paga il cognato per l’affitto. Anche perché presto qualcun altro potrebbe cominciare a parlare. Magari non i suoi fedelissimi tesorieri ma proprio Laboccetta che nel 2008 era un uomo di Fini ma oggi sta con Berlusconi.
I clienti della Corpag, e quindi di Walfenzao, sono persone con interessi multimilionari.
La vendita del bilocale monegasco è avvenuta nel periodo in cui An si stava sciogliendo per confluire nel Pdl.
L'ipotesi di strumentalizzazione del Tulliani per tenere sotto scacco Fini è plausibile.
Che interesse potrebbe avere il Tulliani nell'aprire delle fiduciarie, o dei Trust, per occultare un bilocale e una Ferrari ?
Anche l'affitto che paga non ha senso se fosse il proprietario dell'immobile.
Il Tulliani come cliente non vale nulla confronto ai clienti tipo di Walfenzao, infatti la Corpag potrebbe aver spifferato informazioni false sul Tulliani tenendosi ben stretto gente come Corallo e simili che possiedono patrimoni ingenti.
Altrimenti che interesse potrebbe avere la Corpag nel sputtanare un suo cliente facendo addirittura delle ricerche investigative senza la pressione di rogatorie internazionali?
 Next Link : Francesco Corallo e la marionetta Tulliani 

25 settembre 2010

Il Trust, l'avv. Ellero e la casa di Palais Milton

Non sapremo mai chi è il vero proprietario del bilocale monegasco.Mai.
A meno che lo stesso proprietario non venga allo scoperto, ma dubito che succederà.
La testimonianza dell'avv. Ellero, ex senatore leghista, è un avvenimento con pochi precedenti, forse nessuno.
Un  Trust, o ancora meglio una stiftung, serve a questo, a tenere segreto tutto, ma proprio tutto. Sopratutto serve a tenere segreti patrimonî ingenti, milioni e milioni di €uri, non bilocali e Ferrari.   
  • protezione dei beni: spesso il trust viene istituito a protezione di beni immobili; per esso non è infatti infrequente l'uso del termine "blindatura patrimoniale". Una delle caratteristiche più apprezzate del trust è infatti la segregazione del patrimonio conferito cosicché esso risulterà insensibile ad ogni evento pregiudizievole che coinvolge personalmente uno o più soggetti protagonisti del trust. Per questa sua utilissima caratteristica il trust viene sempre di più impiegato per separare e proteggere il patrimonio personale da quello aziendale o per tutelare tutti quei soggetti il cui patrimonio può essere compromesso da attività professionali rischiose (medici, avvocati, funzionari, ecc.) o, semplicemente, da comportamenti personali avventati (gioco d'azzardo, uso di droghe e alcool, ecc.).
  • riservatezza: le disposizioni contenute nel trust possono essere riservate, e questo può essere un motivo sufficiente per la sua creazione;
  • tutela dei minori e dei soggetti diversamente abili: spesso, come visto, le disposizioni testamentarie prevedono che i minori abbiano un godimento limitato dei beni fino alla maggiore età o che i soggetti diversamente abili possano godere dei beni in trust senza esserne pieni proprietari;
  • tutela del patrimonio per finalità successorie: di frequente un trust viene costituito allo scopo di tutelare un patrimonio nel passaggio generazionale o dallo sperpero ad opera di soggetti incapaci di amministrarlo, dediti al gioco o affetti da eccessiva prodigalità;
  • beneficenza: in molti ordinamenti di common law gli enti di beneficenza debbono essere costituiti in forma di trust;
  • forme di investimenti e pensionistiche: i piani di investimento pensionistici ed i fondi comuni sono derivazione dei trust fund anglosassioni;
  • vantaggi di natura fiscale: un trust può dare vantaggi fiscali. Se il risparmio di imposta è l'unico motivo che ha spinto ad istituire un trust, può essere considerato illegittimo e sanzionato. Come qualsiasi istituto giuridico, l'uso elusivo od evasivo è contrario alle norme di legge e sanzionato.
  • altro: il trust, come detto, è idoneo a realizzare una vasta molteplicità di scopi non facilmente enumerabili

Nei giornali si scriveva pure che il beneficial  owner sia il reale proprietario, non è vero, o meglio è una forzatura, la spiegazione c'è anche nel sito della Corpag di Walfenzao.  

Traduzione dal sito Corpag- Services -Trust. Il trust è un contratto tra un individuo (Settlor) che trasferisce alcuni beni di sua proprietà (the Trust fund) a una o più persone (the trustees) con le istruzioni, che sono giuridicamente vincolanti per gli amministratori, che gli amministratori dovrebbero tenere il fondo fiduciario a condizioni prescritte (the beneficiaries).I Trust può essere revocabile o irrevocabile.

I trust possono ad esempio essere utilizzata per fornire riservatezza, protezione dei beni e vantaggi fiscali.

Nelle giurisdizioni i servizi del Gruppo Corpag, trust sono esenti d'imposta (a determinate condizioni) e non hanno alcun obbligo di presentare i conti di fiducia con l'amministrazione fiscale locale, preservando in tal modo la riservatezza delle attività di Trust.
  • Settlor
Colui che promuove/istituisce il trust, intesta beni mobili/immobili all'amministratore, il quale ha il potere-dovere di gestirli secondo le "regole" del trust fissate dal disponente.
 Il settlor (disponente) trasferisce l'intestazione (non la proprietà, quantomeno per come è intesa nel diritto italiano) di quei beni vengano amministrati dal trustee nell'interesse dei beneficiari e nei limiti di quanto stabilito nell'atto istitutivo
  • Trustee
Il trustee può essere, come visto, una persona fisica, un professionista di fiducia del settlor, o anche una persona giuridica come ad esempio un fondo pensione. L'atto costitutivo del trust disciplina gli obblighi e i diritti del trustee e, in caso di pluralità di trustee, i modi di soluzione delle controversie. 
  • Beneficiary
 Anche il beneficiary può essere una persona fisica o giuridica, un insieme di soggetti determinati anche genericamente e/o non ancora esistenti al momento della costituzione del trust, come spesso avviene nei trust costituiti a scopo benefico (es.: "i miei nipoti e pronipoti"; "i poveri del villaggio X"; "i minatori del pozzo n. 14").
Detto in parole povere, il beneficial owner può anche essere solo un mero "usufruttuario".
L'avv. Ellero ha rilasciato l'intervista perché disgustato dal linciaggio e dalle palle che circolavano, la lettera del ministro Francis dice chiaramente che il proprietario non è il Tulliani, bisogna però sapere di cosa si sta parlando .
Con buona pace di Dagospia che ancora vuole sapere di chi è quel bilocale, non c'interessa di chi è, c'interessa sapere di chi non è; non di Fini e non è della famiglia Tulliani. Il resto è Gossip.