Il Presidente Napolitano: «Rispettare il Tricolore è un dovere per chi ha ruoli di governo»

12 gennaio 2011

Lo scazzo tra Renzi e Lerner

Clamorosa querelle tra il sindaco, ex-rottamatore, Renzi e Gad Lerner.
La vicenda s'incentra sulla dichiarazione di Renzi in cui afferma di sostenere Marchionne "senza se e senza ma" e prende una brutta piega quando, clamorosamente, il giovane Renzi rinfaccia a Gad dei commenti presenti sul suo blog, un po' sopra le righe, in cui si paragona il sindaco a Lando Conti, ex sindaco di Firenze assassinato dalle Brigate Rosse nel 1986.
Certe polemiche sui contenuti dei commenti sono prive di senso, soprattutto se ha dare risalto a ciò è un giovane che conosce benissimo i meccanismi del web.
Lerner ha risposto al sindaco, da gran signore, con un invito all'Infedele, così Renzi potrà spiegare il suo endorsement per Marchionne, uno che ha spaccato il sindacato più di Berlusconi e che, se perde, si porta la Fiat in Canada.
L'agitato scambio d'opinioni è stato ripreso da Cerazade che sostiene Marchionne, e quindi Renzi,  in quanto riformista (non capisco cos'abbia di riformista 'sto Marchionne visto che non c'è niente di più antico della pistola puntata alla tempia degli operai con un aut-aut che ricorda lo schiavismo più becero), e naturalmente dal blog Daw che non perde tempo nel gettare fango riportando inesistenti minacce di morte rivolte al sindaco.
Renzi si è comportato come un pischello che frigna per un commentino, o forse si è arrabbiato quando gli è stato rinfacciato la colazione ad Arcore, ci doveva pensare prima.

11 gennaio 2011

La truffa del brand "Milano"

Complimenti alla sciura Brichetto che, al posto di dar lavoro a chi produce moda a Milano,  ha preferito appaltare tutto all'estero mentendo sulla qualità del prodotto.
Radio Lombardia.it
Le magliette e le felpe con il marchio di Milano voluti e promossi dall'assessore comunale leghista al Turismo Alessandro Morelli sono prodotte nel Sud Est asiatico. La denuncia arriva dal consigliere comunale del Pd Pierfrancesco Maran. Quest'ultimo dopo aver controllato tra le etichette delle decine di prodotti targati Milano in vendita da alcuni mesi nei negozi, ha fatto la scoperta della provenienza del materiale. Le t-shirt (dai 17,90 ai 19,90 euro) sono made in Bangladesh, le felpe (39,90 euro) sono fatte in Cambogia e il set con tre palline di Natale (8 euro) vengono dalla Cina. I prodotti erano andati a ruba anche durante le feste di Natale.  "A Milano ci sono quattromila imprese tessili - ha attaccato Maran - ci sembra imbarazzante che prodotti che portano il marchio 'design 100% made in Milan' siano fatte nel Sud Est asiatico. Ancor più imbarazzante che a promuoverle sia un assessore della Lega, un partito che vuole difendere il territorio, ma solo a parole". Oltre a chiedere la testa dell'assessore Morelli, il Pd ha puntato il dito contro la gara d'appalto per la scelta del licenziatario dei gadget con il brand Milano vinta, ironia della sorte, da un'impresa piemontese. Il capitolato, stando alle denunce dei democratici, non conterrebbe l'obbligo di valorizzare produttori milanesi e italiani come invece annunciato al momento dei lancio dei primi gadget dal sindaco Letizia Moratti. "Delle decine di prodotti con il marchio Milano - ha concluso Maran - noi siamo certi che sia al 100% italiano solo il panettone". Ma anche il dolce tipico milanese con il brand della città è stato infatti prodotto fuori Milano, ossia da una pasticceria vicentina. Per difendersi dalle accuse del Pd  l'assessore leghista al Turismo, Alessandro Morelli ha ammesso che per sfondare nei mercati internazionali un brand deve necessariamente affidarsi alle regole di mercato.

PD: I don't know what you want to do.

Io non sono a conoscenza del bilancio monetario del Pd milanese, magari sono in ordine e non presentano buchi o errori, però  il Pd locale ha somatizzato le primarie e la vittoria di Pisapia al posto di svoltare e puntare a Palazzo Marino.
Ormai è certo: il PD a Milano vuole perdere.
Io, che ho vissuto a Milano con sindaci squallidi come Pillitteri-Borghini-Formentini-Albertini-Moratti, ho la fortuna di poter votare un candidato serio come Giuliano Pisapia che ha vinto le primarie contro (e dico contro perché, a questo punto, è appurato che al Pd, di Milano, non frega un cazzo) uno svogliato Boeri, mi ritrovo a constatare la totale mancanza di spinta propagandistica per questa candidatura.
Non mi riferisco al vociare romano che reputa Pisapia troppo di sinistra (sic!), mi riferisco al PD milanese che parla di fantomatiche liste civiche dalla dubbia utilità, tergiversa e gigioneggia, eppoi vado a dare una sbirciata al sito del partito e di alcuni circoli e cosa vedo....... NULLA, neanche un banner con scritto "Vota Pisapia" o "pisapiaxmilano", per non parlare delle officine per la città istituite dal comitato pro Pisapia.
Merde, voi pensate solo alle poltrone, ripigliatevi branco di sfigati, io altri 5 anni di Brichetto non li voglio.

10 gennaio 2011

Italia

Dopo l'urlo  "Forza Italia" scippato dalle curve degli stadi (che per anni hanno dovuto convertire il grido euforico in forza azzurri) dalla compagine berlusconiana, ora vogliono ridenominare il partito del Premier in "Italia".
Panico tra i leghisti che sono diventati verdi bile; ci toccherà ridenominare tutti i corso Italia, piazza Italia ecc. in corso della Penisola e piazza Tricolore.
Naturalmente non può mancare la dicitura "Berlusconi Presidente" giusto per stoppare sul nascere i piccoli Fini&Casini e per ricordare a tutti che dopo Berlusconi c'è solo Berlusconi in Italia e, se a qualcuno non sta bene, quella è la porta, anzi il confine.

09 gennaio 2011

El General rapito in Tunisia.

La polizia del regime tunisino ha rapito 7 giorni fa il rapper El General, di soli 22 anni, colpevole di aver scritto una canzone contro il presidente.
La rivolta nel Maghreb è fomentata da ragazzi che non hanno prospettive di lavoro, e conseguentemente di vita.
Il regime tunisino, che ha sostenitori in tutto il Mediterraneo in quanto laico, per reprimere la rivolta ha fatto rapire oltre a El General pure i  blogger del Partito Pirata tunisino che informavano via internet della rivolta.
Gli scontri più gravi si sono registrati nella zona interna della Tunisia dove c'è il più alto tasso di disoccupazione, specie nella zona di Sidi Bouzid dove alcuni giovani laureati si sono dati fuoco come segno di protesta.

Lui è una promessa del rap tunisino. Hamada Ben Amor, 22 anni, di Sfax, in arte El Général. Sulla sua pagina facebook ha più di 15.000 fan. Ma la sua fama è destinata a crescere grazie all`ennesimo autogol del regime tunisino, che ieri lo ha arrestato, con un vero e proprio blitz che ha coinvolto una squadra di 40 poliziotti. Niente di nuovo in un paese governato dal 1987 da un uomo, Ben Ali, che non ammette critiche. E di accuse contro lui e il suo regime sono pieni i pezzi di El Général.
La prima canzone si chiama Tounes Bladna, che vuol dire "la tunisia è il nostro paese". Ed è un duro atto d`accusa contro il regime e la corruzione, uscito all`indomani delle rivolte di Sidi Bouzid (video), dove il 17 dicembre un diplomato disoccupato si è suicidato dandosi fuoco davanti alla prefettura dopo che la polizia gli aveva sequestrato la merce di una bancarella abusiva con cui si manteneva.
Da allora il l`intero paese è in rivolta, e di città in città si susseguono manifestazioni, scioperi e scontri di piazza con la polizia, che finora hanno causato tre morti. Raccontare quelle proteste significa gettare le basi per un ponte di solidarietà tra le due rive. Il che equivale ad abbattere i muri della fortezza Europa. E in questo senso occhio anche a quello che sta succedendo ad Algeri, dove pure i ragazzi scesi in strada contro il caro vita e la corruzione.
Tounes bledna, besyesa wla beddam, tounes bledna, w rjelha jamais tsallam, tounes bledna, lyed fel yed ennas lkol, tounes bledna, w lyoum lezem nal9aw lhal. - La Tunisia è il nostro paese, con la politica o con il sangue, la Tunisia è il nostro paese, e i suoi uomini non si arrendono mai, la Tunisia è il nostro paese, mano nella mano, tutta la gente, la Tunisia è il nostro paese, oggi non abbiamo ancora trovato pace.
 
L`altro pezzo incriminato è Rais LeBled, che vuol dire presidente del paese. Si tratta di una specie di lettera al presidente, in nome del popolo, in cui Général lo sfida a scendere per le strade e a vedere la realtà dei giovani disoccupati dopo anni di sacrifici e di studio, in un paese divorato dalla corruzione e dalla gestione mafiosa e clientelare del potere. Un pezzo che sta impazzando sulla rete e che ormai è un po` l`inno della rivolta
Avremmo tanto voluto raccontarvi la Tunisia con un reportage dal terreno, ma è impossibile visto che dopo la pubblicazione dell`inchiesta sulla dittatura a sud di Lampedusa e sulla durissima repressione sindacale del 2008, il mio nome è finito sulla lista nera dei servizi tunisini e mi è vietato rientrare in quel paese. E a me è andata grassa. Perché sono libero. Quando i giornalisti sono tunisini infatti, la soluzione è lhbas, il carcere. Gli ultimi due finiti al gabbio, secondo Réporters sans frontières, sono i due blogger Sleh Edine Kchouk e Hamadi Kaloutcha (http://www.facebook.com/Kaloutcha.Hamadi).
E poi ci sono Slim Amamou e Azyz Amamy, altri due blogger che sono scomparsi senza che si sappia che fine hanno fatto. Senza dimenticare, tra i tanti altri, i due reporter Fahem Boukaddous e Hasen Benabdallah di Radio Kalima, in galera rispettivamente da 100 e 241 giorni per aver raccontato all`epoca dei fatti la repressione dei moti di Redeyef.

08 gennaio 2011

La Giffords vittima della Palin

My 1st Congress on Your Corner starts now. Please stop by to let me know what is on your mind or tweet me later.
Questo è stato l'ultimo tweet della deputata Giffords che ora è in fin di vita. Il padre della vittima ha commentato la tragica notizia dicendo che sua figlia aveva come nemici l'intero Tea Party.
Di certo la Palin non c'è andata per il sottile con coloro che appoggiarono la riforma sanitaria di Obama combattuta con toni aspri e spesso violenti.
Usa, parlamentare del Congresso ferita durante un comizio | Redazione Il Fatto Quotidiano | Il Fatto Quotidiano
Una deputata del Congresso americano, Gabrielle Giffords, 40 anni, è in fin di vita, dopo essere stata raggiunta da un colpo d’arma da fuoco sparato da uno sconosciuto. La donna stava partecipando a un’iniziativa pubblica in una strada di Tucson, in Arizona, davanti a un esercizio commerciale, quando l’uomo ha cominciato a sparare all’impazzata. La parlamentare è stata raggiunta da un colpo alla testa sparato a bruciapelo. Altre 6 persone sono morte nella sparatoria. Ma secondo alcuni media americani, in tutto le persone colpite, fra vittime e feriti, sarebbero quindici. L’attentatore è stato arrestato.
Le condizioni della deputata sono apparse subito serie. Un testimone, un uomo che lavora in un negozio vicino al luogo della sparatoria, ha detto di aver udito fra i 15 e i 20 colpi.
Eletta per la prima volta nel 2006, Gabrielle Giffords, ha fatto parte del comitato per lo Spazio e l’Aeronautica e ha lavorato nel comitato per la Scienza e la Tecnologia. La deputata era nella “target list” di Sarah Palin. L’ex governatore dell’Alaska ed ex candidata alla vicepresidenza aveva stilato un elenco di avversari da sconfiggere politicamente “per la loro responsabilità nel disastro” rappresentato dal voto con cui il Congresso aveva approvato la riforma sanitaria. La Giffords, conosciuta per il suo impegno a favore dell’aborto, votò anche a favore della ricerca sulle cellule staminali embrionali, e contro i sussidi alle compagnie petrolifere. Era una sostenitrice delle energie rinnovabili. Democratica moderata della Blue Dog coalition.
Alla fine di marzo dello scorso anno, in vista dell’approvazione finale della riforma sanitaria, l’ufficio della Giffords a Tucson era stato attaccato da vandali, che nella notte ne avevano distrutto la porta d’ingresso. Minacce e atti vandalici avevano avuto come obiettivo altri parlamentari, tanto da indurre gli agenti federali a un vertice con un centinaio di deputati democratici, considerati a rischio, e a decidere con loro le misure di sicurezza da prendere.

Quale punizione per i terroristi?

Quale punizione per i terroristi? | Jacopo Fo | Il Fatto Quotidiano
Mia madre fu rapita, seviziata con tagli di lamette e sigarette spente sul corpo e violentata da un gruppo di fascisti armati. Oggi sappiamo chi erano questi criminali, ma non verranno mai puniti grazie alla prescrizione.
Sinceramente non mi interessa il fatto che non scontino nessuna pena per quello che hanno fatto. Non è una questione di perdono. Io non perdono proprio niente. Ma credo che la punizione sia compito di Dio o, se preferite, delle leggi di natura. E sono certo che gente di quel genere ha vissuto perdendo la cosa più preziosa: la possibilità di essere sensibili alla vita e all’amore. Chi si macchia di crimini orrendi per riuscirci deve uccidere la sensibilità al dolore altrui, ma così perde anche la capacità di provare empatia per altri esseri umani. Cosa può esserci di peggio che vivere afflitti dalla sordità emotiva?
Mandela, dopo 27 anni di prigione, dovette decidere cosa fare dei criminali che avevano compiuto ogni sorta di violenza contro migliaia di neri. Lui decise che metterli in prigione non sarebbe servito. Non avrebbe ripagato le vittime per il dolore sofferto. Fu invece creato il Tribunale del Perdono. Per anni le vittime testimoniarono quel che avevano subito. E poi ai criminali fu chiesto di raccontare nei dettagli quel che avevano compiuto. E queste deposizioni furono trasmesse da radio e tv per anni, ogni giorno. Il vescovo Tutu, che con enorme sofferenza ha presieduto le udienze, ha spiegato il significato di questa scelta: “Adesso le famiglie delle vittime della crudeltà conoscono quello che è realmente accaduto ai propri cari”.
Si tratta di un modo di pensare ben diverso da quello patriarcale della legge della vendetta. In Sudafrica si pensa che la vittima non stia meglio se viene vendicata. La vittima sta meglio se il suo dolore viene riconosciuto nel dettaglio. Quando torni a casa e dici a tuo fratello che ti ama che hai ricevuto 100 frustate lui soffrirà talmente a sentire il tuo racconto che nella sua mente spererà che le frustate non siano state proprio 100, magari un po’ meno… Solo 75… Ma tu hai preso proprio 100 frustate e le più terribili sono state le ultime 25. E vorresti che fosse riconosciuta l’interezza del tuo dolore. Non si tratta di facile perdonismo.
Il colpevole è costretto a raccontare nei dettagli l’orrore che ha commesso. Sua madre, sua moglie, sua figlia sapranno esattamente che cosa ha compiuto. Ovviamente questa scelta non può essere applicata su casi singoli di delinquenza. Lì c’è la necessità di rinchiudere fisicamente il colpevole per evitare ulteriori danni. Ma quando i crimini sono compiuti da terroristi di Stato o contro lo Stato, durante momenti politici di follia, la semplice pena detentiva è insensata. Se un popolo vuol liquidare il proprio passato di bestialità diffusa deve sapere chi ha fatto cosa. Proprio perché si diminuisce la probabilità che simili atrocità si ripetano.
Tocca fare i conti con la storia. Solo così si può scoprire, al di là di ogni dubbio, la verità.
Noi oggi sappiamo ben poco sulla stagione del terrore rosso e nero e sui complotti di Stato che insanguinarono l’Italia negli anni ’70. Di come fu organizzato il rapimento di mia madre non si sa quasi nulla. Si mormora che i fascisti che rapirono Franca fossero spalleggiati da un gruppo di Carabinieri deviati che brindarono in caserma subito dopo il crimine. Secondo alcuni, tra gli esseri che agirono c’erano addirittura appartenenti a un’unità illegale dei carabinieri che vennero soprannominati “I Corvi”, responsabili di altri crimini allucinanti e di almeno un altro rapimento con stupro e torture.
E’ vero? Vorrei saperlo.
Se potessimo ottenere la verità su quegli anni, evaporerebbe anche l’aurea di efficienza bellica che aleggia intorno ai vari terroristi. Si saprebbe la verità sulle infinite azioni idiote che compivano quotidianamente (quanti furono arrestati perché persero la carta d’identità durante una rapina? Quanti esibirono due patenti a un posto di blocco? Quanti avevano in tasca le chiavi del deposito delle armi con l’indirizzo scritto sulla targhetta? Quanta gente venne arrestata, ferita, uccisa, per banali errori e malintesi?). E si saprebbe anche di quanti approfittarono della confusione per rubare i soldi delle armate rosse o di quelle nere. Quanti furono uccisi dai loro stessi compagni (o camerati) per sporche questioni personali…
Del terrorismo non conosciamo proprio il lato più importante per chi voglia evitare di ripetere gli stessi terribili errori. Oggi i libri che raccontano queste storie per lo più censurano la stupidità del male. Così alcuni giovani disinformati possono avere un’idea eroica delle bande armate degli anni ’70. Possono credere alla retorica… La verità è un’altra. Non posso raccontarla qui per ragioni di spazio.
Se ti interessa saperne di più leggi la mia storia di militante dell’Autonomia Operaia nel 1974 (Anch’io Black Bloc!, Il Servizio d’Ordine è criminale?, Fan più danni i black bloc o Assange?). Poi ho capito come stavano le cose e sono scappato… Per mia fortuna. Una storia che ho già raccontato altre volte, ma che pochi vogliono sentire… Perché è una storia senza eroi.
Jacopo Fo

07 gennaio 2011

Courtney Love denunciata per diffamazione via Twitter

Il primo processo per diffamazione via Twitter coinvolge un'imputata rock come Courtney Love.
L'ex moglie di Kurt Cobain   avrebbe infatti insultato lo stilista Dawn Simorangkir proprio attraverso il suo profilo Twitter. A quanto pare, avrebbe utilizzato i cinguetii del social network per cantargliene di tutti i colori e per allertare i suoi follower sul controverso personaggio, a suo dire noto tossicomane e sfruttatore di giovani modelle indotte addirittura alla prostituzione (musica.excite.it).
Nel frattempo Twitter ha sospeso l'account di Courtney che in sua difesa potrebbe sostenere che il social network in questione sia una specie di droga che le ha offuscato il giudizio di ciò che stava scrivendo.
Update:   
Courtney Love dovrà dare 430 mila dollari a una stilista.

06 gennaio 2011

Mani bucate a Milano

Leggo il post "Il buco nero del Piddì milanese" e mi domando come sia possibile tutto ciò soprattutto considerando la mole di fondi che possiede la Moratti in Brichetto.
La sciura usa fondi pubblici per pubblicizzare le poche iniziative intraprese dal comune o tutt'al più se le inventa di sana pianta, senza considerare i soldi di famiglia che usa per finanziare la campagna elettorale.
Visto la situazione di svantaggio da cui parte il centrosinistra, perché si sprecano i soldi senza che nessuno si prenda le responsabilità di certe scelte scellerate?
Al di là del giudizio su questa stirpe di imbecilli capaci solo di fare buchi di cassa senza finire a spazzare cessi come accadrebbe in qualsiasi azienda, vorremmo cogliere l’occasione per porre un problema serio. Qui la campagna di Giuliano Pisapia non sta decollando anche per una incredibile, illogica, indegna, inaccettabile mancanza di soldi.

05 gennaio 2011

Calendario Papi 2011

Capolavoro di calendario realizzato dai Paguri scaricabile dal sito donzauker.it
Questo calendario ha scavalcato di prepotenza la mia hit facendo scivolare indietro  el milanes e frate indovino.

04 gennaio 2011

Fumando il Corriere della Sera.

Solito articolo che parla degli effetti negativi della Ganja sull'uomo, si cita una ricerca americana, che la Fondazione Veronesi ha fatto immediatamente sua, riguardo un eventuale rischio di tumore (proprio loro che sono pro-termovalorizzatori e pro-nucleare) per chi fuma questo prodotto:
Secondo i ricercatori, i cannabinoidi stimolano le MDSC con il risultato di frenare il sistema immunitario. «Le MDSC - ha spiegato Nagarkatti - sembrano essere cellule uniche e importanti che potrebbero essere scatenate da una produzione inappropriata di certi fattori di crescita da parte di cellule cancerose o altri tipi di agenti chimici come, appunto, i cannabinoidi». In pratica, i cannabinoidi contenuti nella marijuana stimolerebbero l’azione di questo particolare tipo di cellule (le MDCS, appunto, recentemente individuate) che operano in senso contrario al sistema di difesa dell’organismo: ne inibiscono l’attivazione, lasciando l’individuo con una capacità molto bassa di rispondere alle aggressioni del corpo da parte dei patogeni.
In pratica ci sarebbero queste cellule appena scoperte che potrebbero inibire il sistema immunitario, buon per loro se la scoperta è confermata.
Ora veniamo alla seconda parte dell'articolo che cita le statistiche dell'Osservatorio Fumo, Alcol e Droga dell’Istituto superiore di sanità tanto caro a Giovanardi che usa questi numeri farlocchi come propaganda dei suoi inesistenti successi contro la droga:
Sono quasi tre milioni (2.924.50) gli italiani consumatori di sostanze stupefacenti, intendendo con questo termine sia quelli occasionali che quelli con dipendenza da droghe che ne fanno uso quotidiano. Nel 2008 le stime parlavano di circa 3.934.450 persone e si registra quindi un calo di oltre il 25 per cento. Su un campione di 12.323 soggetti di età compresa fra i 15 e i 64 anni che hanno dichiarato di aver fatto almeno una volta nella vita uso di stupefacenti l’1,29 per cento ha ammesso di aver provato con l’eroina (1,6 nel 2008), il 4,8 per cento con la cocaina (7 nel 2008), il 22,4 per cento con la cannabis (32 nel 2008), il 2,8 per cento con stimolanti, amfetamine, ecstasy (3,8 nel 2008), l’1,9 per cento (3,5 nel 2008) con gli allucinogeni. Percentuali che variano (ma che sono tutte inferiori se paragonate a quelle del 2008) se si prende in considerazione solo la popolazione studentesca, su un campione di 34.738 ragazzi di 15-19 anni). In questo caso l’1,2 per cento degli intervistati nel 2009 ha detto d’aver sperimentato eroina, il 4,1 cocaina, il 22 per cento di cannabis, il 4,7 di stimolanti e il 3,5 di allucinogeni.
Dunque, secondo questi numeri in un anno si sono persi ben il 25% di consumatori di cannibinoidi, miracolo!!!
Sarà merito del decreto Fini-Giovanardi ?
Sarà merito della figura paterna di Giovanardi ?
Forse è a causa della crisi ?
Niente di tutto questo, basta cambiare il metodo di rilevazione e togliere l'anonimato, così la gente preferirà mentire su eventuali usi e le statistiche s'abbassano in modo che il caro Giovanardi possa menarsela nelle interviste; Milano è la capitale europea della bamba che ha soppiantato la Ganja, Napoli e Gioia Tauro i porti dove arriva e l'eroina è tornata con prezzi bassi perché è tornata in auge la sua produzione dove prima era vietata, il resto son cazzate.

03 gennaio 2011

La BPlus ci frega ancora.

Vincono le slot: la multa è sparita | Ferruccio Sansa | Il Fatto Quotidiano
Vincono le slot: la multa è sparita
Una sentenza del Consiglio di Stato che annulla una penale da 7 milioni di euro. È passata quasi inosservata nel mare di decisioni prese dalla magistratura amministrativa. Ma potrebbe cancellare i 98 miliardi che la Procura della Corte dei Conti ha richiesto alle società concessionarie delle slot machine.
La decisione sulla penale più grande mai richiesta dalla magistratura contabile italiana arriverà dopo l’estate. L’opinione pubblica ha seguito tutta la vicenda sulle pagine del Fatto, del Secolo XIX, nelle inchieste di Striscia la notizia e sul blog di Beppe Grillo dove sono piovuti migliaia di messaggi. Ma la sentenza del Consiglio di Stato è stata salutata come un trionfo dai padroni delle slot.
Per capire perché bisogna leggere tutte le 25 pagine. I magistrati hanno accolto il ricorso di BPlus Gioco Legale Ltd e hanno annullato le penali delle nuove slot irrogate dai Monopoli di Stato nel 2008.
Tutto parte dal ritardo contestato nell’avvio della rete delle slot che avrebbe provocato, secondo l’accusa, un danno ai Monopoli. Una vicenda complessa, che si è divisa in una miriade di giudizi, ricorsi e controricorsi, dal Tar fino alla Corte dei Conti. La sentenza del Consiglio di Stato, come ricorda l’agenzia specializzata Agicos, “riguarda solamente le penali, per la precisione il secondo conteggio, quello basato sugli atti integrativi delle convenzioni di concessione siglati nella primavera del 2008 che hanno reso più favorevoli i parametri per il conteggio delle penali”. BPlus (una volta si chiamava Atlantis) è la compagnia con il maggior numero di apparecchi installati. Ad essa i Monopoli avevano contestato penali per circa 7 milioni di euro (ma la Corte dei Conti aveva parlato di 31 miliardi).
Il Tar aveva confermato le penali. Ma ecco la decisione di appello del Consiglio di Stato. Il passaggio chiave: “Con riferimento alle violazioni più gravi imputate” alle società concessionarie, “cioè al mancato collegamento di apparecchi entro il 31 dicembre 2004, va condivisa la tesi… secondo cui occorre tener conto delle modifiche alla Convenzione (tra concessionari e Monopoli, ndr)” intervenute successivamente.
È il nodo della questione: la nuova Convenzione. Quella che per le concessionarie è l’ancora di salvezza e che per i critici invece è sempre parsa un colpo di spugna voluto da tutti, partiti compresi, per cancellare decine di miliardi di penali previste per le concessionarie. La nuova disciplina deve essere applicata anche a violazioni precedenti? In materia penale le leggi più favorevoli sono retroattive. Ma qui siamo in un ambito completamente diverso, parliamo di contratti e convenzioni. I legali delle concessionarie cantano vittoria: “Una sentenza ottima che chiude in maniera tombale la questione. Il Consiglio di Stato afferma che i ritardi non hanno causato danni alla pubblica amministrazione. Una sentenza destinata ad avere ripercussioni anche sul procedimento della Corte dei Conti’’.
Ma è davvero il preannuncio che le casse pubbliche devono dimenticarsi i famosi 98 miliardi? No, perché il giudizio della Corte dei Conti si basa anche su altri atti e perizie, non sempre favorevoli alle concessionarie. Certo, però, che la sentenza del Consiglio di Stato offre una via di uscita che i magistrati contabili potrebbero scegliere di seguire.