Il Presidente Napolitano: «Rispettare il Tricolore è un dovere per chi ha ruoli di governo»

05 aprile 2011

Quella strana freddezza sul “miracolo” di Pisapia

Europaquotidiano
Superati gli strascichi delle primarie, ma il Nazareno non vuole rischiare
A Milano il gioco si è fatto duro. Negli ultimi giorni, Letizia Moratti ha già dato un assaggio della fase più “calda” della campagna elettorale: un battage di manifesti e di copertura mediatica, basato su un investimento economico impareggiabile per chiunque (15 milioni di euro), condito con l’impegno diretto niente meno che del Cavaliere in persona (sarà capolista del Pdl) e di testimonial d’eccezione, come Ornella Vanoni, che ha annunciato ieri la sua candidatura nella lista civica a sostegno del sindaco uscente. Tutto ampiamente previsto dai suoi avversari, i quali non a caso erano e restano i più cauti nell’interpretare i sondaggi che nelle ultime settimane hanno indicato per certo il ballottaggio e lì non hanno negato chances di vittoria al candidato del centrosinistra, Giuliano Pisapia.

Il travaglio democratico
Tra cautela e scetticismo spesso il passo è breve. Il Partito democratico appare in prima fila nell’abbassare la tensione attorno al capoluogo lombardo. La scommessa appare troppo complicata da vincere, perfino l’approdo al secondo turno viene messo in dubbio e un investimento politico elevato potrebbe essere controproducente quando, il 16 maggio, si faranno i conti con le bandierine a favore dell’una o dell’altra coalizione. Al Nazareno ci tengono a evidenziare in considerazione il risultato più generale delle amministrative, la necessità di sottrarre consensi a Berlusconi in maniera diffusa nel paese.
Per portare la battaglia direttamente nel suo feudo sembra essere ancora troppo presto.
La “sconfitta” alle primarie milanesi oggi sembra bruciare meno. Ma molti dem, soprattutto di area moderata, faticano ancora a vedere in Pisapia il “proprio” candidato.
Non perché sia un pericoloso bolscevico, anzi. Più che un profilo troppo orientato a sinistra (che per molti aspetti non ha), pesa il suo essere un corpo estraneo rispetto a un partito che fa già fatica a superare una incapacità cronica a entrare in sintonia con la capitale economica del paese e a rinnovarsi al proprio interno. Rispetto alle primarie, infatti, non è né cambiata la classe dirigente (nonostante la clamorosa sconfitta), né è diminuito l’investimento su Stefano Boeri, aspirante sindaco allora, capolista dem e volto principale della campagna elettorale oggi.

Due diverse strategie
A separare Pisapia dal Pd è anche la strategia da adottare in vista del voto, fermo restando l’obiettivo prioritario di superare lo scoglio del primo turno. Per il candidato sindaco, la vittoria può arrivare solo se si consolida l’elettorato di centrosinistra, nella convinzione che molti sostenitori della Moratti (soprattutto leghisti) e ancor di più quelli del Terzo polo non andranno a votare per il ballottaggio.
«Il fatto che i sondaggi diano quasi per certo il ballottaggio è già un segno del giudizio negativo che i milanesi danno del lavoro svolto dalla Moratti – spiega però il segretario milanese del Pd, Roberto Cornelli – Pisapia e il centrosinistra devono impegnarsi a costruire un vasto consenso, anche recuperando al secondo turno i voti del Terzo polo». È questo il fronte che vede invece più impegnati i dirigenti dem, per i quali rimane importante creare un fronte comune contro le politiche del sindaco uscente, aiutati dall’immagine in forte calo della Moratti e di tutto il centrodestra in generale. Nella speranza che un aiuto giunga loro anche dalle controverse vicende politiche e giudiziarie del capolista del Pdl Berlusconi, con un effetto trascinamento che potrebbe condizionare anche il voto locale.


L’ago della bilancia
Se il Pd guarda quindi con attenzione a quel campo moderato che ha sempre rappresentato qui a Milano il suo punto debole, la risposta che arriva da quelle parti rimane ancora difficile da interpretare. Il mondo imprenditoriale non è ancora sceso in campo in maniera decisa: troppo alta la posta in gioco per scegliere a scatola chiusa l’amministrazione che guiderà la città verso Expo 2015. Sarà complicato per i dem intercettare anche il voto cattolico: esclusi i ciellini formigoniani, schierati senza indugi con la Moratti, il Pd ha schierato nella propria lista alcuni nomi che guardano esplicitamente in questa direzione, a partire dalla direttrice della Casa della carità, Maria Grazia Guida. «Troppi fra questi candidati – sottolinea però un esponente cattolico di primo piano del partito milanese – hanno un profilo più “movimentista” che moderato». E se è vero che, dopo le primarie, sono stati accantonati i pregiudizi nei confronti di Pisapia, «non si può certo dire – aggiunge lo stesso interlocutore – che il candidato sindaco si stia dimostrando ancora oggi molto disponibile nei nostri confronti». Un’attenzione che servirebbe invece a “compensare” un presunto sbilanciamento a sinistra, prodotto dal profilo dello stesso Pisapia, dal prevedibile protagonismo radicale in campagna elettorale (Bonino capolista) e da una classe dirigente democrat ancora sostanzialmente di provenienza diessina.
Rudy Francesco Calvo

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