Il Presidente Napolitano: «Rispettare il Tricolore è un dovere per chi ha ruoli di governo»

30 novembre 2010

Vieni Via Con Me #4

Solo 4 puntate per il format dei record è un delitto.
Ieri sera si sono incrociate emozioni forti e tragedia.
Il racconto della casa degli studenti a L'Aquila, la morte di Monicelli e i monologhi sui bambini dimenticati dagli adulti penso che abbiano provocato a più di una persona un tuffo al cuore tanto da spezzare la voce di chi seguiva il programma.
Mario, cavolo, potevi guardarti l'ultima puntata in nostra compagnia...... 
Il Web è stato un compagno di viaggio fedele di questo programma che continuerà a trasmettere i suoi contenuti e le sue emozioni grazie a internet e ai suoi internauti.
Grazie a MammaRai.

28 novembre 2010

Proteste studenti, Wu Ming: “Senza una nuova narrazione ogni battaglia è persa”

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Proteste studenti, Wu Ming: “Senza una nuova narrazione ogni battaglia è persa”
I manifestanti che si sono scontrati con le forze dell'ordine avevano degli scudi con sopra impressi i grandi classici del pensiero e della letteratura. Da Moby Dick al Decameron fino a Q. Ilfattoquotidiano.it ha intervistato gli autori del libro
Mercoledì 24 novembre gli studenti in lotta contro la riforma dell’Università hanno assaltato la sede del Senato. Mentre in tutta Italia i ricercatori salivano sui tetti, gli universitari preparavano l’occupazione dei monumenti italiani, negli atenei dilagava la protesta; a Roma, contro i portoni del Senato, gli studenti spingevano scudi di polistirolo con sopra i titoli e gli autori di alcuni grandi classici della letteratura: Elsa Morante, Petronio, Henry Miller, Cervantes, Platone, Luther Blisset. Di tutti questi blasonati maestri del pensiero, gli unici ancora viventi (e soprattutto ancora molto vitali) sono il collettivo Wu Ming (che in cinese mandarino significa senza nome) che nel 1999, con il vecchio pseudonimo collettivo Luther Blisset, aveva scritto il romanzo storico “Q” (pubblicato da Einaudi e tradotto in ben 14 lingue).
“Our novel Q clashes with the Italian pollice”, “il nostro libro Q si è scontrato con la polizia italiana”: questo il messaggio lanciato in quelle ore su Twitter dagli autori.
I Wu Ming sono un gruppo di scrittori da sempre attenti ai movimenti sociali e alla politica “dal basso”. A partire dalle proteste contro la globalizzazione che ebbero il loro battesimo mondiale a Seattle nel 1999 e il loro parziale epilogo nei drammatici giorni del G 8 di Genova nel 2001.
In questo colloquio i Wu Ming riflettono sulle le lotte che si sono intensificate negli ultimi giorni, e dicono: “serve un nuovo racconto. Senza le narrazioni da scambiarsi di sera intorno al fuoco, ogni guerriglia nel deserto è destinata alla sconfitta”.

Gli studenti davanti al Senato si sono fatti fisicamente scudo con alcuni mostri sacri della letteratura e con la Costituzione. I libri contro i portoni delle istituzioni. Wu Ming come interpreta questi simboli contrapposti?
E’ interessante vedere quali classici gli studenti abbiano scelto di portare sugli scudi. Diamo un’occhiata alla testa del corteo. 
Il Decameron di Boccaccio, cioè: storie da raccontare in attesa che termini la pestilenza. 
Il sole nudo di Asimov, cioè la descrizione di un mondo in cui non esiste più contatto umano. 
Moby Dick di Melville, cioè il racconto epico di un’ossessione. 
Don Chisciotte di Cervantes, la storia di un uomo dall’animo nobile e fiero, che però è condizionato da un’ideologia ormai fuori corso, quella cavalleresca. 
Il Satyricon di Petronio, cioè la sapida descrizione del potere crapulone e decadente. 
Tropico del cancro di Miller, cioè l’autofiction, la scandalosa commistione di invenzione e dato biografico. 
Il Che fare? di Lenin, cioè il problema dell’organizzazione. 
Mille piani di Deleuze e Guattari, cioè il tema del nomadismo, della macchina da guerra nomade. Proviamo a riassumere?

Proviamoci.
Nel mondo c’è la peste (Decameron). La peste è l’atomizzazione del legame sociale (Il sole nudo). Chi rifiuta questo stato di cose è spesso preda di un’ossessione che azzoppa l’azione (Moby Dick), cioè l’ossessione per «Lui», Silvio il cetaceo maligno, il berluscocentrismo che condiziona il discorso pubblico. Quest’ossessione diventa un ostacolo ideologico e porta a scagliarsi contro mulini a vento messi lì a bella posta (Don Chisciotte). Il rischio è quello di rimanere ipnotizzati dal racconto indignato di un potere sessuomane e gozzovigliante (Satyricon). Ne usciremo solo se troveremo un nuovo racconto, una nuova auto-narrazione che rompa le consuetudini e in questo mondo appaia come un vero scandalo (oportet ut scandala eveniant, dice la massima latina), contrapposto agli pseudo-scandali del potere mediatico (Tropico del cancro). L’irrompere di un soggetto conflittuale nuovamente unificato sarebbe l’unico, vero, intollerabile scandalo. Da qui il problema dell’organizzazione (Che fare?) e, forse, la necessità di rileggersi Lenin, rigettando quel che c’è da rigettare, ritematizzando quel che si può ritematizzare. Certo, oggi l’organizzazione non può più essere il partito operaio novecentesco, deve tener conto della maggiore mobilità dell’avversario, deve attrezzarsi a combattere in una situazione mutevole, di continua deterritorializzazione (Mille piani). Ma senza le storie, senza le narrazioni da scambiarsi di sera intorno al fuoco, ogni guerriglia nel deserto è destinata alla sconfitta. E così torniamo al primo libro, al Decameron: è grazie alle storie che ci raccontiamo che si evita il contagio della peste.

E la vostra prima opera, che risale ancora a quando vi chiamavate Luther Blisset, cosa ci sta a fare in mezzo a quei classici?
Beh, Q è l’unico libro del «Book Bloc» i cui autori sono ancora viventi. Mica potevano prendere solo dei morti! Diciamo che Q rappresenta il «qui e ora», la necessità di muoversi adesso.

Storicamente siete stati sempre vicini ai movimenti nati in questi ultimi vent’anni. E per molti, Q è il manifesto intellettuale delle battaglie contro la globalizzazione neoliberista sfociate nelle giornate del luglio 2001 a Genova. Le proteste di oggi sono le “solite manifestazioni” di studenti o sono l’espressione di una storia più profonda?
No, non c’è nulla di «solito», la situazione è inusuale, come fu inusuale la fase del 1992-93. Abbiamo la forte impressione che stiano venendo al pettine i nodi di allora. Questo periodo richiama quello, c’è un arco di energia a collegare le due temperie. Ci sono anche personaggi che fanno da ponte, come Massimo Ciancimino, testimone oggi degli inconfessabili accordi di ieri. Siamo in una di quelle situazioni in cui può avvenire l’inimmaginabile. E’ stata soprattutto la crisi a far abbassare la marea di Valium e a scoprire un po’ di relitti mentre sempre più gente si svegliava dalla narcosi. Questi conflitti che attraversano il Paese, queste lotte che scoppiano dappertutto, si svolgono in un contesto peculiare, sono reagenti versati in un paiolo di teste di pipistrello, occhi di rospo e radici di mandragola. Quel paiolo potrebbe scoppiare, o quantomeno creparsi.

Sono ancora le Università e gli studenti soggetti attivi di pensiero critico e di sfida su un piano politico? La cultura, ora più che mai, è rivoluzionaria?
Di certo non è rivoluzionaria l’ignoranza. Uno che andrebbe riletto oggi è don Lorenzo Milani. Ma riletto davvero, e rimesso in gioco, come ha fatto Girolamo De Michele nel suo libro La scuola è di tutti. Sì, la cultura è rivoluzionaria. Ma «cultura» non vuol dire erudizione o nozionismo. «Cultura», sempre per citare don Milani, è saper leggere il contratto dei metalmeccanici.

Q uscì nel 1999. Allora Berlusconi era all’opposizione e aveva governato appena un anno. Adesso secondo molti l’Italia è completamente “berlusconizzata”: l’immagine ha prevalso sulla sostanza, la propaganda sulle idee. E’ davvero così?
Finché non ci si metterà in testa che Berlusconi ha spadroneggiato non per meriti suoi ma per demeriti altrui, non si capirà cos’è successo in questo paese. L’onnipotentizzazione di Berlusconi, la narrazione sconfittista che ha dominato a sinistra, era l’altra faccia della contemplazione ammirata. Era un paradossale «Meno male che Silvio c’è». Sì, meno male che Silvio c’è, così possiamo dare a lui tutta la colpa della nostra incapacità, della nostra insipienza!

Insomma, se B. governa è colpa di questa sinistra che lo ha lasciato fare.
E’ stata la sinistra istituzionale di questo paese, tutta la sinistra istituzionale ai suoi vertici, a tenere Berlusconi dov’è. E anche chi fingeva di opporglisi con un po’ più vigore, in realtà introiettava modelli berlusconiani e li riproponeva in salsa post-modern/radical-kitsch a cazzo di cane. Grida ancora vendetta la campagna di Sansonetti (allora direttore di Liberazione) per la vittoria di Luxuria in un reality merdoso e neo-colonialista. Grida ancora vendetta l’aver chiamato Leo Gullotta, esponente del Bagaglino, a leggere lettere di partigiani al congresso di Rifondazione comunista, pochi giorni dopo la messa in onda di una fiction fascistoide sulle foibe di cui «la signora Leonida» era protagonista.

Nel 2001, “Un altro mondo è possibile” era lo slogan delle mobilitazioni contro il G 8 di Genova. Alla luce di quanto è successo, un “altro mondo” è ancora possibile?
Era più bello l’altro slogan, quello più specifico e contingente: «Voi G8, noi 6 miliardi». Oggi c’è il G20, ma il discorso non cambia. L’altro mondo c’è già, perché c’è un solo mondo, siamo tutti un mondo, e in quel mondo «noi» siamo maggioranza. Dobbiamo solo rendercene conto.

26 novembre 2010

Looney Silvio

Looney Silvio | Don Zauker

Eh, sì, quanti tra voi – italiani cattivi, rancorosi e privi di speranza – sperassero in un veloce decadimento senile del nostro Presidente del Consiglio, che lo porti al rincoglionimento totale, al rilascio degli sfinteri e, di seguito, ad abbandonare la vita politica, farebbero bene a rassegnarsi.
Non solo il nostro Caro Leader sta benissimo ma addirittura ringiovanisce di giorno in giorno.
Guardatelo, sembra un ragazzino.
E non certo per merito dei continui interventi di lifting o delle enormi quantità di coloranti tossici che usa per sciacquarsi i capelli.
No, no, no, no, no, no, no.
Il segreto della sua giovinezza sta nel suo spirito, lo spirito del fanciullino cantato dal Pascoli e dai più grandi poeti.
Come spiegare altrimenti certi suoi comportamenti tipici dell’adolescenza, come l’andare a troie, il fare le corna nelle foto di gruppo, la passione per le maschere e i travestimenti, le ripicche infantili, le telefonate per offendere tutti e poi riattaccare senza lasciare il tempo di rispondere, gli scherzi alle persone anziane e tante altre manifestazioni di uno spirito giovane e un po’ bricconcello?
Certo, se fosse ancora viva la povera mamma Rosa, un paio di schiaffi non glieli avrebbe evitati nessuno (a Silvio, non alla su’ mamma, sia chiaro) perché la vivacità è una cosa buona, ma l’educazione è più importante. Ma va comunque bene così, perché noi abbiamo un leader giovane, vivace, simpatico, onest e che ringiovanisce giorno dopo giorno, come Dorian Gray.
E, come Dorian Gray, nasconde il segreto della sua giovinezza in uno specchio.
Rompete lo specchio e sarete in grado di vedere la verità.

25 novembre 2010

Le foto dell'orgoglio studentesco

Roma Q luther blissett
Roma Tropico del Cancro Henry Miller
Roma Torino Pisa
il ripetente cum laude Bersani
Bersani sale a protestare con i ricercatori
Bologna "gli studenti protestano la polizia li pesta"
carabiniere esaltato pesta manifestante a Milano
nuova sede fn Milano centro
Roma proteste davanti al Senato
Milano agenzia delle entrate

23 novembre 2010

Vieni Via Con Me #3

Un trionfo.
Non ci sono più parole per commentare il successo di questo format.
Record d'ascolti ancora una volta battuto, inoltre il programma è stato commentato da migliaia di internauti via Twitter e FriendFeed.
il confronto politico è stato impietoso per Maroni che ha tenuto un comizio mentre la Bonino ha parlato del corpo delle donne in maniera incisiva e toccante.
Si può dire che Maroni abbia fatto la figura del bambino viziato rivendicando lo spazio per poi utilizzarlo solo a scopo propagandistico, effetti delle future elezioni.
Però c'era un'assenza nella scaletta, mancava la signora Patrizia Aldrovandi.
Io credo  che questo torto debba essere riparato e visto che, nella prossima e ultima puntata, ci sarà spazio anche per chi sostiene l'obbligo alla vita, dopo le pressioni di Casini, sarebbe ingiusto non dare voce a chi  lotta per ricordare la vita del figlio perso in modo assurdo.
Back Link: Vieni Via Con Me

21 novembre 2010

Vieni Via Con Me: Per Maroni hanno censurato Patrizia Aldrovandi

Blog Federico Aldrovandi
Purtroppo il prossimo 22 novembre non parteciperò a “Vieni via con me”. I primi contatti precedono la prima trasmissione, si erano già definiti quasi completamente poi, oggi, è cambiata l’impostazione della prossima puntata e quindi non sono più in scaletta.
Certo mi dispiace, era una grande occasione, ma non cala di una virgola la mia ammirazione sconfinata per Saviano, la stima per Fazio e la redazione.(...)
E dunque, lunedì sera durante Vieni via con me, non solo ci dovremo sorbire l'arcinota filippica propagandistica di Maroni sugli arresti e i beni confiscati alla mafia ma ci perderemo l'intervento, ben più significativo, di Patrizia Aldrovandi.
Forse non era carino ricordare le pecche della Polizia nella stessa puntata dov'è presente il ministro degli interni o forse, lo stesso ministro, non voleva una parvenza di contraddittorio.
Il caso vuole che pochi giorni fa l'avvocato di Cucchi, Uva e Aldrovandi sia stato intercettato illegalmente, probabilmente dalle forze dell'ordine, e il ministro avrebbe dovuto spiegare il perché possa succedere un fatto così grave visto che è anche il paladino delle intercettazioni pulite e delle ispezioni facili.
 Speriamo che l'ultima puntata del format sia riparatrice e che la signora Patrizia possa ricordare il grave lutto che ha subito e presentare il film "E' stato morto un ragazzo" che racconta la storia di Federico.
UPDATE:
L'elenco che avrebbe dovuto leggere Patrizia Aldrovandi :
ELENCO DELLE OFFESE RICEVUTE PER IL SOLO FATTO CHE FEDERICO E’ MORTO PER MANO DI QUATTRO POLIZIOTTI
- 54 lesioni. Ciascuna di queste avrebbe dato luogo ad un processo (Giudice F.M.Caruso)
- 3  invocazioni di aiuto rivolte da Federico agli stessi poliziotti, prima dei rantoli mortali.
- “Federico è morto perchè drogato” : dichiarazione dell’allora questore Elio Graziano
- la pm che non si è degnata di andare sul posto e noi siamo stati avvisati solo dopo 5 ore
- il fatto che a me e mio marito è stato impedito con la menzogna di vedere il corpo di mio figlio abbandonato sul selciato a poca distanza da casa
- le parole “io so sempre dov’è mio figlio” pronunciate dalla prima pm per farci sentire in colpa dopo che il blog aveva scatenato la polemica e l’urgenza di chiarezza
- “calunniatori”, “sciacalli” sono le offese e le umiliazioni dichiarate da alcuni sindacati di polizia ai media su di noi e chi ci aiutava
- il rifiuto di riceverci da parte del vescovo di Ferrara
- l’indagine per calunnia subita dagli avvocati Fabio e Riccardo che si ribellavano alle dichiarazioni ufficiali rilasciate dai vertici di Procura e Questura
- le offese rivolte alla memoria di Federico dai difensori degli imputati durante il processo nell’impossibilità per lui di difendersi
- le offese rivolte alla memoria di Federico definito “povero disgraziato” dal procuratore Minna intervenuto nel processo bis a difesa della dott.ssa Guerra
- la querela della dott.ssa Guerra nei miei confronti, nonostante lei non sia andata sul posto, non abbia sequestrato i manganelli, le auto, non abbia raccolto testimonianze se non quella spontanea di Anne Marie Tsegueu e non abbia indagato i poliziotti che 6 mesi dopo, poco prima di lasciare il caso. Non ha avuto conseguenze disciplinari eppure ha querelato me e Lanuovaferrara che ha riportato la notizia della condanna in primo grado di suo figlio per spaccio di droga... (continua...)

20 novembre 2010

Maroni : overdose mediatica

E alla fine Maroni avrà il suo spazio durante il programma di Fazio e Saviano, proprio come il bambino che frigna con la maestra perché i suoi compagni lo prendono in giro.
Chissà che lista leggerà, magari reciterà l'alfabeto ruttando, forse spiegherà perché la lega è famosa all'estero, probabilmente sventolerà le statistiche dei mafiosi arrestati come se fossi lui in prima persona a coadiuvare le indagini.
E dunque questo Lunedì a Vieni Via Con Me, il ministro che difese  Cosentino e Dell'Utri, avrà il suo spazio per replicare al monologo di Saviano in cui si dice che la Lega interloquisce con la mafia.
Peccato che il ministro sia già in campagna elettorale, in pochi giorni ha sfornato decine di Ansa, è stato intervistato continuamente da giornali e telegiornali ed è stato ospite da Matrix il mercoledì, giovedì era dall'immancabile Vespa per Porta a Porta, venerdì era da Paragone per L'Ultimaparola (sic) e domenica sarà dall'Annunziata per In 1/2H.
E tutto questo solo perché Saviano ha detto la verità, ogni partito che governa rischia di venire a contatto con la mafia e con chi è colluso, lasciando stare il caso Ciocca che è significativo ma minore perchè riguarda solo un comune,  la Lega difese l'assessore regionale Abelli indagato insieme alla moglie (che ha patteggiato) per le mancate bonifiche dell'area Santa Giulia Montecity e tutti sanno che molte imprese lombarde che lavorano con il movimento terra sono colluse con la mafia in quanto minacciate.
La Lega denuncia le mafie al sud ma tace al nord quando governa con i collusi diventando a loro volta dei favoreggiatori, questa è la realtà e la Lega non vuole che il suo nome venga accostato alla mafia sopratutto in periodo d'elezioni anche se tace consapevolmente e fa finta di non vedere le magagne nordiche.

18 novembre 2010

Quelli che remano contro Pisapia

Giuseppe Fioroni
"Continuare a sostenere l'alleanza che parta da Ferrero a o da Vendola è come dare l'alibi al Terzo polo per non scegliere di dare vita a una coalizione in grado di mandare a casa Berlusconi"
Massimo Cacciari
Albertini vorrebbe la desistenza di una parte del Pd...

"L'unica cosa certa è che Pisapia non può vincere"
Il Pd deve valutare la discesa in campo di Albertini?
"Io l'avevo proposto in primavera. Questa è stata una batosta. E le sconfitte quasi mai portano buoni consigli"
Mariapia Garavaglia
 Se questo terzo polo ipotetico candidasse Albertini, lei cosa direbbe?Se ci fosse un pezzo di Pd, o almeno l'astensione del Pd, direi certamente sì.
Quindi ci potrebbe essere un patto di desistenza?
Se serve a vincere a Milano, per un partito che vuole essere nuovo e moderno e non guardare i metodi del passato, sarebbe una bella occasione. Forse potrebbe essere l'occasione per fare del Pd il partito nuovo. 
Emanuela Baio
No a Pisapia, sì ad Albertini, come ha detto la Garavaglia?

Non significa che dico no o sì a chi ha vinto le primarie. Ma bisogna fare un'analisi profonda: Pisapia non era il candidato del Pd. Vogliamo analizzare il voto e capire come comportarci. Questo è doveroso.
Le rifaccio la domanda: lei voterebbe Albertini?
Io sono brianzola. Le rispondo che politicamente la domanda è mal posta. Il punto non è voto questo, voto quest'altro. Bisogna individuare il candidato giusto, questo è il punto.


Questa è una breve lista di chi ha criticato Pisapia dopo la vittoria alle primarie.
Purtroppo si tratta di fuoco amico, questi personaggi sono tutti del Pd.
L'idea del terzo polo dovrebbe venire in mente all'Udc o a Fli, non di certo ai senatori di quel partito che ha promosso l'iniziativa delle primarie.
Come possono pensare che i cattolici di sinistra possano preferire Albertini (quello che ha sfilato in mutande per Armani) a Pisapia (avvocato difensore spesso dei più deboli) ?
In che modo Boeri avrebbe potuto battere la Brichetto se non è neppure riuscito a spuntarla alle primarie?
Come potrebbe un elettore milanese di sinistra votare il sindaco che ha sottoscritto per primo i derivati finanziari?
Come può Albertini raccogliere il consenso della sinistra se ha vietato il gaypride e ha ridotto il sottosuolo di Milano a una groviera con parcheggi sotterranei mai finiti con costi decuplicati negli anni?

Ben venga il terzo polo, ma senza esponenti del Pd, se proprio ci tengono possono seguire la Binetti.

Inception Berlusconi sub. ENG

17 novembre 2010

Pisapia: considerazioni finali


(...)Ha tuttavia senso parlare di vincitori e vinti in questa situazione? Ha senso che dei dirigenti propongano le proprie dimissioni a causa di un'elezione primaria?
A differenza delle elezioni reali, nelle quali chi perde ha il diritto ed il dovere di fare opposizione al vincitore, le primarie servono a stabilire chi, all'interno della stessa parte politica, dovrà avere il compito di sfidare gli avversari. Per fare un paragone sportivo, le primarie sono assimilabili ai temibili trials statunitensi, le selezioni che determinano la composizione della squadra olimpica a stelle e strisce. L'interesse comune di tutti gli organizzatori dovrebbe pertanto essere ottenere la squadra migliore, la squadra più competitiva per gareggiare e vincere contro il centrodestra.(...)
I cittadini chiamati a votare alle primarie, tuttavia, hanno espresso una preferenza tra nomi e programmi accettati indistintamente, pur ciascuno con le proprie preferenze, da tutto il centrosinistra. La disposizione dei partiti intorno ai candidati non è e non dovrebbe essere veicolante per il voto. Prova ne sia il fatto che, mentre partiti che si fanno bandiera della politica dal basso erano incentrati su un unico candidato, il partito notoriamente più d'apparato forniva sostenitori a tre candidati su quattro, pur avendo fornito l'endorsement ufficiale ad uno solo di questi.
In cosa consiste la sconfitta per il PD, quindi? Nel fatto che è stato preferito un altro candidato? No di certo: meglio eventualmente vincere con Pisapia che perdere con Boeri, visto che Pisapia ha dimostrato alle primarie di avere più chance.
La sconfitta del PD è allora programmatica? I cittadini, in fondo, hanno scelto un programma ed un candidato sui cui SEL, e non il PD, aveva messo il proprio marchio. Eppure la regola di base delle primarie è che chi perde sostiene chi vince: logica conseguenza della cosa è che le varie opzioni debbano essere sufficientemente ben viste da tutte le parti in causa da evitare sfilamenti post-sconfitta. Il programma di Pisapia, pur non essendo il programma del PD, è comunque un programma che il PD riteneva sufficientemente positivo da poter essere preso a programma ufficiale della coalizione.
La sconfitta del PD sta quindi nel voler vedere la situazione come una sconfitta, ovvero nell'immagine del "Davide" SEL che atterra il "Golia" PD per la seconda volta dopo le primarie pugliesi, e ponendo così le basi per altri colpi a Bologna, Torino e Napoli nei prossimi mesi. Dimenticando che le primarie servono a trovare il candidato migliore, non quello promosso da questo o quel partito. Ignorando la differenza tra le primarie e le vere elezioni. 
A questo punto, perché non evitare del tutto le candidature ufficiali di partito? Perché non lasciare liberi dirigenti, militanti e simpatizzanti di mettere a disposizione strutture, tempo e mezzi ciascuno per il candidato che ritiene più degno? Perché, nell'ottica di realizzare una vera politica dal basso, i partiti non restano alla porta ad ascoltare, limitandosi a fornire i mezzi affinché la società possa esprimere al meglio le proprie indicazioni?

Fotografia della città al voto: Pisapia ha sconfitto Boeri con quasi 3.500 preferenze. Sono oltre 5 punti percentuali. Che diventano quasi 12 (il 45,3 per cento contro il 33,8) in zona 1. Vittoria schiacciante. Nel quartiere dei salotti, della buona borghesia, dei redditi più alti. Lo stesso in cui Valerio Onida ha raggiunto il suo risultato migliore (il 19,9 per cento rispetto alla media del 13,41) e l'affluenza è stata massiccia: se il totale degli elettori delle primarie è sceso rispetto al 2006 (67.499 contro gli 82.496 di quattro anni fa), in centro il dato è rovesciato: dagli 8.314 votanti per Ferrante, Fo, Moratti (Milly) e Corritore, agli 8.991 per Onida, Sacerdoti, Pisapia, Boeri. A mezzogiorno di domenica, rispetto alla stessa ora di 4 anni prima, i votanti del centro erano addirittura raddoppiati.
Calano, invece, gli elettori di tutte le altre parti della città. Nella zona 2 - che comprende anche via Padova - sono scesi di oltre 2.600 unità (arrivando al 66,74 per cento del totale di quattro anni fa). Anche qui - nonostante la tavolata multietnica di Boeri - ha vinto Pisapia. Di quattro punti percentuali.

Il distacco tra i due aumenta nella zona 3 di Città Studi (picco più alto di Pisapia al 47 per cento contro il 37,3 di Boeri), un po' meno nella 7 - De Angeli, San Siro, Baggio - dove la sfida è finita con il 43 per cento di Pisapia e il 42, 1 di Boeri. Solo ad Affori, Bovisa, Niguarda (la zona 9, dove il Pd ha un importante serbatoio di voti) - secondo i dati «non definitivi» forniti dalla Commissione elettorale - l'architetto ha battuto l'avvocato. Di pochissimo: 3.387 voti a Boeri e 3.367 a Pisapia. Si tratta di venti preferenze. E di duemila elettori in meno rispetto alle primarie 2006.

Pisapia? Ja, danke
Toni accesi fuori e dentro il Pd. Remissioni dei peccati e dimissioni dei Penati. Posso permettermi, nel mio piccolo, di consigliare a tutti di non esagerare? Perché va bene la delusione e l'amarezza, ma sembra che abbiamo perso i Mondiali, che sia il giudizio universale, la valle di Giosafat, il punto di non ritorno.
Così discesi del cerchio primaio... Animi esacerbati. Chi ha vinto sfotte il Pd e spiega che è tutta colpa della politica nazionale (anche Vendola è caduto in tentazione, oggi, su Repubblica). A me pare che gli elettori potessero scegliere e abbiano scelto. Qualcuno, nel Pd, ha votato Onida, qualcuno Pisapia e molti hanno scelto Boeri. Non hanno tutti seguito le indicazioni del partito (questo è il punto) ma hanno votato tre persone perbene (anzi, quattro, perché c'è anche l'1% di Sacerdoti). E tutti dicevamo che erano tre (anzi, quattro) figure di pregio, che avrebbero collaborato in vista delle elezioni comunali della prossima primavera. Fatemi capire: lo dicevamo solo per cortesia e non era vero? (...)

16 novembre 2010

Vieni Via Con Me #2

Altro record d'ascolti per il fortunato programma di Fazio e Saviano, 30% di share e più di 9 milioni di telespettatori, Gf surclassato.
Anche su Twitter il programma ha fatto il botto, tutte le tendenze riguardavano Vieni Via Con Me e l'hashtag #vieniviaconme  era il più digitato in Italia.
Il momento politico più emozionante è stato sicuramente la voce elettronica di Welby che spiegava le sue ragioni  con una toccante chiosa finale della signora Mina.
Bersani e Fini han fatto il loro compitino senza lasciare il segno.
L'iperrealismo di Cetto Laqualunque con Saviano fa il paio con le dichiarazioni odierne di Maroni, non si capisce più dove inizi la realtà e finisca lo scherzo.
Ringraziamo Masi, il miglior promoter della storia.

15 novembre 2010

Per chi suona la primaria


Dalle primarie milanesi, che ieri hanno incoronato Pisapia candidato sindaco del centrosinistra, partono tre messaggi e un avvertimento.

Il primo messaggio è a chi legge la politica di oggi con gli occhi di ieri. Perché le cose cambiano velocemente. I vecchi schemi saltano, gli immaginari si mescolano e gli stereotipi cadono come birilli. La sinistra-sinistra ha in Puglia il viso di un ragazzo di Terlizzi, a Milano quello di uno stimato professionista. Sarebbe un errore imperdonabile non vederlo. 
Il secondo messaggio è ai milanesi. Oltre la sbornia quotidiana del ghe pensi mi, oltre la vis popularis del Carroccio, anche a sinistra c’è ancora una politica che si sporca le mani in mezzo alla strada, che ha la forza di fare battaglie ideali, che cerca la carne viva dei cittadini. E’ una buona notizia per tutti.
Il terzo messaggio è a Letizia Moratti, e per conoscenza al capo del Pdl. Con la candidatura di Pisapia tutto lascia pensare che nel capoluogo milanese si andrà a votare con tre poli. Magari con la discesa in campo di Albertini, figura molto amata in città. La destra berlusconiana, che considera Milano suo territorio acquisito, stavolta rischia grosso.
L’avvertimento, se ne ce ne fosse ancora bisogno, è al Pd. Per l’ennesima volta le consultazioni delle base elettorale del centrosinistra premiano il candidato considerato di “movimento” su quello ritenuto di “apparato”. Dopo la Puglia, dopo Firenze, dopo Milano, il Pd dovrebbe decidersi a fare molto meno casino all’interno e un tantino più di movimento all’esterno. Altrimenti rischia di essere ricordato come il partito che con le primarie gioiosamente nacque, e con le primarie precocemente si spense.

C'è un po' di maretta all'interno del Pd, si vociferano le dimissioni dei vertici milanesi, io dico di tenere lo status quo fino alle prossime elezioni in modo da garantire a Pisapia tutto l'aiuto possibile.
Per battere la sciura Brichetto ci vuole anche un Pd compatto visto che non bisogna assolutamente ripetere l'esperienza del Lazio con la Bonino poco sostenuta dal Pd regionale.

14 novembre 2010

Pisapia vince e convince

 Giornata uggiosa a Milano, pioggia e freddo come nella Londra di Ken Livingstone soprannominato Ken il Rosso.
Giuliano Pisapia vince le primarie di misura su Boeri e questa è una grossa soddisfazione.
L'affluenza è stata buona, circa 69.000 partecipanti (considerando il raddoppio della quota di partecipazione -2€ in tempo di crisi- e le regole più rigide del voto per evitare brogli), e grazie alla macchina organizzativa del Pd la giornata è stata un successo.
Ora bisogna far quadrato intorno al vincitore che deve avere l'appoggio di tutti i partiti del centrosinistra, la Brichetto è nel mirino.
La prima grande vittoria non è la mia, a vincere è innanzitutto la democrazia delle primarie e la vitalità del centrosinistra. Di questo voglio ringraziare tutti i partiti che hanno accettato e reso possibile questa scommessa, a cominciare dal Partito Democratico, che continuerà ad essere la componente principale di un centrosinistra unito e rigenerato da questa bella pagina politica, per sconfiggere insieme le destre, a Milano e nel Paese. E naturalmente Boeri, Onida e Sacerdoti, con i quali c'è stato un leale e proficuo confronto, di buon auspicio per il futuro.
Quella di oggi è la vittoria della politica sull'antipolitica, del dialogo contro la divisione, della responsabilità partecipativa contro il disimpegno cinico ed egoistico. Possiamo dirlo senza incertezze: a Milano qualcosa è cambiato

13 novembre 2010

Primarie di Milano, torna la politica pulita | Gad Lerner

Primarie di Milano, torna la politica pulita | Gad Lerner
Domani Milano potrebbe riservare una grossa sorpresa alla politica italiana.
Qualcosa è cambiato in città, e lo misureremo dal numero dei cittadini che si recheranno alle urne per scegliere il candidato sindaco del centrosinistra in quella che da quasi vent’anni viene considerata la roccaforte inespugnabile del berlusconismo, del leghismo e dell’affarismo. Nell’aria si respira passione civile, voglia di partecipare e, per la prima volta, anche la speranza di farcela. La sfida, resa appassionante dall’esito incerto, è fra “uomini nuovi” ma conosciuti e rispettati (Boeri, Onida, Pisapia) che si contendono i voti in un clima unitario, pronti a sostenersi l’un l’altro fin da lunedì prossimo. Con loro si è confrontata una galassia di comitati di quartiere, associazioni civiche, movimenti del volontariato sociale, galvanizzati dalla possibilità di rispecchiarsi in una leadership di cui condividono valori e programmi. Niente più soluzioni di ripiego da votare tappandosi il naso, figure tecniche o comunque sbiadite, “inventate” per adeguarsi alla cultura dominante.
Il gran borghese Guido Rossi saluta queste primarie addirittura come “un punto di svolta per un nuovo illuminismo ambrosiano”. Ma stavolta a risvegliarsi non pare solo la Milano élitaria dei salotti, nauseata dall’illegalità diffusa e dai litigi che paralizzano i gruppi di potere locali. E’ nelle periferie a lungo dimenticate che gli appuntamenti con Boeri, Onida e Pisapia hanno registrato la partecipazione di migliaia di elettori, molti dei quali fino a ieri propensi all’astensione. Gli stessi comitati di sostegno alle candidature sono stati animati dall’impegno di giovani alla loro prima esperienza politica.
Naturalmente solo il numero dei partecipanti al voto di domani potrà confermare che non si tratti di un’illusione ottica. Furono 72 mila nell’ottobre di due anni fa i partecipanti alle primarie del Partito democratico. Misureremo se, e di quanto, aumenteranno. Ma se questo sussulto civico non è un’impressione, allora Milano potrà rivelarsi laboratorio politico nazionale di un’opposizione che finora non è riuscita a capitalizzare consensi proporzionati al plateale fallimento del centrodestra. Forse davvero la crisi istituzionale e la disistima nei confronti della classe politica possono trovare un antidoto nella rinascita di una democrazia dal basso che si nutre di partecipazione e ascolto.
Il braccio di ferro tra potentati che ha paralizzato l’Expò 2015, lo scandalo dei rifiuti tossici mai smaltiti, il crac degli immobiliaristi cui la politica locale si è legata mani e piedi, la falsa emergenza rom, gli insulti al cardinale Tettamanzi, la rissa nelle Asl e l’infiltrazione della criminalità organizzata, suscitano un moto di ripulsa generalizzata nella cittadinanza. Neppure negli anni di Tangentopoli Milano si era mai ritrovata preda di un tale degrado culturale, pagato con la crescita delle disuguaglianze sociali e l’impoverimento del suo tessuto urbano. Lo sanno bene anche Berlusconi, Bossi, Formigoni e La Russa che, se potessero, indicherebbero volentieri un candidato sindaco alternativo all’impopolare Letizia Moratti. Lo ha capito anche Fini, che non a caso ha convocato il primo congresso di Futuro e Libertà proprio a Milano nel prossimo mese di gennaio, sognando nel frattempo di convincere l’ex sindaco Gabriele Albertini a una candidatura “terzista” che difficilmente giungerebbe al ballottaggio, ma che potrebbe sancire la sconfitta di Berlusconi e Bossi nella loro capitale.
Milano scopre così di non essere necessariamente terra straniera per la sinistra. Al contrario, ricorda di essere stata la culla del socialismo riformista che l’ha amministrata con giustizia sociale nei decenni della modernizzazione grazie a sindaci della levatura di Antonio Greppi, Aldo Aniasi, Carlo Tognoli. Del resto già nelle ultime elezioni provinciali e regionali la destra vi ha prevalso solo per poche migliaia di voti, anzi, nel perimetro comunale nel 2008 Filippo Penati sopravanzò il berlusconiano Guido Podestà.
Ora i milanesi delusi dal fallimento della destra, in quella che avrebbe dovuto diventare la sua città modello, scoprono la possibilità di un’alternativa dal basso. Si chiama democrazia partecipata, ha già dimostrato di saper promuovere personalità autorevoli e indipendenti. Domani Milano potrebbe lanciare un segnale di riscossa della politica pulita, alla quale ci eravamo disabituati

12 novembre 2010

La consegna del "pacco" Ruby

Ruby e la notte in Questura. I verbali: “Vada in comunità”, “Sia affidata alla Minetti” Blitz Quotidiano
Perché Ruby è stata affidata a Nicole Minetti, se il pm dei minori dice di aver ordinato che andasse in comunità? Da un lato c’è la versione del commissario capo Giorgia Iafrate, dall’altra quella del magistrato del Tribunale dei minori Annamaria Fiorillo. E’ la sera del 27 maggio scorso, Ruby viene portata in Questura per furto.
La mattina dopo Giorgia Iafrate scrive, secondo quanto riporta Repubblica: ”La scrivente per quanto sopra esposto ed in perfetta armonia con le chiare disposizioni ricevute dai superiori, disponeva che la minore fosse affidata alla Minetti, che s’impegnava a fornire la massima collaborazione con l’ufficio di polizia procedente”.Si parla di superiori, di ordini venuti dall’alto: dalla Questura o dal magistrato? Negli ultimi giorni il ministro dell’Interno Roberto Maroni e il pubblico ministero Fiorillo hanno avuto uno scontro acceso e alla fine Maroni ha querelato il pm che lo aveva accusato di calpestare la verità.
Nel verbale dell’assistente E.C. che ha fermato la ragazza marocchina il pm Fiorillo ordina che “la giovane, in quanto sedicente, fosse accompagnata in questura”.Poi si legge ancora, secondo la ricostruzione di Repubblica: ”Alle ore 22.25″ due agenti s’incaricano delle incombenze e del “successivo affidamento della minore presso una struttura protetta”.
Secondo la Fiorillo che ha fatto ricorso al Csm lei stessa aveva disposto che Ruby venisse identificata e “collocata in idonea struttura di accoglienza. Nel corso delle successive comunicazioni si delineava un quadro alquanto confuso circa le condizioni di vita della ragazza”. La ragazza, si scopre dopo, era stata “precedentemente fotosegnalata”.
A fine luglio, esattamente due mesi dopo, il 27 viene a galla un altro particolare: le pressioni, le telefonate alla Iafrate, ricercatissima dal capo di gabinetto dottor Ostuni “contattato telefonicamente da parte della presidenza per il consiglio dei ministri, dove era stato specificato che la ragazza fermata era la nipote del presidente Moubarach (sic) e che quindi doveva essere lasciata andare”.
A questo punto le cose si complicano e il pm Fiorillo ricostruisce: “Ricordo che mi venne detto che la stessa era la figlia (sic!) di Mubarak – la qual cosa mi parve poco credibile – e che aveva riferito di essere in Italia per motivi di studio, che si manteneva facendo la danzatrice del ventre, e che a Milano era ospite di un’amica brasiliana”.
In Questura arrivano Nicole Minetti e due brasiliane, ma secondo Repubblica nel verbale di luglio ne compare solo una, e “dopo aver informato di quanto accaduto” Fiorillo, “si provvedeva a redigere apposito verbale di affidamento”.
Ruby viene affidata alla Consigliere regionale Pdl in Lombardia. Iafrate “mi prospettava la possibilità di affidare la giovane a un consigliere ministeriale, persona che si era presentata spontaneamente in questura.. . Ciò suscitò in me notevoli perplessità, che esternai con chiarezza all’interlocutrice, sottolineando in modo assertivo l’inopportunità di un affidamento a persone estranea alla famiglia senza l’intervento dei servizi sociali… Non ricordo di aver autorizzato l’affidamento della minore a Minetti Nicole”, scrive la Fiorillo.
Ma dov’è finita la disposizione del pm di portare la marocchina in comunità? “Durante le fasi di redazione degli appositi atti si ricontattava il pm di turno informandola che non era stato possibile trovare una comunità”, scrivono i poliziotti. Cosa è successo allora? Sembra che ”al 27 maggio erano presenti 5 ragazze” mentre “la capienza massima è di 12 ragazze”. Il posto dunque c’era
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11 novembre 2010

Ruby: Fiorillo vs Iafrate

Giorgia Iafrate, la funzionaria della questura che affidò Ruby a una sconosciuta, prova a difendersi arrampicandosi sugli specchi e scaricando le colpe sulle comunità, l'ultima ruota del carro.
La Iafrate arriva a dire addirittura che queste strutture chiudano alle 17, come dei normalissimi uffici, ma è una balla colossale.
Queste strutture sono operative 24 ore su 24 e quindi sono sempre reperibili, sempre.
Gli educatori devono vegliare sui ragazzi indi per cui fanno turni di notte, c'è sempre qualcuno in struttura.
La Iafrate non ha neanche le palle di assumersi le proprie colpe e infatti non ha neppure firmato la relazione dei poliziotti della volante e ora gioca allo scaricabarile, complimenti.
Prassi rispettata un cazzo e infatti ammette di aver agito con celerità come se la questione fosse un peso, peccato che la questione fosse una ragazzina con gravi problemi e non un pacco.
Questa funzionaria getta  fango su tutta la questura.

Cos'è che non l'ha convinta della ricostruzione di Maroni?
"Il passaggio in cui il ministro sostiene che io avrei dato il consenso all'affidamento alla Minetti. È stato quello che mi ha fatto sobbalzare. Ho un ricordo ancora vivo di quella notte così agitata, ci sono state sei o sette telefonate... Ma non ricordo di aver mai dato quell'autorizzazione". 
E quando le hanno detto che Ruby era la nipote di Mubarak, lei cos'ha risposto?
"Non me la sono bevuta, non sono mica scema. "E io sono Nefertiti, la regina del Nilo", gli ho detto. Poi dopo le loro insistenze ho aggiunto: "Se è proprio così, che facciano mandare una conferma scritta dall'ambasciata egiziana"". 
Secondo lei gli agenti che si occupavano del caso erano sotto pressione?
"Assolutamente sì. Quella sera ho commesso un solo errore che forse ha cambiato il corso degli eventi. Non ho rassicurato la funzionaria che se ne occupava, la dottoressa Iafrate. Era tutta irrigidita, parlava come se recitasse seguendo un copione. Sembrava combattuta".
Cos'altro l'ha insospettita il 27 maggio?
"Anche l'espressione che hanno usato per riferirsi alla Minetti. Credo che l'abbiano definita "consigliera presidenziale" o qualcosa del genere. Al che io risposto: "Scusi, io per un po' di tempo ho insegnato anche diritto costituzionale alle superiori, questa carica non l'ho mai sentita prima"".  
E la ricerca di una comunità che accogliesse Ruby? Maroni ha sostenuto che è stata fatta, ma non c'era posto.
"Quella notte i posti disponibili in comunità c'erano, eccome. Una vera balla. Non è mai stata avviata una richiesta del genere".  
Insomma, le incongruenze sarebbero secondo lei numerose. Ma è anche sulla base della sua relazione che il procuratore Bruti Liberati ha ritenuto corretto l'operato degli agenti.
"Si è basato sulla relazione del mio capo, la dottoressa Frediani, che è stata di gran trasparenza, e a quella relazione è allegata la mia. Non so, non conosco le motivazioni sulla base delle quali il dottor Bruti Liberati ha tratto quelle conclusioni. Forse avrà avuto altri documenti. Tutto può essere equivocato".
Lei perché "punta i piedi"?
"Perché se non lo faccio, entro in conflitto con me stessa. Sul rispetto delle leggi ho fatto un giuramento. E non posso considerare tutti gli equilibri del sistema, devo badare alla minima parte, la mia. Io, nella mia vita, che cosa sto facendo?".

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10 novembre 2010

Ruby: procedura rispettata un cazzo

C'è vita nel Tribunale per i minorenni di Milano.
La PM Anna Maria Fiorillo si rivolgerà al Csm perché non condivide le valutazioni finali del duo Bruti Liberati - Maroni riguardo l'affidamento di Ruby.
Non ci vuole un genio per capire che tale procedura non esiste, non è scritta da nessuna parte.
Come si può affidare una 17enne scappata da diverse comunità, senza permesso di soggiorno e accusata di furto a un'altra ragazza 25enne senza vincoli di parentela con la minorenne in questione ?
In aggiunta le comunità sostengono di non aver ricevuto telefonate dalla questura per vagliare se ci fosse posto nelle strutture milanesi e comunque Ruby doveva tornare a Genova nella comunità di provenienza.
La PM Fiorillo si smarca e rivendica il suo buon operato e non accetta la parola "accordo" venuta fuori da chissà quale codice inventato sul momento; ora avrà contro tutti: la questura, il ministro Maroni, il governo, Bruti-Liberati e compagnia.
Questa storia fa incazzare perché c'era di mezzo una ragazza a cui è stata vietata un vita migliore, privata di un'adolescenza normale perché doveva fare, nel migliore dei casi, la danza del ventre per quel puttaniere di Premier che abbiamo.
Lo stesso Maroni ha rivendicato  la celerità dell'operato, perché? quale bisogno c'era ?
La questione dell'affido non è chiusa checché ne dicano i vari Maroni e Bruti Liberati.

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Pompei e i numi tutelari.

Il deterioramento di Pompei è la metafora della crisi italiana.


Proprio Pompei, città promiscua dove non si faceva distinzione tra etero-gay-bisex ecc., non ha retto all'incuria e agl'interventi della protezione civile offrendo al mondo un'immagine dell'Italia che non ci meritiamo.


Il crollo dell'edificio è avvenuto pochi giorni dopo alla battuta omofoba del Premier e i numi tutelari della città vesuviana hanno detto no a tale abiezione.

 

09 novembre 2010

Vieni Via Con Me

Un successo imprevisto, record di ascolti, Grande Fratello battuto e quasi doppiato.
I numeri ci fanno sperare in un Italia migliore però non ci devono far dimenticare i contenuti del programma.
La polemica sugli stipendi è stata stucchevole e non si capisce perché l'arte non debba avere un costo, comunque bisogna ringraziare quel genio di Masi per la pubblicità gratuita e sopratutto per aver ospitato Benigni senza la spada di damocle del caché che avrebbe potuto limitare e condizionare l'artista.
Benigni si è presentato a briglie sciolte e ha fatto il suo show libero e geniale come tutti gli altri ospiti della trasmissione mentre Saviano con il tricolore in mano è stato vermente un momento magico ed emozionante.
La diretta #vieniviaconme su Twitter è stata sorprendente, molte persone commentavano il programma felici e orgogliosi della Rai mentre il GF veniva completamente ignorato.

08 novembre 2010

La catastrofe berlusconiana

Occupazione della ciminiera da parte dei non regolarizzati Milano 2010
La non ricostruzione abruzzese
Discarica nel Parco del Vesuvio e limone deforme
Crollo di un edificio storico a Pompei
Campania invasa dai rifiuti
Piscina Mondiali di nuoto Roma posta sottosequestro 2009
Alluvione in Veneto 2010

07 novembre 2010

Pompei, lo sgomento dei turisti "I tesori vanno custoditi"

Pompei, lo sgomento dei turisti "I tesori vanno custoditi" - Napoli - Repubblica.it
Incuria, manutenzione carente, pioggia. Così è crollata negli Scavi la Schola Armaturarum, la Casa dei gladiatori. Un crollo avvenuto dopo un anno di Protezione civile e di commissariato Fiori che ha portato a un vuoto di potere. Un crollo annunciato, commenta il sindaco di Pompei, Claudio D'Alessio. Questa mattina sopralluogo della soprintendenza nell'area danneggiata. A Pompei anche il ministro Sandro Bondi.
POMPEI - Peppino è una guida di quelle antiche, cartellino al petto e giacca d´ordinanza. Ieri mattina, per lui, pessimo risveglio. É crollato quello che oggi si direbbe l´"atelier" dei gladiatori, l´Armeria, lo show-room dei combattenti da spettacolo degli antichi romani, il veterano dei tour guidati lo ha appreso dal sito di "Repubblica". «Quaranta milioni di euro, ed ecco che ne hanno fatto di Pompei». Vuol ripeterlo alla telecamera, per favore? «Io non sono nessuno, ma - accetta Peppino - se volete faccio la voce fuori campo». Mentre registra con aria triste, passa una famiglia di turisti di colore, lei modello Michelle Obama, due bambini, e il marito: «Scusate», dicono, scansando un cagnetto minacciato da un cane più grosso. C´è chi parla di un crollo annunciato («Troppe omissioni, c´era da aspettarselo»), come il sindaco di Pompei Claudio D´Alessio mentre i turisti in coro dicono che «i tesori vanno custoditi. É un disastro, il patrimonio mondiale va difeso».
Casa crollata dopo un anno di Protezione civile e commissariato Fiori. Progetto anti-randagismo - uno dei motivi che fecero proclamare l´emergenza nel 2008 - fallito: i cani abbandonati a Pompei dovevano avere collare, microchip e trovare padrone in poco tempo. Pochissimo di tutto questo si è realizzato. Soldi stanziati e spesi: poco più di 100 mila euro. Una madre e una figlia guardano insistentemente verso la fine della via dell´Abbondanza, dove gli operai si danno da fare intorno al crollo della Schola Armaturarum. «Ma come, ieri c´era, ti ricordi, l´abbiamo vista». «Era quella bella, con gli affreschi all´esterno?». Intanto gli operai trasportano alte transenne a maglie strette. Non paghi, le ricoprono con teli bianchi. La finalità non può essere solo la sicurezza dei visitatori. L´obiettivo principale è fare schermo ai fotografi dei giornali e alle telecamere. «Sono in giro da stamattina - dice all´Ansa una turista di Ravenna che è a Pompei da qualche giorno - non mi sono accorta del crollo, sennò l´avrei subito disegnato: non uso macchine fotografiche, sono una disegnatrice».
La Schola era su via dell´Abbondanza, strada principale di Pompei, ma verso la fine, in direzione dell´Anfiteatro, a due passi dalle due vigne che fanno rivivere il vino dell´antichità. In genere arrivati qui, si svolta per il vicolo della Nave Europa e si segue lo stradone delimitato dai pini secolari, che riporta all´anfiteatro. Sfugge la bellezza dei due affreschi ai lati della porta d´ingresso di quella che ai turisti viene presentata come la "Casa dei Gladiatori", mai visitabile perché consistente in un unico ambiente vuoto e spoglio. Peccato, ora si vedrà solo in foto. Aggirata l´insula ci troviamo dalla parte opposta: il transennamento va avanti anche lì, il crollo a minuti non sarà più visibile da nessuna parte. Perché? Passano due tedeschi, marito e moglie, e domandano ironici: «Protezione civile?». «Io cerco la Casa di Venere - dice una signora di Milano, mostrando la piantina - ma lì che cosa è successo? È caduta una casa?». I custodi vanno e vengono, l´unica funzionaria della Soprintendenza che è stato possibile reperire sull´istante, Grete Stefani, dà perentorio ordine di non far passare nessuno. «L´abbiamo scampata bella noi sorveglianti». Gli fa eco una collega: «Ogni giorno passano centinaia di scolaresche. Se fosse accaduto qualche ora più tardi...».Stella Cervasio

06 novembre 2010

Il rush finale di Giuliano Pisapia.

“Milano sta morendo”. Il motivo della scelta di Giuliano Pisapia di candidarsi alle primarie sta tutto in questa premessa: “Gli indicatori Ocse dicono che siamo agli ultimi posti nelle classifiche europee: Milano era la città dell’accoglienza, ora è caratterizzata da egoismo ed esclusione. Qui si trovava lavoro, ora non c’è più sviluppo. E nemmeno luoghi di aggregazione”. La responsabilità di questa decadenza, secondo Pisapia, va cercata nei vent’anni di governo del centrodestra. Ma fino all’esito delle primarie del 14 novembre, la rivalità, più che sull’asse Pdl-Lega, si concentra sugli altri competitor della corsa tutta interna alla coalizione. E allora che cosa differenzia Pisapia da Stefano Boeri? “Le differenze – risponde – sono evidenti. Basta guardare ciò che si è fatto in questi decenni. Io ho sempre partecipato alla vita politica della città. Sono sempre stato presente accanto a tanti che si sono battuti per temi e valori che dovrebbero essere di tutti”. Perché allora il Partito democratico ha scelto di sostenere Boeri? E’ corretta questa presa di posizione? La risposta evita frizioni dirette con il Pd, ma non risparmia una stoccata: “Ogni partito ha diritto di dare le proprie indicazioni. Quando però si elimina la par condicio, rifiutando di fornire gli elenchi di nomi dei potenziali votanti, si rischia di falsare la corsa. Su questo sono d’accordo con Onida. Non lo appoggio, invece, quando dice che i partiti non dovrebbero prendere posizione”. La parola d’ordine di Pisapia è partecipazione: “I cittadini non devono più essere dei sudditi”. Quando si parla di trasparenza, però, non si può non parlare degli interessi mafiosi sugli appalti, specialmente in questi anni che precedono l’evento-Expo. “Si può fare qualcosa di concreto, ma forse per Expo siamo già in ritardo. Fondamentale è la ricostituzione di una vera commissione antimafia. Ma a condizione che abbia reali poteri di controllo e verifica su appalti e subappalti”. Se Pisapia diventasse sindaco di Milano, avanzerebbe due proposte: microcredito garantito dal comune ai giovani per favorire l’occupazione. E poi i diritti civili. “Su questo tema – conclude Pisapia – la città si è sempre mostrata all’avanguardia: è ora di costituire un registro delle unioni di fatto, per dare diritti a chi non vuole o non può contrarre matrimonio”.