Il Presidente Napolitano: «Rispettare il Tricolore è un dovere per chi ha ruoli di governo»

04 giugno 2011

La Milano che vorrei

Finita la sbornia per la fantastica vittoria di Pisapia, è ora di esprimere qualche desiderio per la Milano che vorrei.
Nota bene, questi desideri sono tutti inseriti nel programma elettorale vittorioso:
  • La riapertura della scuola serale civica comunale chiusa dalla sciura Brichetto.
  • Gli orti per i pensionati.
  • La Darsena riportata ai fasti passati.
  • Una gestione positiva delle case popolari e dell'ATM.
  • La realizzazione del progetto iniziale dell'EXPO.
5 punti, alcuni di nicchia e alcuni d'impatto, che daranno un senso al mandato elettorale del nostro Giuliano.
Ora una piccola carrellata d'immagini dell'apoteosi.


Grazie Milano

17 maggio 2011

Pisapialand +7

Per tutti quelli che dicevano che Giuliano fosse troppo di sinistra, troppo garantista, troppo liberale, troppo borghese, troppo vecchio, troppo cortese, troppo tutto............ +7
Io ci credevo; negli ultimi tempi, a causa del lavoro, non scrivevo più sul mio blog che tante soddisfazioni mi ha dato, la cronaca italiana sfornava input tutti i giorni ma ormai mi era passata pure la voglia di scrivere delle nefandezze giornaliere che certi personaggi ci propinano quotidianamente.
Avevo cessato pure di fare un po' di promozione al caro Giuliano, io il mio lo avevo già fatto; imbeccato dal blog de Il Bastardo, il 16 luglio 2010 ( quanto tempo è passato)  feci  endorsement per il mitico avvocato quando tutti dicevano che partisse perdente, che le primarie non le avrebbe mai vinte, quando i giornali di sinistra sostenevano a tutto spiano ma inanemente il buon Boeri.
10 mesi fa eravamo in pochi ma ora, giustamente, sul carro del vincitore ci salgono tutti : il Post, Repubblica, il Fatto Quotidiano, e pure un certo Cacciari cerca di smorzare le critiche.
Pisapia c'è, Milano pure, manca ancora un piccolo passo e la Brichetto potrà tornare a casa a giocare al piccolo chimico con il suo maritino.
A Milano c'è profumo di gelsomino !!

17 aprile 2011

I manifesti a Milano

Milano è tempestata di manifesti, elettorali e non, alquanto ambigui o inopportuni.
Goodbye Mama, il lungometraggio di Michelle Bonev, dopo aver vinto un premio farlocco al festival di Venezia, è ora uscito nelle sale cinematografiche. Ci sono manifesti un po' ovunque a Milano di questo film fatto solo grazie all'intercessione di Bondi; chissà se i soldi guadagnati al botteghino basteranno a ripagare almeno questa massiccia campagna pubblicitaria.
In periodo di campagna elettorale se ne vedono di tutti i colori, manifesti abusivi oppure con grafiche sbagliate.
Pochi mesi fa passò una legge proposta dalla Lega che condonò le multe per le affissioni abusive. E proprio la Lega vince il premio dell'abusivo avendo tappezzato la città con i manifesti generici "vota Lega" oppure “Con il federalismo fiscale Milano Capitale”, senza appunto neanche la faccia di un candidato comunale, palesemente abusivi.
Sergio Rizzo, sul Corriere, notava che saranno i Comuni a dover provvedere all’espianto dei manifesti abusivi appiccicati su muri, palizzate ed edifici storici: la bazzecola potrebbe costare da 80 a 100 milioni di euro.
Proprio oggi è stato rintracciato il padre degli orrendi manifesti rossi con gli slogan contro i magistrati; l'idea di poter stampare questi manifesti è stata naturalmente di un candidato comunale pdellino che voleva ingraziarsi il premier. Questi cartelli istigano anche le persone più perbene, purtroppo però staccare i manifesti è reato quindi il gioco non vale la candela.
Ora veniamo alla fantasmagorica campagna elettorale della sciura Arnaboldi in Moratti. La campagna di Letizia Moratti, fotografata da Bob Krieger, è veramente brutta; ci sono slogan prevedibili e di nessun impatto, foto con delle pose forzate, il font usato per i testi è incredibilmente pasticciato. Secondo me gli hanno tirato una clamorosa sòla visto quanto ha speso. Contenta lei.....

15 aprile 2011

Prove “granitiche” contro i falsari di Formigoni 

Prove “granitiche” contro i falsari di Formigoni | Gad Lerner
Torno da Venezia e trovo questa buona notizia su www.repubblica.it
Sono lieto di averla anticipata invitando Marco Cappato, il protagonista della denuncia, lunedì scorso all’Infedele.

La Procura della Repubblica di Milano ha individuato circa 770 firme false sulle 3.800 raccolte per le ultime regionali dal listino ‘Per la Lombardia’ del governatore Roberto Formigoni. Una decina di consiglieri comunali e provinciali di tutta la Lombardia è stata iscritta nel registro degli indagati con l’accusa di falso ideologico, che prevede la condanna da due a sei anni di reclusione.
I consiglieri che hanno convalidato le firme per le elezioni dello scorso 28-29 marzo stanno ricevendo in queste ore un invito a comparire in Procura per un interrogatorio. Fra loro ci sono i consiglieri provinciali milanesi Barbara Calzavara e Massimo Turci. La falsità delle firme è stata accertata non con una perizia calligrafica, ma convocando uno per uno in Procura tutti i firmatari, 770 dei quali, in relazione al listino bloccato, hanno disconosciuto la propria firma. Per questo motivo le fonti di prova raccolte sono state definite “granitiche” dagli inquirenti. La prova del falso è ritenuta certa anche per numerose firme presentate a sostegno della lista provinciale milanese ‘Il Popolo della libertà Berlusconi per Formigoni’.
L’inchiesta era nata anche a seguito di un esposto dei Radicali che avevano consegnato ai magistrati copia di circa 500 firme da loro ritenute false. I Radicali avevano presentato anche un secondo esposto al pm perché, a loro dire, anche in base ad articoli di stampa, la lista di Formigoni sarebbe stata riaperta all’ultimo momento per fare entrare come candidata consigliere regionale Nicole Minetti, poi eletta nel listino bloccato.

13 aprile 2011

Misurata come Sarajevo

Libia e Bosnia-Erzegovina, la tragedia delle città assediate. - Lettera43
Sarajevo 1992, Misurata 2011. Due città assediate. Vittime delle ire di dittatori spietati intenti a sfogare la propria sete di vendetta sulla popolazione civile.
L'assedio della capitale della Bosnia-Erzegovina, durato tre anni, nove mesi e 24 giorni (dal 5 aprile 1992 al 29 febbraio 1996), è il più lungo della storia. Sarajevo era un simbolo di convivenza interetnica per la ex Jugoslavia. Un esempio da annientare a tutti i costi secondo le forze nazionaliste serbe. Si stima che tra il 1992 e il 1995 siano state uccise più di 12 mila persone, di cui l'85% civili.
LA TRAGEDIA LIBICA. Quantificare l'inferno di Misurata, invece, non è ancora possibile. La terza città di Libia è da un mese accerchiata dalla forze di Muammar Gheddafi. E paga il prezzo della sua posizione: è un'enclave degli insorti in territorio “nemico” che si trova a metà strada tra la capitale Tripoli e Sirte, città natale del Colonnello. La sua resistenza è un affronto che Gheddafi non poteva sopportare.
Oltre ai tank che controllano gli accessi alla città, il raìs ha schierato le forze di sicurezza nel centro per terrorizzare la gente, ha sguinzagliato squadre di cecchini e ha ordinato di lanciare i micidiali missili Grab.
L'ALLARME UNICEF. L'Unicef ha lanciato l'allarme: almeno 20 bambini sono morti nelle ultime settimane per ferite da schegge di mortai e proiettili, e mancano le medicine. Per questo il responsabile regionale per il Medio Oriente, Shahida Azfar, ha invitato la comunità internazionale «a fare sforzi straordinari per proteggere la popolazione civile, e a mettere fine all'assedio». All'appello si è unito il governo provvisorio di Bengasi che ha tirato in ballo direttamente la Nato affinché «fermi il massacro di civili». (...)
Vai all'articolo esteso

12 aprile 2011

Un sabato con Letizia…a pagamento 

Un sabato con Letizia…a pagamento | Gad Lerner
Questo articolo è uscito su “Vanity Fair”.
Lo scorso giovedì 7 aprile, alle ore 19,25, è pervenuta a uno studente ventiduenne di mia conoscenza la seguente mail, intitolata “URGENTE! Proposta lavorativa sabato 9 aprile”.
La società organizzatrice di eventi che di solito gli offre lavoretti saltuari come steward o cameriere, stavolta proponeva: “URGENTE! Cerco 100 FIGURANTI per evento sabato 9 aprile presso location al chiuso in via Romagnosi a Milano (zona Duomo). Orario 14,30-17 Compenso 30 euro netti, pagati lunedì 11 aprile tramite bonifico o assegno. Se sei disponibile, fammi sapere al più presto e INVITA A PARTECIPARE QUANTE PIU’ PERSONE POSSIBILE (devono essere tutti maggiorenni, vanno bene amici, parenti, genitori, zii, ecc.)…”. Seguono altre indicazioni pratiche e la firma.
L’idea di guadagnare 30 euro senza troppa fatica ha spinto lo studente a inviare il suo ok. L’indomani gli è giunta la telefonata: “Dovrai partecipare al convegno elettorale di Letizia Moratti. Bada, all’ingresso, di iscriverti fra i partecipanti, non fra gli steward, perché il tuo lavoro consiste solo nel sederti in sala fra il pubblico”. Lui c’è rimasto un po’ male e ha risposto che no, non condividendo la politica della Moratti, rinunciava a quel facile guadagno. Altri amici più spregiudicati, o più bisognosi, hanno obiettato alla sua scelta: “Io ci vado, prendo i soldi e poi non la voto”.
In effetti sabato 9 aprile alla Fondazione Cariplo di via Romagnosi si svolgeva il convegno “Più grande Milano, più grande l’Italia”, in cui la ricandidatura a sindaco di Letizia Moratti veniva supportata da Roberto Formigoni, dal leghista Giorgetti e da una serie di esperti. La sala a anfiteatro, capienza di circa trecento posti, era bella piena. Gli inviati dell’Infedele vi hanno contato più o meno centocinquanta studenti ciellini della Cattolica, una cinquantina di militanti del Pdl e i cento figuranti reclutati a pagamento tramite agenzia. Questi ultimi dichiaravano al nostro microfono di essere venuti per curiosità personale, salvo poi ridacchiare fra loro appena preso posto.
Il mio primo pensiero va ai centocinquanta giovani ciellini convenuti alla manifestazione gratis e per convinzione personale, che rispetto: non è offensivo della loro militanza affiancarli con dei precari mercenari, come se la politica non potesse rinunciare alla falsità del tutto esaurito? Quanto ai cento figuranti pagati 30 euro netti, mi chiedo se fosse proprio necessario fornirgli, oltre a quell’esempio di commedia politica, anche la prescrizione di mentire. Che insegnamento gli resterà, da quel sabato pomeriggio elettorale?
Per Letizia Moratti pagare tremila euro (30 euro per cento figuranti) la certezza di avere un teatro pieno, è un’inezia. Come per voi comprare un pacchetto di sigarette. La sua campagna elettorale costa svariati milioni, e si vede: immortalata in ogni foggia, la sindachessa ci sorride ad ogni angolo di strada, da manifesti semoventi di ottima qualità. Come il volume illustrato che ha fatto recapitare a casa di tutti gli elettori. Del resto, quando suo figlio è incorso nel brutto episodio della “casa di Batman” su cui la magistratura indaga per violazione delle norme edilizie, si è potuta permettere addirittura il beau geste di liberarsene, annunciando che la devolverà in beneficenza. Cosa volete che sia un milione in più o in meno per la prima cittadina di Milano?
Questa storia mi conferma nell’idea che troppi soldi fanno male alla politica. Forniscono, a chi ce li ha, la malsana illusione che la realtà sia sempre e comunque manipolabile.
Scritta apparsa su un muro di Milano: “Non importa chi ha ragione ma a chi conviene darla”.

06 aprile 2011

Il flop della Nato in Libia

Per tutti quelli che pensavano che la Nato fosse la soluzione dei problemi in Libia.

Una mattina giunge l'eco delle bombe
l'adrenalina in corpo con la rabbia che mi spinge
a protestare far saltare tutto in aria
ma è arrivata la notizia: è una guerra umanitaria

e protestando poi mi son trovato solo
è una belva sanguinaria va rasa al suolo
lanceremo solo bombe con testata intelligente
quattro giorni ed è finita atnto tu non senti niente

anestetizzato dalla NATO mi sento sollevato
ma rischio di confondermi
se incontro un immigrato
e del lavavetri faccio volentieri senza
il profugo lo accetto perchè lava la coscienza

guerra finita tutto torna come prima
gli aiuti umanitari ridotti alla rovina
e per magia o forse solo per destino
il profugo ritorna ad essere clandestino

ipnotizzato dalla NATO... 


05 aprile 2011

Quella strana freddezza sul “miracolo” di Pisapia

Europaquotidiano
Superati gli strascichi delle primarie, ma il Nazareno non vuole rischiare
A Milano il gioco si è fatto duro. Negli ultimi giorni, Letizia Moratti ha già dato un assaggio della fase più “calda” della campagna elettorale: un battage di manifesti e di copertura mediatica, basato su un investimento economico impareggiabile per chiunque (15 milioni di euro), condito con l’impegno diretto niente meno che del Cavaliere in persona (sarà capolista del Pdl) e di testimonial d’eccezione, come Ornella Vanoni, che ha annunciato ieri la sua candidatura nella lista civica a sostegno del sindaco uscente. Tutto ampiamente previsto dai suoi avversari, i quali non a caso erano e restano i più cauti nell’interpretare i sondaggi che nelle ultime settimane hanno indicato per certo il ballottaggio e lì non hanno negato chances di vittoria al candidato del centrosinistra, Giuliano Pisapia.

Il travaglio democratico
Tra cautela e scetticismo spesso il passo è breve. Il Partito democratico appare in prima fila nell’abbassare la tensione attorno al capoluogo lombardo. La scommessa appare troppo complicata da vincere, perfino l’approdo al secondo turno viene messo in dubbio e un investimento politico elevato potrebbe essere controproducente quando, il 16 maggio, si faranno i conti con le bandierine a favore dell’una o dell’altra coalizione. Al Nazareno ci tengono a evidenziare in considerazione il risultato più generale delle amministrative, la necessità di sottrarre consensi a Berlusconi in maniera diffusa nel paese.
Per portare la battaglia direttamente nel suo feudo sembra essere ancora troppo presto.
La “sconfitta” alle primarie milanesi oggi sembra bruciare meno. Ma molti dem, soprattutto di area moderata, faticano ancora a vedere in Pisapia il “proprio” candidato.
Non perché sia un pericoloso bolscevico, anzi. Più che un profilo troppo orientato a sinistra (che per molti aspetti non ha), pesa il suo essere un corpo estraneo rispetto a un partito che fa già fatica a superare una incapacità cronica a entrare in sintonia con la capitale economica del paese e a rinnovarsi al proprio interno. Rispetto alle primarie, infatti, non è né cambiata la classe dirigente (nonostante la clamorosa sconfitta), né è diminuito l’investimento su Stefano Boeri, aspirante sindaco allora, capolista dem e volto principale della campagna elettorale oggi.

Due diverse strategie
A separare Pisapia dal Pd è anche la strategia da adottare in vista del voto, fermo restando l’obiettivo prioritario di superare lo scoglio del primo turno. Per il candidato sindaco, la vittoria può arrivare solo se si consolida l’elettorato di centrosinistra, nella convinzione che molti sostenitori della Moratti (soprattutto leghisti) e ancor di più quelli del Terzo polo non andranno a votare per il ballottaggio.
«Il fatto che i sondaggi diano quasi per certo il ballottaggio è già un segno del giudizio negativo che i milanesi danno del lavoro svolto dalla Moratti – spiega però il segretario milanese del Pd, Roberto Cornelli – Pisapia e il centrosinistra devono impegnarsi a costruire un vasto consenso, anche recuperando al secondo turno i voti del Terzo polo». È questo il fronte che vede invece più impegnati i dirigenti dem, per i quali rimane importante creare un fronte comune contro le politiche del sindaco uscente, aiutati dall’immagine in forte calo della Moratti e di tutto il centrodestra in generale. Nella speranza che un aiuto giunga loro anche dalle controverse vicende politiche e giudiziarie del capolista del Pdl Berlusconi, con un effetto trascinamento che potrebbe condizionare anche il voto locale.


L’ago della bilancia
Se il Pd guarda quindi con attenzione a quel campo moderato che ha sempre rappresentato qui a Milano il suo punto debole, la risposta che arriva da quelle parti rimane ancora difficile da interpretare. Il mondo imprenditoriale non è ancora sceso in campo in maniera decisa: troppo alta la posta in gioco per scegliere a scatola chiusa l’amministrazione che guiderà la città verso Expo 2015. Sarà complicato per i dem intercettare anche il voto cattolico: esclusi i ciellini formigoniani, schierati senza indugi con la Moratti, il Pd ha schierato nella propria lista alcuni nomi che guardano esplicitamente in questa direzione, a partire dalla direttrice della Casa della carità, Maria Grazia Guida. «Troppi fra questi candidati – sottolinea però un esponente cattolico di primo piano del partito milanese – hanno un profilo più “movimentista” che moderato». E se è vero che, dopo le primarie, sono stati accantonati i pregiudizi nei confronti di Pisapia, «non si può certo dire – aggiunge lo stesso interlocutore – che il candidato sindaco si stia dimostrando ancora oggi molto disponibile nei nostri confronti». Un’attenzione che servirebbe invece a “compensare” un presunto sbilanciamento a sinistra, prodotto dal profilo dello stesso Pisapia, dal prevedibile protagonismo radicale in campagna elettorale (Bonino capolista) e da una classe dirigente democrat ancora sostanzialmente di provenienza diessina.
Rudy Francesco Calvo

02 aprile 2011

Berlusconi ovunque.

Da Lampedusa a Milano.
Il Premier vola sull'isola trasformata in un Cie a cielo aperto, promette campi da golf e Nobel per la pace; dice di voler trasformare Lampedusa in un'isola tax-free (che sarebbe una  buona idea con relativo blocco delle cubature per evitare la cementificazione e senza Casinò annesso) e naturalmente sparge il seme della paura verso il diverso che ariva d'oltremare.
Tempo 24H e passa all'incasso, a Milano torna a essere capobranco nella lista Pdl; la sciura Moratti, in difficoltà nei sondaggi, ringrazia di cuore.
Non c'è niente da commentare, il tizio soffre di protagonismo, spara stronzate a raffica, ha le sue smanie di grandezza; è ovunque.

31 marzo 2011

Emma Bonino si candida a Milano.

 A Milano si vota, io per primo, Radicali per Pisapia, senza se e senza ma.
 Corriere della Sera.it
 MILANO - «Mi candido anch'io, con "i Marchi"» (Marco Cappato e Marco Pannella). Così Emma Bonino, vicepresidente del Senato, comunica con una mail inviata a iscritti e simpatizzanti della Lista Bonino Pannella l'intenzione di essere presente alle prossime amministrative milanesi. Bonino ricorda in un comunicato diffuso giovedì mattina che «13 mesi fa non mi fu consentito di candidarmi alle elezioni regionali a sostegno di Marco Cappato come candidato presidente della Lombardia per la Lista Bonino-Pannella». «Nonostante il fatto che il 5,5% degli elettori di Milano ci avesse votato alle europee di un anno prima - aggiunge -, non riuscimmo a raccogliere abbastanza firme sulle nostre liste. Perché? Perché ci fu impedito, nell'illegalità. Sempre grazie all'illegalità, Roberto Formigoni si potè invece presentare con centinaia di firme false, facendosi rieleggere per la quarta volta e ottenendo che la truffa elettorale rimanesse (finora) impunita nei tribunali e nascosta al grande pubblico dei salotti tivù».
PER PISAPIA - «Proprio per liberarci da quel sistema di illegalità e di potere - prosegue Emma Bonino - abbiamo deciso di provare a legalizzare Milano, presentando la Lista Bonino-Pannella alle elezioni comunali per un progetto di trasparenza assoluta della pubblica amministrazione, di libertà economica e d'impresa, di laicità e diritti civili, di trasformazione ecologica della città». Marco Cappato, secondo quanto precisato, guiderà la lista che, come già annunciato in passato, sosterrà il candidato sindaco del centrosinistra Giuliano Pisapia.
IN FONDO ALLA LISTA - «Marco Pannella e io stessa - afferma la Bonino - saremo candidati in fondo alla Lista per sostenere in ogni modo questa nuova impresa radicale». La Lista Bonino Pannella, dunque, organizza per il prossimo weekend una tre giorni di mobilitazione straordinaria perché, come dice la stessa Bonino, «è fondamentale raccogliere subito e di slancio le firme autenticate. Daremo così il segnale che non ci siamo rassegnati al sistema di potere Formigoni-Moratti, e che legalizzare Milano per noi è possibile». (fonte: Ansa)

30 marzo 2011

La Moratti a mollo nella bat-piscina

 Il Fatto Quotidiano
“Sono stata a casa di mio figlio un paio di volte”, ha ammesso Letizia Moratti. Si è poi subito corretta: “Nell’immobile di mio figlio”. Parlava della palazzina di via Ajraghi 30, uno spazio a uso laboratori artigiani trasformato da Gabriele Moratti in dimora avveniristica, con zone soggiorno, cucina, area party, camere padronali e per gli ospiti, servizi, giardino, piscina, palestra, poligono di tiro, ring, parcheggio auto e ponte levatoio. “La caverna di Batman”, secondo Matteo Pavanello, il titolare dell’azienda che ha realizzato i lavori e ha poi portato in tribunale la vicenda perché non è stato pagato.

Un paio di volte? E senza accorgersi dell’abuso edilizio commesso dal figlio? Difficile crederlo. Perché il sindaco di Milano è andato più volte, a fine 2009, nella casa del figlio Gabriele a fare il bagno in piscina. Sì, pare che l’acqua salina della Bat-caverna facesse molto bene a un suo polso dolorante. Allora la palazzina era ancora un cantiere, ma quando arrivava l’auto blu del sindaco, i 15 operai uscivano e, per un paio d’ore, lasciavano tranquilla Lady Letizia. A bagno nella Bat-piscina.

28 marzo 2011

Il giubbotto anti-statuetta.

Qualcuno avvisi le guardie del corpo di Berlusconi che non sono (ancora) in vendita le riproduzioni del Tribunale di Milano.

24 marzo 2011

Molti buoni motivi per non votare Letizia Moratti

Provo a elencare una parziale lista dei motivi per cui non bisogna votare Letizia Brichetto in Moratti, dico parziale perché citare tutti i flop della sindachessa è un'impresa titanica.
... e di guai combinati dalla sciura Moratti ne mancano ancora tanti, post in aggiornamento.

23 marzo 2011

Due o tre cose che credo di sapere

Due o tre cose che credo di sapere » Tempo Reale - Blog - Repubblica.it
Sono piccole cose, ma dopo tre giorni di nefandezze e sfondoni ascoltati e letti, proviamo a fissare qualche dettaglio su questa guerra-non guerra. 1) “Odyssey Dawn” si traduce con “Alba dell’Odissea”, non come Odissea all’Alba, come “Travel Guide” è Guida di Viaggio e non viaggio alla guida, “Passion Fruit” è il frutto della passione, non la passione per il frutto e l’ “Instruction manual” è il manuale delle istruzioni, non le istruzioni al manuale; 2) Gli Awacs, quelli che sembrano fungoni porcini volanti, sono aerei per la sorveglianza e il controllo radar del teatro di battaglia e delle operazioni, non sono armati per attacchi o bombardamenti; 3) “Cruise” si pronuncia come “cruz” in spagnolo, “crus”; 4) I “Tornado” italiani non sono “caccia”, ma aerei multiruolo, anche se possono svolgere operazioni di intercettazione. In Iraq venivano usati come bombardieri a bassa quota e ad alto rischio, insieme con quelli inglesi. 5) Il milione di profughi sbandierato dalla Lega richiederebbe una flotta di almeno 500, cinquecento, grandi navi da crociera, tipo le Costa, le Carnival o le Disney da 2 mila posti ciascuna. Oppure diecimila barconi da 100 passeggeri, praticamente un ponte di legno continuo dall’Africa alle isole italiane. Sono cifre senza senso, sparate per pura propaganda interna dagli agit prop leghisti. Se avete letto o ascoltato altri sfondoni, i miei inclusi, prego segnalare. Vittorio Zucconi

22 marzo 2011

Emma Bonino Premier

Senza nulla togliere a Rosy Bindi, reputo Emma Bonino la miglior candidata possibile per il centrosinistra.

21 marzo 2011

Mohammed Nabbous

Nabbous è stato ucciso dalle forze fedeli al dittatore libico Muammar Gheddafi a Bengasi mentre raccoglieva prove contro le false dichiarazioni di un cessate il fuoco da parte del regime di Gheddafi in risposta alla risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. "Ha toccato il cuore di molti con il suo coraggio e spirito indomito. Ci mancherà molto e lascia dietro di sé la sua giovane moglie e un bambino non ancora nato", ha detto Sharon Lynch, rappresentante di una stazione TV.

Nabbous sarebbe stato colpito alla testa da un cecchino subito dopo aver raccolto evidenze delle false dichiarazioni del regime di Gheddafi relative alla dichiarazione di cessate il fuoco. Aveva 27 anni, era un punto di riferimento del "citizen journalism" libico con il diminutivo "Mo". E' stato lui a fondare, il 17 febbraio scorso, "al-Hurra Tv", la prima stazione televisiva indipendente, trasmessa su internet e via satellite.

"Voglio far sapere a tutti voi che Muhammed è morto per questa causa e speriamo che la Libia diventerà libera", ha detto la moglie di Nabbous tra le lacrime. Grazie a tutti. E non smettiamo di fare quello che stiamo facendo finché questo non sarà finito. Quello che ha iniziato deve andare avanti, non importa cosa succede. Ho bisogno che ognuno faccia tutto quello che può per questa causa. Per favore fate continuare questo canale e mobilitare le vostre autorità. Ci stanno ancora bombardando, stanno ancora sparando e molte persone moriranno. Non lasciate che ciò che Mo iniziato finisca in niente, gente, fate sì che ne valga la pena". (Fonte Rainews24).

20 marzo 2011

Fischi per la Moratti, applausi per Pisapia.

Milano, 20 mar. (TMNews) - Il sindaco di Milano Letizia Moratti è stato oggetto di una piccola contestazione al suo arrivo all'Auditorium di Milano, dove è in corso il concerto per il 150esimo anniversario dell'Unità d'Italia e per la ricorrenza delle Cinque Giornate di Milano, alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. All'indirizzo del sindaco sono partiti alcuni fischi da parte di un piccolo gruppo di persone.

Poco prima dell'arrivo del Capo dello Stato, che è stato accolto da una vera e propria ovazione da parte di alcune centinaia di persone assiepate in largo Mahler dietro le transenne, il candidato sindaco del centrosinistra Giuliano Pisapia è stato salutato al suo ingresso nell'Auditorium cion un applauso. Il concerto è stato aperto con la versione integrale dell'inno di Mameli eseguita dall'orchestra sinfonica e il coro sinfonico di Milano Giuseppe Verdi.
 Giuliano Pisapia in Piazza Fontana al presidio in difesa dei locali e dei circoli Arci
Primavera in piazza
(...)Posti come la Casa 139, le Scimmie e tanti circoli Arci sono una risorsa sociale, culturale ed economica. Chi ne impedisce l’attività va contro i milanesi. Da anni i cittadini assistono alla chiusura di centri di aggregazione storici, parchi pubblici e intere piazze. La collinetta del Mom, le Colonne di San Lorenzo, altri luoghi che da sempre caratterizzano la vita della città, sono resi inaccessibili in nome di una finta sicurezza. La sicurezza, quella vera, reale non deve essere uno slogan utilizzato al bisogno per risolvere nella maniera più semplice, più veloce, problemi che invece vanno affrontati con il reale confronto, tra tutti coloro che vivono, e quindi conoscono, determinate realtà. Il dialogo deve essere aperto, ai gestori e alle migliaia di giovani che frequentano gli spazi per sentire e fare musica, per avere e soprattutto per dare cultura. Le norme vanno rispettate, ma un Comune vicino alla città deve saperle attuare per rispondere ai bisogni, di tutti.
Ieri centinaia di persone “occupavano” uno spazio pubblico per fare e ascoltare musica, per raccontare e ascoltare storie e parole.
(...)

18 marzo 2011

Lampedusa tax-free

Oggi, all'arrivo dell'ennesimo barcone, sono scoppiate le proteste sull'isola di Lampedusa.
I lampedusani non hanno fatto attraccare la motovedetta carica di persone perché ritengono l'isola già sovraccarica.
Bisogna far notare che i cittadini si sentono abbandonati dallo Stato italiano e che le proteste sono determinate dalla paura di una possibile stagione turistica non proficua a causa dei continui sbarchi.
I cittadini, tra cui molti pescatori, sottolineavano come il mare non sia più una fonte di guadagno a causa del caro-gasolio e quindi hanno paura di perdere l'unica altra fonte di reddito dell'isola, e cioè il turismo.
La vita sull'isola di Lampedusa è molto cara a causa della lontananza dal continente, l'unica soluzione sarebbe trasformare Lampedusa in una zona extradoganale come Livigno. Niente tasse.

17 marzo 2011

Matteo Salvini

La Lega nord vittima di una contestazione nelle strade della 'sua' Milano. A tal punto che i leghisti riuniti simbolicamente "a lavorare" in piazza della Scala sono stati costretti a sloggiare: il loro banchetto e' stato rimosso dalle forze dell'ordine per motivi di ordine pubblico.
L'iniziativa promossa da Matteo Salvini e da una decina di esponenti del Carroccio che - in aperta polemica con le celebrazioni del 150mo anniversario dell'unita' d'Italia - hanno piazzato le loro scrivanie di fronte a palazzo Marino per dimostrare di essere al lavoro anche in un giorno di festa nazionale, non e' dunque piaciuta ai milanesi.
Non è piaciuta neppure l'idea di distribuire ai passanti bandiere con la croce di San Giorgio, simbolo di Milano divenuto una delle icone del Carroccio. 
Diversi cittadini comuni, di passaggio in piazza della Scala, hanno bersagliato i leghisti con rumorosi "vergogna", altri hanno rilanciato con slogan come "viva l'Italia", qualcuno ha anche azzardato: "fuori la lega dallo stato". 
Quanto e' bastato per far intervenire ai difesa dei militanti del Carroccio un cordone di agenti delle forze dell'ordine in tenuta antisommossa. 
Alla fine per l'ufficio mobile allestito dal Carroccio sotto palazzo Marino e' stata rimozione forzata.

Dopo aver dato buca all'Annunziata ed essere stato silurato da Bossi per il ruolo di vicesindaco a Milano, il prode Matteo Salvini si concede pure al pubblico ludibrio della piazza.

16 marzo 2011

Il prefetto, il bunga bunga e" la mafia che non c'è".

 Il Fatto Quotidiano
La ‘ndrangheta che sta mangiando il Nord e Lele Mora, il manager dei vip accusato di sfruttamento della prostituzione per aver portato decine di ragazze ad Arcore. Chissà cosa deve aver pensato ieri della maxioperazione anti-‘ndrine il prefetto di Milano Gian Valerio Lombardi. Lo stesso Lombardi che – era il gennaio 2010 – se ne uscì con un proverbiale “a Milano la mafia non esiste” e che ieri si è sottratto al prevedibile coro di commenti da parte dei politici sui 35 arresti dedicandosi invece ad annunciare la imminente chiusura di un campo rom. Lo stesso Lombardi che nei confronti di una delle ragazze del Ruby-gate – Marysthell Polanco – si dimostra “a disposizione”. La giovane – assidua dei festini di Arcore, fidanzata con un narcotrafficante condanna to a otto anni e nella cui abitazione sono stati trovati oltre due chili di cocaina – ha problemi con il passaporto. E per risolverli è addirittura Palazzo Chigi – dicono le carte dell’inchiesta su Rubacuori – ad intervenire: “Buonasera – dice il telefono del governo – le dovrei dare il numero del prefetto Lombardi (…) come Lombardia ma senza la a”. La Polanco non perde tempo e compone il numero: “Chiamo da parte del presidente Berlusconi”, e immediatamente la segretaria le passa Lombardi. Che si muove per esaudire le richieste della ragazza. Che addirittura per gli appuntamenti ha un ingresso auto garantito in prefettura. Lo stesso Lombardi che tra l’altro compare anche nell’inchiesta P3, chiamato in causa dall’oggi ex presidente della Corte d’Appello di Milano Alfonso Marra sull’affaire lista Formigoni: “Il prefetto mi telefonò il giorno del mio insediamento”. Ma al silenzio di Lombardi risponde quello dei leghisti, coinvolti in una serie di casi che riguardano proprio la ‘ndrangheta in Lombardia. Forse parlava anche a loro il gip Giuseppe Gennari quando denunciava la “sostanziale indifferenza (si spera dettata anche da ignoranza) dei vertici amministrativi e politici, che anche dopo le recenti indagini non risulta abbiano assunto alcuna iniziativa”.

14 marzo 2011

La mafia a Milano non esiste

Lo disse il Prefetto Lombardi, quello dell'aiutino alla prostituta dell'Orgettina fidanzata con un narcotrafficante.
Ora si scopre che - oltre ai soliti affari con il movimento della terra, con lo spaccio, con le discoteche e con i baracchini notturni - le cosche si riunivano in 2 noti ospedali milanesi e che avevano come infiltrata..... una suora.
Naturalmente ogni cosca che si rispetti ha il suo referente politico, in questo caso si tratta di Antonella Maiolo eletta nella lista Pdl, la quale si fece rappresentare con un eloquente cartello che recitava:  "Avanti così.".....  per San Vittore la strada è giusta.
Le mani sulla sanità. "La cosa gravissima è che l'ormai conclamata penetrazione - a vari livelli - della sanità lombarda accade nella sostanziale indifferenza (si spera dettata anche da ignoranza) dei vertici amministrativi e politici, che anche dopo le recenti indagini non risulta abbiano assunto alcuna iniziativa", scrive il gip Gennari. Dalle indagini è risultato che Pepé Flachi, si è ritrovato con alcuni affiliati della sua cosca, per alcune riunioni, all'interno dell'ospedale Galeazzi di Milano, grazie alla compiacenza di due funzionari.

13 marzo 2011

In Libia per 10.000 € a settimana.

La rivoluzione in Libia fatica a tener botta alla reazione di Gheddafi e del suo esercito.
Alcuni opinionisti dicono che c'è in corso una guerra civile, forse per tenersi buoni Gheddafi in caso di una sua, spero improbabile, vittoria.
Via Twitter giungevano voci insistenti di un uso massiccio di mercenari da parte del regime libico, il che non sa proprio di guerra civile.
Nicolai Lilin, nato nell'ex Unione Sovietica con un passato da militare e da mercenario, ci racconta la testimonianza di un suo ex collega di lavoro:

Andrey ( mercenario):"Ma tu non guardi la televisione? Non hai visto cosa succede in Libia?".
Lilin: "Non mi dire che sei andato a servire a quel pezzo di merda di Gheddafi!".
"Tu non immagini quanto potere ha questa persona, mi hanno arruolato insieme con altri 300 operatori in un solo giorno, hanno pagato il triplo di commissioni alle nostre agenzie".
"Come è possibile? Gheddafi sembra isolato...".

"Ufficialmente lavoro per una compagnia petrolifera di proprietà del figlio del presidente. Mi pagano 10 mila euro a settimana. In questo paese se loro non controllano la situazione, tutto finirà nelle mani dei terroristi di Al Qaeda!".

"Non mi dire che lo fai solo per salvare il mondo dai terroristi...".
"Come sempre, nel culo ai terroristi, fratello! Senti, qui c'è tanto lavoro, mi hanno assegnato un reparto mobile: ho due elicotteri e 30 persone, serbi, croati, ungheresi, ucraini, lituani. Ma ci servono i cecchini. Abbiamo solo due tiratori capaci di colpire a 800 metri, come te: se vieni ti pagheranno un sacco di soldi!".
"Ma che dovete fare, Andrej? Contro chi dovete combattere?".
"Ma tu proprio non guardi la televisione! I terroristi, hanno preso in mano il Paese, hanno i carri armati, sono tantissimi: qui c'è una vera guerra civile! Noi facciamo le operazioni notturne, dobbiamo liberare le città occupate".
"Operazioni notturne".
L'articolo completo su l'Espresso.

12 marzo 2011

La sinistra milanese per Pisapia

Oggi l'Italia del rugby ha vinto per la prima volta contro la Francia  nel 6 Nazioni riuscendo a compiere il capolavoro.
Questa è la vittoria di un gruppo che non ha mai smesso di lavorare per migliorarsi e per dimostrare che i miracoli sono possibili.
Sarebbe bello che la sinistra milanese imparasse da questa squadra azzurra, che nelle mischie di gruppo ha spaccato i galletti francesi, al posto di lasciarsi andare al solito tafazzismo controproducente.
Vincere a Milano si può, basta crederci e volerlo.

10 marzo 2011

C'hanno provato !

Per trovare qualcuno d'incorruttibile sono dovuti andare fino a Fkih Ben Salah, un paesino alle pendici delle montagne dell'Atlante in Marocco.
L'anagrafe marocchina non si è fatta piegare e l'impiegata dell'anno ha rifiutato una bella somma di denaro che questi misteriosi emissari italiani le hanno offerto per taroccare la data di nascita di Ruby.
Del resto, nel mondo del calcio si fanno sempre illazioni sulla data di nascita dei giocatori nati nell'Africa nera, quindi la squadra di avvocati che difende il premier ha pensato di provare a ribaltare la realtà provando a cambiare le carte in tavola.
Peccato che il Marocco non abbia una storia recente fatta di guerre civili e povertà estrema come alcuni Stati più a sud, l'anagrafe marocchina funziona bene e i documenti sono lì a provarlo.
Nel calcio abbiamo avuto anche il caso Eriberto-Luciano in cui lo stesso giocatore comprò una diversa carta d'identità che lo ringiovaniva di 3 anni per aver più possibilità di carriera in Europa.
E se Ruby fosse, in realtà, la figlia di Ilsa Lund ?


09 marzo 2011

Pipistrello di mamma sua

Pipistrello di mamma sua - Vittorio Zucconi
L’aspetto più deprimente della “Batcaverna” che il figlio della signora sindaco Brichetto in Moratti, regina dell’operosa Milano si è fatto costruire alla Bovisa, già cuore industriale di un’ altra città, non sta nelle eventuali violazioni di norme edilizie. Questa è robetta da vendere ormai a mazzetti, come il prezzemolo e chi è senza peccato eccetera. L’aspetto più deprimente sta nel fatto che un giovanotto cresciuto e allevato nella Milano più ricca e altoborghese degli anni ‘80 e ‘90, istruito nelle migliori scuole, con ogni strada del mondo aperta davanti a se dal nome, dai soldi di famiglia, dalla salute, da tutto, abbia a 30 anni passati come ideale culturale i fumetti e i film di Batman, sognando le uscite segrete con la molla e la piscina con l’acqua salata (ma quanta pasta ci voleva cuocere dentro?). Come se i miei nipotini di sette anni potessero costruirsi una casa fatta come le astronavi di Guerre Stellari di Lego o Playmobil. E poi ci meravigliamo per il deserto culturale dei figli dello squallore urbano che sono pronti a tutto per una comparsata in un Grande Fratello, per un “book” da passare a Emilio Fede o per una marchetta in cambio di una Mini rossa. Sono questi, Batman, il Bunga Bunga, il book coi sederini al vento, i privè dei club, la lap dance, la Mini regalata, la collanina, il posto in consiglio regionale sistemato dal papà, i famosi “valori” morali e di destra che avremmo dovuto trasmettere ai giovani e che noi del Nord avremmo dovuto inculcare al resto dell’ Italia?

08 marzo 2011

Il Pollo della Moda

Il Comune di Milano ha sventrato i quartieri Isola- Porta Nuova imbarcando di promesse non mantenute i cittadini.
Il nuovo Polo della Moda, nome suggestivo dal significato ambiguo , doveva sorgere in questi quartieri dove già c'è la presenza di attività inerenti alla creatività e alla pubblicità.
Invece, il Comune di Milano, ha deciso di far sorgere questo Polo della Moda nel solo Palazzo Dugnani, come dire che era solo una boutade.
Il progetto era interessante, poteva risollevare le sorti della vendita al dettaglio di un quartiere che vive solo di movida, nel bene e nel male, i commercianti ci hanno creduto investendo sul futuro del quartiere che quando sarà completato prevederà uffici con impiegati pendolari e case per ricchi, uno smacco per tutti.
Il Comune di Milano pensa solo ai propri interessi e non a quelli dei cittadini, l'idea di trasferire questo polo in un unico palazzo d'epoca è una cazzata che probabilmente non sarà neanche mai realizzata, e pensare che nel quartiere Porta Nuova c'è pure l'Istituto Marangoni che richiama studenti da tutta Europa.

06 marzo 2011

Lo spot de Il Giornale per Pisapia

Bellissimo articolo de Il Giornale che ci ricorda chi è il nostro candidato sindaco.
Visto che in questi giorni la stampa di sinistra o libera è un po' critica nei confronti di Giuliano ci pensa tale Andrea Indini a ristabilire la parità con un articolo da incorniciare.
L'articolo cita le proposte fatte in Parlamento, anni fa, quando Pisapia era al Governo; si parla di : indulto per i reati degli anni di piombo, il diritto di voto agli immigrati (quanto era già avanti) e pene più lievi per gli spacciatori con i dovuti distinguo.
La proposta di amnistia era in realtà una decurtazione delle pene per chi aveva subito sentenze troppo punitive ai sensi delle leggi in vigore 20 anni dopo.
Il diritto di voto agli immigrati..... sacrosanto, non c'è niente da scrivere in più.
La depenalizzazione dello spaccio era un distinguo caso per caso, come succede in tutta Europa e nel resto del Mondo; ora io non conosco le leggi dell'epoca però conosco quelle odierne: se per caso ti prendono con qualche etto di Ganja e una bilancia la pena parte da un minimo di 6 anni con una multa  di 20.000€, ricordo che il nostro Premier, imputato per induzione alla prostituzione minorile, rischia per quel reato una multa di  5.000€ e una pena di max 3 anni. Quindi, nel Bel Paese, fumarsi un joint è molto peggio che sfruttare una minorenne, questa è la realtà.

05 marzo 2011

I Moratti sono senza vergogna.

Ci vuole veramente del coraggio per fare ciò che ha fatto la famiglia Moratti.
Il figlio Gabriele ristruttura in maniera oscena (guarda le foto dell’esterno pubblicate da Repubblica) degli ex-capannoni e la madre condona a spese nostre.
Il problema Loft a Milano si tira avanti da parecchio tempo, la gente converte vecchi spazi in case senza cambiare la destinazione d'uso, quindi è capitato spesso che volassero multe e sigilli.
Ma la sciura Moratti tiene famiglia e condona l'obbrobrio del figlio che ha visto qualche film hollywoodiano di troppo.
I lavori sono quasi ultimati, quando scoppia la grana: il gruppo Hi-Lite/Brera 30, specializzato in interni per case da nababbi, accusa Gabriele di non aver pagato l'ultima rata del prezzo. Il titolare, l'architetto Gian Matteo Pavanello, ottiene un decreto ingiuntivo per 127 mila euro. E nelle carte portate in tribunale spunta la sorpresa: al posto dei capannoni c'è una villa da sogno. Che l'architetto riassume così: "Il modello è la casa di Batman". Il figlio del sindaco, dunque, si sarebbe ispirato al palazzo dell'eroe del fumetto. Pavanello, che ha lavorato per mesi nel cantiere, ha visto il progetto diventare realtà: ingresso-garage sorvegliato; sala fitness di "200 metri quadrati con grande vasca idromassaggio, sauna, bagno turco, piscina salata e soppalco-palestra"; "ponte levatoio che sale in un enorme soggiorno con cinema privato"; e al piano superiore "immense camere da letto". Quella di Gabriele è "particolare", con "mobili in pelle di squalo". L'effetto-Batman è garantito soprattutto da una "botola motorizzata" che porta in un bunker sotterraneo in cemento, con "ring da boxe" e "poligono di tiro insonorizzato".
Bisogna essere proprio dei bimbi viziati, dei piccoli bauscia in milanese, per arredare una casa in questo modo pacchiano, eppoi, con tutti i soldi che possiede la famiglia Moratti, c'era bisogno di non pagare l'ultima rata ?
Non c'è più la borghesia di una volta, ora c'è solo il "tengo famiglia".

Proprio in questi giorni è uscito un libro che ripercorre le incredibili vicende immobiliari del PDL con anche un capitolo sulla casa stile caverna di Batman (vignette by Jawas) di Gabriele Moratti, peccato che manchi l'ultima tappa di questo scandalo, il condono tombale approvato in consiglio comunale con il PGT.



04 marzo 2011

Pisapia alla Camera dei Deputati il giorno della sfiducia a Prodi nel 1998

Giuliano Pisapia: "Signor Presidente, colleghe e colleghi, se in questo momento per molti così drammatico dal punto di vista umano e politico penso alle prime sedute di questa Assemblea mi viene un nodo alla gola.
Tante erano le speranze ma anche gli impegni; forte era la volontà ma anche la possibilità di effettivo cambiamento. Certo, eravamo tutti consapevoli che, di fronte alla disoccupazione dilagante, ad un’economia disastrata, alla richiesta di maggiore giustizia sociale i tempi, dopo decenni di malgoverno, non potevano essere brevi; ma eravamo anche convinti che era possibile, anzi era necessario, dare fin da subito segnali forti che tramutassero i bisogni e le speranze in riforme e prospettive concrete di rinnovamento.
Era possibile insieme, tutti – centro-sinistra e sinistra, Ulivo e rifondazione, con le nostre anime diverse, con il nostro rappresentare segmenti diversi della società -, far crescere il paese e la fiducia degli italiani nella possibilità di un vero cambiamento riformatore. È dunque con un crescente senso di angoscia che oggi mi ritrovo a prendere atto di un’amara realtà. Meno di trenta mesi sono bastati a dissipare un patrimonio che aveva valore inestimabile, quello costituito dalla fiducia che la gente ci aveva accordato.
Certo, in questo periodo difficile e travagliato siamo riusciti ad entrare in Europa, a raggiungere importanti obiettivi economico-finanziari; non è poco, e rifondazione comunista, tutta e unita, ha fatto la sua parte per raggiungere questo obiettivo. Ma questo non poteva e non può bastare. La gente, la nostra gente, l’Italia che lavora, i giovani che meritano una scuola migliore e una prospettiva per il futuro, i disoccupati che da noi aspettavano delle soluzioni, i malati non abbienti che ancora pagano il ticket sul loro sacrosanto diritto ad avere garantita la salute, sono scontenti; peggio, sono disillusi: troppo poco è cambiato, troppo poco ha inciso nella vita di tutti i giorni un Governo che voleva dare forti segnali di cambiamento.
Il Governo non è riuscito a dare spazio alla grande progettualità. Ha rinchiuso se stesso dentro la gabbia di una buona, onesta ma modesta amministrazione. E non è vero, cari colleghi e amici, quello che molti cercano di addebitare a rifondazione comunista. Non è vero che non abbiamo compreso che la strada della sinistra in questo contesto, ad un passo dal 2000, dall’integrazione europea, dalla globalizzazione mondiale, non poteva oggi che essere la strada di un vero e sano riformismo.
Per questo, al di là del nostro programma, ci siamo limitati a richiedere una seria politica di riforme, non solo economiche e monetarie ma anche politiche e sociali. Non è stata dunque rifondazione a non aver fatto la sua parte. Se oggi ci troviamo qui con l’angoscia per quello che sarà, con la consapevolezza della possibilità di una lacerazione tra le forze di sinistra, con la paura di una virata a destra della politica italiana, la responsabilità non è dei parlamentari di rifondazione comunista, che hanno mostrato per oltre due anni ragionevolezza, pazienza, prudenza. Altri hanno deluso le speranze.
Oggi, però, siamo di fronte ad una scelta difficile dopo una divisione dolorosa, una scelta forse decisiva per il paese: che cosa accadrà – mi chiedo e mi chiedono – se cade questo Governo, che ne sarà di quei modesti passi che comunque abbiamo fatto? Che ne sarà della speranza di cambiamento di quanti ci hanno dato fiducia?
Prima di decidere come votare, ho parlato con quanta più gente ho potuto, con molti di coloro con cui, soprattutto nell’associazionismo e nel volontariato laico e cattolico, ho lavorato per tanti anni, persone che, insieme ai militanti di rifondazione comunista, hanno voluto che li rappresentassi in questo Parlamento. Il messaggio che ho recepito, pur con forti dubbi e con ancor più forte rabbia, è che in questo momento non si può disperdere il mandato che la maggioranza degli italiani ci ha voluto affidare.
È con grande sofferenza e con il massimo rispetto per l’analoga sofferenza di chi ha maturato scelte differenti alle mie che mi accingo ad un gesto ispirato al senso di responsabilità e alla volontà di impedire che le lacerazioni a sinistra e tra sinistra e centro-sinistra diventino insanabili. Voterò quindi la risoluzione della maggioranza ma, per quanto mi riguarda, questo voto non significa, non può significare, non significherà mai un appoggio a chi vuole dividere la sinistra, a chi pensa e spera di isolare chi intende rappresentare le stanze e i bisogni degli emarginati, degli strati più poveri e della società. Cari colleghi, si poteva e si doveva fare di più; per quanto mi riguarda, non intendo arrendermi."(Applausi di deputati del gruppo di rifondazione comunista-progressisti e dei deputati dei gruppi dei democratici di sinistra-l’Ulivo, dei popolari e democratici-l’Ulivo, di rinnovamento italiano e misto-rete-l’Ulivo – Congratulazioni).

03 marzo 2011

Il Mondo paragona Charlie Sheen a Berlusconi

Charlie Sheen sta passando un periodo della sua vita molto controverso a causa del suo carattere irrequieto.
A Hollywood capita spesso che gli attori si facciano notare per vicende di sesso, però il problema è che paragonano gli scandali sessuali di Sheen a quelli di Berlusconi, e questo succede un po' in tutto il mondo. Basta controllare Twitter inserendo i due nomi come chiave di ricerca, è un susseguirsi di battute in una babele di lingue, la più carina è:  
"Silvio Berlusconi is like Charlie Sheen with diplomatic immunity"
Poverlo Charlie, non merita questo.
(nel video da min. 3.25 Sheen+Minetti)


02 marzo 2011

La Moratti svilisce l'Ambrogino d'oro.

Manca poco alle elezioni comunali ed è tempo di fare i generosi.
E così la sciura Brichetto in Moratti s'inventa un Ambrogino d'oro fuori stagione, e anche un po' taroccato, da regalare al genero Massimo Moratti per le vittorie dell'Inter nel 2010.
Giusto per non far torto a nessuno visto che Berlusconi ha già detto che sosterrà attivamente la ricandidatura del peggior sindaco che Milano abbia mai avuto.

01 marzo 2011

In ordine d'età.

  • Carla dall’Oglio è nata nel 1940
  • Veronica Lario è nata nel 1956
  • Angela Sozio " La Rossa" è nata nel 1973  
  • Sabina Began è nata nel 1974
  • Virginia Sanjust è nata nel 1977
  • Le gemelle De Vivo sono nate nel 1982
  • Nicole Minetti è nata nel 1984
  • Noemi Letizia è nata nel 1991
  • Iris Berardi è nata nel 1991
  • Ruby Rubacuori è nata nel 1992
Il nostro Premier ha una grave malattia che si chiama "Sindrome di Peter Pan".
Cosa pensavate, che soffrisse di pedofilia senile ?
In un'ulteriore sottocategoria, la cosiddetta pedofilia senile, rientrano uomini che a causa dell'età o di una crescente impotenza ripiegano su partner facilmente influenzabili. Tra i molestatori situazionali vi sono anche persone continuamente a contatto con i bambini a causa del loro lavoro, che possono quindi trovarsi in situazioni in cui usarli per la propria gratificazione sessuale.

28 febbraio 2011

Afghanistan : quello che non si legge sui giornali

IL NUOVO CAPITALISMO AFGANO
L’industria del rapimento
DI SHANE SMITH, FOTO DI THORNE ANDERSON
Read the rest at Vice Magazine: IL NUOVO CAPITALISMO AFGANO - L’industria del rapimento - Vice Magazine
(...)In questo momento quasi tutti i soldi che fluttuano intorno a Kabul provengono dalle compagnie per cui questi uomini lavorano. Ci sono progetti che godono del supporto governativo—solitamente subappaltati a svariate compagnie di servizi multinazionali—poi ci sono le ONG internazionali e i relativi progetti di sviluppo, e infine un numero imprecisato di organizzazioni umanitarie—e tutta questa gente si sta organizzando per fare shopping in Afghanistan, attingendo da quelli che sembrano forzieri senza fondo. Per mandare avanti i loro progetti benintenzionati, ognuna di queste organizzazioni ha bisogno di factotum incazzati che non tremino al suono delle “chitarre afgane” (note anche come AK-7). Ed è così che questi tizi arrivano a Kabul, accompagnati dai loro Jack Daniel’s del duty free, l’attitudine da cowboy e i bonus per le condizioni di lavoro pericolose.
Il problema è che gli imprenditori afgani hanno capito l’antifona e stanno sfruttando al massimo la situazione. Ai tempi della prima invasione americana, i rapimenti erano rari e principalmente motivati da ragioni politiche. Il riscatto medio era una cifra consistente per molti afgani, 10.000 dollari, niente che le compagnie assicurative non potessero pagare per conto delle ONG e delle agenzie umanitarie. Gli afgani si sono velocemente aggiornati e i rapimenti sono aumentati, così come l’ammontare del riscatto medio—intorno ai 100.000 dollari. Oggi i rapimenti sono all’ordine del giorno—e il riscatto? Un milione e mezzo di dollari, ovvero la cifra massima che una compagnia assicurativa standard può permettersi di pagare. Molti degli uomini che stavano sull’aereo con me erano già stati sequestrati—un ex-marine che era stato preso tre volte raccontava in modo caloroso dell’ospitalità dei carcerieri musulmani. “Non ho mai mangiato del riso pilaf così buono! Ho preso cinque chili!”

Una volta arrivati a Kabul, questi uomini vengono raggiunti dalle loro scorte di sicurezza e dai rispettivi convogli di veicoli armati. Ogni cosa viene gestita come una specie di operazione militare, tutto viene pianificato nel dettaglio. Poi vengono portati alla base, che generalmente è situata in una delle poche case abitabili (e difendibili) in città, e che i locali chiamano “torte” perché a) sembrano delle torte e b) sono state costruite grazie al “brown sugar”, cioè all’eroina—l’unica vera risorsa economica del Paese.
(...)Oggi l’Afghanistan produce la maggior parte degli oppiacei del mondo. È stimato che più del 90 percento dell’oppio mondiale, o dell’eroina grezza, venga prodotto laggiù. Ma vengono prodotti anche un sacco di hashish e marijuana, specialmente nelle province meridionali e orientali che confinano con Pakistan e Iran. Le droghe, in un modo o nell’altro, rappresentano la maggior parte del prodotto interno lordo del Paese. E mentre gli Stati Uniti cercano di ricostruire una nazione in Afghanistan, questa cultura oppiacea è permessa, se non pubblicamente accettata—il che significa, secondo la logica, che se l’America controlla l’Afghanistan (sì, lo controlla), allora l’America non è solamente il più vasto mercato mondiale della droga, ma è anche, e ufficialmente, il più grande spacciatore del pianeta.
A dicembre ho visitato l’abitazione di un famoso signore della guerra, contro il quale il governo americano ha emesso un mandato d’arresto internazionale per la produzione di massicce quantità d’oppio. In questo momento è probabilmente in fuga, ma stranamente due dei suoi vicini di casa sono il Ministro del Tesoro afgano e quello della Sicurezza Interna, quindi teoricamente sotto il controllo diretto degli Stati Uniti. Il quadretto si compone quindi con un signore della guerra che vive accanto alla gente che lo dovrebbe arrestare. Roba che fa riflettere sul livello di ipocrisia della “guerra alla droga” americana.
(...)Quando gli viene chiesto, la maggior parte degli afgani concorda su una sintesi molto popolare: “Quando l’America è venuta per la prima volta in Afghanistan, negli anni Settanta, c’era un solo talebano in tutto il Paese; adesso ce ne sono 50.000 e nel momento in cui se ne andrà ce ne saranno 500.000.” A causa della pessima amministrazione, delle strategie politiche confuse e del continuo supporto al corrotto e odiato governo-fantoccio del Presidente Hamid Karzai, l’America è effettivamente riuscita a creare i talebani dell’Afghanistan. Gli Stati Uniti non hanno fatto altro che garantire che il prossimo regime al governo in Afghanistan sarà proprio quello talebano.
Read the rest at Vice Magazine: IL NUOVO CAPITALISMO AFGANO - L’industria del rapimento - Vice Magazine

27 febbraio 2011

Sgarbi in discoteca manda affanculo Giovanardi



Nel 2004, Vittorio Sgarbi, durante una festa degli "Angels of Love" al Metropolis di Ischitella, manda affanculo Giovanardi; peccato che, a distanza di 6 anni in cui sono state promulgate leggi repressive, ora difenda solo il bunga bunga del premier.