Il Presidente Napolitano: «Rispettare il Tricolore è un dovere per chi ha ruoli di governo»
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12 aprile 2011

Un sabato con Letizia…a pagamento 

Un sabato con Letizia…a pagamento | Gad Lerner
Questo articolo è uscito su “Vanity Fair”.
Lo scorso giovedì 7 aprile, alle ore 19,25, è pervenuta a uno studente ventiduenne di mia conoscenza la seguente mail, intitolata “URGENTE! Proposta lavorativa sabato 9 aprile”.
La società organizzatrice di eventi che di solito gli offre lavoretti saltuari come steward o cameriere, stavolta proponeva: “URGENTE! Cerco 100 FIGURANTI per evento sabato 9 aprile presso location al chiuso in via Romagnosi a Milano (zona Duomo). Orario 14,30-17 Compenso 30 euro netti, pagati lunedì 11 aprile tramite bonifico o assegno. Se sei disponibile, fammi sapere al più presto e INVITA A PARTECIPARE QUANTE PIU’ PERSONE POSSIBILE (devono essere tutti maggiorenni, vanno bene amici, parenti, genitori, zii, ecc.)…”. Seguono altre indicazioni pratiche e la firma.
L’idea di guadagnare 30 euro senza troppa fatica ha spinto lo studente a inviare il suo ok. L’indomani gli è giunta la telefonata: “Dovrai partecipare al convegno elettorale di Letizia Moratti. Bada, all’ingresso, di iscriverti fra i partecipanti, non fra gli steward, perché il tuo lavoro consiste solo nel sederti in sala fra il pubblico”. Lui c’è rimasto un po’ male e ha risposto che no, non condividendo la politica della Moratti, rinunciava a quel facile guadagno. Altri amici più spregiudicati, o più bisognosi, hanno obiettato alla sua scelta: “Io ci vado, prendo i soldi e poi non la voto”.
In effetti sabato 9 aprile alla Fondazione Cariplo di via Romagnosi si svolgeva il convegno “Più grande Milano, più grande l’Italia”, in cui la ricandidatura a sindaco di Letizia Moratti veniva supportata da Roberto Formigoni, dal leghista Giorgetti e da una serie di esperti. La sala a anfiteatro, capienza di circa trecento posti, era bella piena. Gli inviati dell’Infedele vi hanno contato più o meno centocinquanta studenti ciellini della Cattolica, una cinquantina di militanti del Pdl e i cento figuranti reclutati a pagamento tramite agenzia. Questi ultimi dichiaravano al nostro microfono di essere venuti per curiosità personale, salvo poi ridacchiare fra loro appena preso posto.
Il mio primo pensiero va ai centocinquanta giovani ciellini convenuti alla manifestazione gratis e per convinzione personale, che rispetto: non è offensivo della loro militanza affiancarli con dei precari mercenari, come se la politica non potesse rinunciare alla falsità del tutto esaurito? Quanto ai cento figuranti pagati 30 euro netti, mi chiedo se fosse proprio necessario fornirgli, oltre a quell’esempio di commedia politica, anche la prescrizione di mentire. Che insegnamento gli resterà, da quel sabato pomeriggio elettorale?
Per Letizia Moratti pagare tremila euro (30 euro per cento figuranti) la certezza di avere un teatro pieno, è un’inezia. Come per voi comprare un pacchetto di sigarette. La sua campagna elettorale costa svariati milioni, e si vede: immortalata in ogni foggia, la sindachessa ci sorride ad ogni angolo di strada, da manifesti semoventi di ottima qualità. Come il volume illustrato che ha fatto recapitare a casa di tutti gli elettori. Del resto, quando suo figlio è incorso nel brutto episodio della “casa di Batman” su cui la magistratura indaga per violazione delle norme edilizie, si è potuta permettere addirittura il beau geste di liberarsene, annunciando che la devolverà in beneficenza. Cosa volete che sia un milione in più o in meno per la prima cittadina di Milano?
Questa storia mi conferma nell’idea che troppi soldi fanno male alla politica. Forniscono, a chi ce li ha, la malsana illusione che la realtà sia sempre e comunque manipolabile.
Scritta apparsa su un muro di Milano: “Non importa chi ha ragione ma a chi conviene darla”.

30 marzo 2011

La Moratti a mollo nella bat-piscina

 Il Fatto Quotidiano
“Sono stata a casa di mio figlio un paio di volte”, ha ammesso Letizia Moratti. Si è poi subito corretta: “Nell’immobile di mio figlio”. Parlava della palazzina di via Ajraghi 30, uno spazio a uso laboratori artigiani trasformato da Gabriele Moratti in dimora avveniristica, con zone soggiorno, cucina, area party, camere padronali e per gli ospiti, servizi, giardino, piscina, palestra, poligono di tiro, ring, parcheggio auto e ponte levatoio. “La caverna di Batman”, secondo Matteo Pavanello, il titolare dell’azienda che ha realizzato i lavori e ha poi portato in tribunale la vicenda perché non è stato pagato.

Un paio di volte? E senza accorgersi dell’abuso edilizio commesso dal figlio? Difficile crederlo. Perché il sindaco di Milano è andato più volte, a fine 2009, nella casa del figlio Gabriele a fare il bagno in piscina. Sì, pare che l’acqua salina della Bat-caverna facesse molto bene a un suo polso dolorante. Allora la palazzina era ancora un cantiere, ma quando arrivava l’auto blu del sindaco, i 15 operai uscivano e, per un paio d’ore, lasciavano tranquilla Lady Letizia. A bagno nella Bat-piscina.

24 marzo 2011

Molti buoni motivi per non votare Letizia Moratti

Provo a elencare una parziale lista dei motivi per cui non bisogna votare Letizia Brichetto in Moratti, dico parziale perché citare tutti i flop della sindachessa è un'impresa titanica.
... e di guai combinati dalla sciura Moratti ne mancano ancora tanti, post in aggiornamento.

09 marzo 2011

Pipistrello di mamma sua

Pipistrello di mamma sua - Vittorio Zucconi
L’aspetto più deprimente della “Batcaverna” che il figlio della signora sindaco Brichetto in Moratti, regina dell’operosa Milano si è fatto costruire alla Bovisa, già cuore industriale di un’ altra città, non sta nelle eventuali violazioni di norme edilizie. Questa è robetta da vendere ormai a mazzetti, come il prezzemolo e chi è senza peccato eccetera. L’aspetto più deprimente sta nel fatto che un giovanotto cresciuto e allevato nella Milano più ricca e altoborghese degli anni ‘80 e ‘90, istruito nelle migliori scuole, con ogni strada del mondo aperta davanti a se dal nome, dai soldi di famiglia, dalla salute, da tutto, abbia a 30 anni passati come ideale culturale i fumetti e i film di Batman, sognando le uscite segrete con la molla e la piscina con l’acqua salata (ma quanta pasta ci voleva cuocere dentro?). Come se i miei nipotini di sette anni potessero costruirsi una casa fatta come le astronavi di Guerre Stellari di Lego o Playmobil. E poi ci meravigliamo per il deserto culturale dei figli dello squallore urbano che sono pronti a tutto per una comparsata in un Grande Fratello, per un “book” da passare a Emilio Fede o per una marchetta in cambio di una Mini rossa. Sono questi, Batman, il Bunga Bunga, il book coi sederini al vento, i privè dei club, la lap dance, la Mini regalata, la collanina, il posto in consiglio regionale sistemato dal papà, i famosi “valori” morali e di destra che avremmo dovuto trasmettere ai giovani e che noi del Nord avremmo dovuto inculcare al resto dell’ Italia?

08 marzo 2011

Il Pollo della Moda

Il Comune di Milano ha sventrato i quartieri Isola- Porta Nuova imbarcando di promesse non mantenute i cittadini.
Il nuovo Polo della Moda, nome suggestivo dal significato ambiguo , doveva sorgere in questi quartieri dove già c'è la presenza di attività inerenti alla creatività e alla pubblicità.
Invece, il Comune di Milano, ha deciso di far sorgere questo Polo della Moda nel solo Palazzo Dugnani, come dire che era solo una boutade.
Il progetto era interessante, poteva risollevare le sorti della vendita al dettaglio di un quartiere che vive solo di movida, nel bene e nel male, i commercianti ci hanno creduto investendo sul futuro del quartiere che quando sarà completato prevederà uffici con impiegati pendolari e case per ricchi, uno smacco per tutti.
Il Comune di Milano pensa solo ai propri interessi e non a quelli dei cittadini, l'idea di trasferire questo polo in un unico palazzo d'epoca è una cazzata che probabilmente non sarà neanche mai realizzata, e pensare che nel quartiere Porta Nuova c'è pure l'Istituto Marangoni che richiama studenti da tutta Europa.

05 marzo 2011

I Moratti sono senza vergogna.

Ci vuole veramente del coraggio per fare ciò che ha fatto la famiglia Moratti.
Il figlio Gabriele ristruttura in maniera oscena (guarda le foto dell’esterno pubblicate da Repubblica) degli ex-capannoni e la madre condona a spese nostre.
Il problema Loft a Milano si tira avanti da parecchio tempo, la gente converte vecchi spazi in case senza cambiare la destinazione d'uso, quindi è capitato spesso che volassero multe e sigilli.
Ma la sciura Moratti tiene famiglia e condona l'obbrobrio del figlio che ha visto qualche film hollywoodiano di troppo.
I lavori sono quasi ultimati, quando scoppia la grana: il gruppo Hi-Lite/Brera 30, specializzato in interni per case da nababbi, accusa Gabriele di non aver pagato l'ultima rata del prezzo. Il titolare, l'architetto Gian Matteo Pavanello, ottiene un decreto ingiuntivo per 127 mila euro. E nelle carte portate in tribunale spunta la sorpresa: al posto dei capannoni c'è una villa da sogno. Che l'architetto riassume così: "Il modello è la casa di Batman". Il figlio del sindaco, dunque, si sarebbe ispirato al palazzo dell'eroe del fumetto. Pavanello, che ha lavorato per mesi nel cantiere, ha visto il progetto diventare realtà: ingresso-garage sorvegliato; sala fitness di "200 metri quadrati con grande vasca idromassaggio, sauna, bagno turco, piscina salata e soppalco-palestra"; "ponte levatoio che sale in un enorme soggiorno con cinema privato"; e al piano superiore "immense camere da letto". Quella di Gabriele è "particolare", con "mobili in pelle di squalo". L'effetto-Batman è garantito soprattutto da una "botola motorizzata" che porta in un bunker sotterraneo in cemento, con "ring da boxe" e "poligono di tiro insonorizzato".
Bisogna essere proprio dei bimbi viziati, dei piccoli bauscia in milanese, per arredare una casa in questo modo pacchiano, eppoi, con tutti i soldi che possiede la famiglia Moratti, c'era bisogno di non pagare l'ultima rata ?
Non c'è più la borghesia di una volta, ora c'è solo il "tengo famiglia".

Proprio in questi giorni è uscito un libro che ripercorre le incredibili vicende immobiliari del PDL con anche un capitolo sulla casa stile caverna di Batman (vignette by Jawas) di Gabriele Moratti, peccato che manchi l'ultima tappa di questo scandalo, il condono tombale approvato in consiglio comunale con il PGT.



02 marzo 2011

La Moratti svilisce l'Ambrogino d'oro.

Manca poco alle elezioni comunali ed è tempo di fare i generosi.
E così la sciura Brichetto in Moratti s'inventa un Ambrogino d'oro fuori stagione, e anche un po' taroccato, da regalare al genero Massimo Moratti per le vittorie dell'Inter nel 2010.
Giusto per non far torto a nessuno visto che Berlusconi ha già detto che sosterrà attivamente la ricandidatura del peggior sindaco che Milano abbia mai avuto.

09 febbraio 2011

La Moratti dimentica di aver svenduto la fibra ottica

Giuliano Pisapia
Si rimane esterrefatti ad ascoltare le parole del Sindaco sulla fibra ottica milanese.
Sono passati solo quattro anni da quando la Moratti diede il via libera formale alla vendita della fibra ottica perché definita in consiglio comunale “non strategica”.  
 Da quella vendita le casse dell’allora Aem hanno ricavato appena 30 milioni di euro. Oggi chi l’ha comprata la sta rivendendo a cinque volte di più. Queste sono risorse venute meno al bilancio pubblico.  
 L’opposizione si era battuta perché la giunta Moratti non commettesse un simile errore, ma come spesso è avvenuto in questi cinque anni non c’è stato verso di prendere una decisione condivisa per il bene della città

26 gennaio 2011

Milano, i signori delle consulenze d'oro

Milano, i signori delle consulenze d'oro 400mila euro per il garante degli animali - Milano - Repubblica.it
È tutta lì l’attività parallela alla macchina comunale macinata dall’inizio del mandato di Letizia Moratti a oggi: cinque anni e 2.773 incarichi esterni per cui l’amministrazione ha previsto di spendere 48 milioni di euro. Collaborazioni continuate e consulenze spot, contratti rinnovati per più anni e studi di pochi mesi. Senza contare, naturalmente, quanto gli assessorati spendono per progetti e iniziative ad hoc. Un mare magnum di nomi, cifre, studi professionali, tecnici e non.
Nell’elenco completo che forma il database del Comune c’è di tutto: dai corsi organizzati nei Consigli di zona alle direzioni tecniche e alle progettazioni delle opere pubbliche. Persino il lettore ufficiale della cerimonia degli Ambrogini. E gli esperti chiamati a Palazzo Marino per curare l’immagine del sindaco e la comunicazione, i collaboratori che si sono trasformati in uomini di fiducia degli assessori — che possono comunque contare sui dirigenti di settore — e qualche volto noto della politica. Accanto a quanti hanno studiato le nuove regole urbanistiche, per cui sono stati investiti più di due milioni.
Il verde, le luci e gli animali. Non c’è soltanto Gianluca Comazzi, il Garante degli animali che nel 2006 era candidato (non eletto) con la lista Moratti. E che in questo periodo — la spesa per le casse comunali: 400mila euro — ha potuto contare anche su due “assistenti” costate 7.122 euro e 28mila euro per “attività di supporto al Garante”. Sempre più centrale (anche per la cifra totale prevista per le casse pubbliche: 529mila euro) nei piani di Maurizio Cadeo è Cosimo Ambrogio Maiorano, un vero “capo di gabinetto” nonostante sia un collaboratore esterno. È lui che si occupa di tutti i “progetti speciali” cercando sponsor. A cominciare da Led, il festival delle luci. Per il Natale e le illuminazioni hanno lavorato anche altri consulenti: Marco Amato, con 4 incarichi dal 2007 allo scorso dicembre per un importo complessivo di 181mila euro, e Beatrice Mosca, che arriva a 75mila. Più incarichi sono stati affidati per studiare il piano della pubblicità e quello del verde: per le strategie è stato chiamato Land srl, lo studio dell’architetto Kipar, il padre dei “Raggi verdi”.
La comunicazione. A Palazzo Marino lavora già una squadra di addetti stampa, ma la direzione Comunicazione ha preventivato 700mila euro di “aiuti” in più. E se, sotto questa voce, vanno i due contratti che, fino al 29 luglio, legheranno Red Ronnie a Letizia Moratti, altre spese come quelle per lo scrittore Alain Elkann ricadono sotto il “gabinetto del sindaco”: è ricorrendo a questa disponibilità, che Moratti aveva pianificato 987mila euro per il ruolo di Paolo Glisenti, fermati a 472mila per l’addio anticipato. Per il lavoro dell’attuale portavoce Alessandro Usai, il budget da agosto 2009 a maggio 2011 è di 277mila euro. Alla voce comunicazione ricadono diverse collaborazioni: da quella di Marco Maria Pennisi, chiamato per un anno (120mila euro) a «ideare e realizzare prodotti grafico-editoriali e progetti specifici», fino a Giuseppe Mazza (63.980) che ha «redatto slogan, testi e promo pubblicitari».
Le regole dell’urbanistica e Expo. È uno dei motivi che frenerebbe la rivoluzione dei Piani di governo del territorio nei piccoli Comuni: la difficoltà, in tempi di crisi, di pagare i progettisti. Per un lavoro lungo quanto tutta la durata del mandato, però, l’assessorato di Carlo Masseroli ha affidato incarichi a 26 tra professionisti e studi: in tutto, la cifra prevista dall’amministrazione per il proprio Pgt supera i 2 milioni di euro. Una fetta consistente dei 7 milioni destinati all’intero settore. A guidare l’elenco sono gli architetti di Metrogramma srl che, da settembre 2006 a giugno 2009, hanno ricevuto tre diversi compiti (tra cui il corposo documento di piano) per un totale stanziato di 487mila euro. Per Mesa srl, che ha studiato il meccanismo dello scambio delle volumetrie, l’amministrazione ha previsto un costo di 350mila euro. Anche per Expo il Comune ha messo in campo — oltre ai veri investimenti — fondi: 650mila euro contando le voci più rilevanti. Molti riguardano la candidatura o la progettazione delle vie di terra e d’acqua.
I politici e i volti noti. Nel 2006 si candidò nella lista civica di Letizia Moratti. È Stefania Bartoccetti, la fondatrice di Telefono Donna molto vicina al sindaco, che un anno dopo ha avuto un incarico dall’assessorato alla Salute (23.296 euro) per «realizzare eventi di area trasversale di umanizzazione e servizi alla persona». A questo assessorato ha collaborato anche Maddalena Di Mauro, ex consigliere comunale del Pdl non eletta nel 2006: è stata chiamata ai tempi di Carla De Albertis e si è occupata di «forme innovative di comunicazione per la promozione di corretti stili di vita» fino allo scorso dicembre: in tutto, racconta l’elenco del Comune, sei incarichi per un totale di 87mila euro. È consigliere di zona del Pdl, invece, Fabrizio Henning: da ottobre 2006 al dicembre 2007, ha supportato l’allora assessore Giovanni Terzi (Sport) con tre incarichi per 91mila euro.

15 gennaio 2011

L'importanza della Moratti

La sciura Brichetto Arnaboldi in Moratti ci regala le ultime chicche del suo mandato.
Il problema decennale dell'esondazioni del Seveso si risolve in un nulla di fatto, difatti il governo ha bocciato lo stato di calamità negando così gli aiuti di Stato per i cittadini colpiti materialmente dall'esondazione e bocciando il piano per lo scolmatore, l'unica soluzione possibile per risolvere il problema. Naturlamente il paragone con le altre zone alluvionate è fuoriviante, però io ho la fortuna d'abitare nelle zone colpite sistematicamente dalle piene del Seveso e nel giro di 20 anni sono stato testimone di una mezza dozzina di allagamenti, evidentemente il milanese vale meno del cittadino veneto.
Non finisce qui: l'azienda Atm ha deciso l'aumento dei biglietti, la stessa azienda che ha riempito, giustamente, di pubblicità i mezzi pubblici non riesce a calmierare i costi del biglietto, non è un problema di crisi, è solo colpa delle cattive gestioni che si sono susseguite in quest'azienda come quella di Elio Catania, e il cittadino paga sempre dazio.
Altre gesta notevoli della sindachessa, che ha detto di non aver mai preso un mezzo dell'Atm, sono la chiusura della scuola civica serale che si è opposta a tale decisione dell'ex ministra dell'istruzione (sic!) portando le carte in tribunale e il merchandising del brand "Milano" fabbricato in Indocina al posto che in Lombardia.

11 gennaio 2011

La truffa del brand "Milano"

Complimenti alla sciura Brichetto che, al posto di dar lavoro a chi produce moda a Milano,  ha preferito appaltare tutto all'estero mentendo sulla qualità del prodotto.
Radio Lombardia.it
Le magliette e le felpe con il marchio di Milano voluti e promossi dall'assessore comunale leghista al Turismo Alessandro Morelli sono prodotte nel Sud Est asiatico. La denuncia arriva dal consigliere comunale del Pd Pierfrancesco Maran. Quest'ultimo dopo aver controllato tra le etichette delle decine di prodotti targati Milano in vendita da alcuni mesi nei negozi, ha fatto la scoperta della provenienza del materiale. Le t-shirt (dai 17,90 ai 19,90 euro) sono made in Bangladesh, le felpe (39,90 euro) sono fatte in Cambogia e il set con tre palline di Natale (8 euro) vengono dalla Cina. I prodotti erano andati a ruba anche durante le feste di Natale.  "A Milano ci sono quattromila imprese tessili - ha attaccato Maran - ci sembra imbarazzante che prodotti che portano il marchio 'design 100% made in Milan' siano fatte nel Sud Est asiatico. Ancor più imbarazzante che a promuoverle sia un assessore della Lega, un partito che vuole difendere il territorio, ma solo a parole". Oltre a chiedere la testa dell'assessore Morelli, il Pd ha puntato il dito contro la gara d'appalto per la scelta del licenziatario dei gadget con il brand Milano vinta, ironia della sorte, da un'impresa piemontese. Il capitolato, stando alle denunce dei democratici, non conterrebbe l'obbligo di valorizzare produttori milanesi e italiani come invece annunciato al momento dei lancio dei primi gadget dal sindaco Letizia Moratti. "Delle decine di prodotti con il marchio Milano - ha concluso Maran - noi siamo certi che sia al 100% italiano solo il panettone". Ma anche il dolce tipico milanese con il brand della città è stato infatti prodotto fuori Milano, ossia da una pasticceria vicentina. Per difendersi dalle accuse del Pd  l'assessore leghista al Turismo, Alessandro Morelli ha ammesso che per sfondare nei mercati internazionali un brand deve necessariamente affidarsi alle regole di mercato.

23 dicembre 2010

Milano-Antigua

Ogni promessa è debito.
Il sindaco Letizia Moratti è riuscita a tenere fede al suo accordo con il premier di Antigua Spencer stipulato per raccattare i voti necessari all'assegnazione dell'Expo 2015, e così dopo il fallimento della compagnia area Livingston ecco che spunta la Press Tours che offre il volo diretto da Malpensa con destinazione Antigua.
E' partito ieri 20 dicembre il volo inaugurale di Blue Panorama per Antigua, operativo tutti i lunedì fino a maggio dell'anno prossimo per conto di Press Tours. "Il mercato italiano è sempre stato in espansione per Antigua e Barbuda, con oltre 6mila visitatori all'anno", ha fatto sapere Hilary Modeste, direttrice della sede londinese dell'Ente, ricordando come i colloqui con Press Tours fossero partiti già da qualche tempo quest'anno, anche in seguito alla questione Livingston
Certo che noi milanesi abbiamo  un sindaco  parecchio strano, si ricorda delle vecchie promesse fatte a un Paese lontano come Antigua ma si scorda degli impegni presi in consiglio comunale con i Rom  residenti a Milano. Eppure, con un patrimonio di 2.600 case sfitte e inutilizzate, non dovrebbe essere difficile per il Comune di Milano poter sistemare in 25 case fuori graduatoria  altrettante famiglie Rom che uscirebbero così dal giro vorticoso campi abusivi / sgomberi.


 Backlink: Antigua

12 dicembre 2010

La scuola secondo la Moratti

Il Fatto Quotidiano » Scuola » La Moratti è già in campagna elettorale Parte dalla scuola. Ma i conti non tornano
La Moratti è già in campagna elettorale. Parte dalla scuola. Ma i conti non tornano
Da giorni le famiglie degli studenti ricevono volantini in cui il sindaco di Milano incensa i risultati ottenuti nel campo dell'istruzione. Peccato che le associazioni raccontino tutta un'altra storia
Quando una campagna elettorale inizia, inizia per tutti. Se ne sono accorte le famiglie degli studenti milanesi, destinatarie di una lettera firmata dal sindaco Letizia Moratti e dal suo assessore alla Scuola, Mariolina Moioli. “Consideriamo la formazione e l’istruzione dei vostri figli una priorità”, si legge nella missiva del Comune. Dal buono libri all’assistenza educativa per gli studenti con disabilità, nel Paese dei tagli e della riforma Gelmini il sindaco di Milano promuove la sua isola felice. Ma le cifre non reggono il confronto con la realtà, e dal mondo della scuola parte il contrattacco.
“Evidentemente non ci considerano capaci di vedere con i nostri occhi”, scrivono i genitori di Chiedoasilo, un coordinamento che dal 1997 si occupa delle scuole dell’infanzia a Milano. “Il buono libri costa al Comune quasi cinque milioni di euro l’anno – scrivono su chiedoasilo.it – quando all’assistenza educativa vanno appena tre milioni e settecentomila euro”. Inoltre la distribuzione del buono avviene indipendentemente dal reddito. Così, spiegano, “anche le famiglie meno abbienti pagano i libri ai ragazzi più fortunati, mentre la metà di quelli che necessitano di assistenza educativa non ricevono alcun supporto”.
La questione più sensibile è però l’assistenza alla disabilità sulla quale pesano i tagli della riforma Gelmini. “Sono 1.550 gli alunni disabili che possono frequentare la scuola con garanzia di essere assistiti”, scrivono Moratti e Moioli. “È una vergogna”, ribatte Marco Marzano, insegnante e responsabile del sostegno alla scuola elemntare Ferrante Aporti di Milano. “Quest’anno la scuola ha richiesto 112 ore per gli educatori – racconta – ma il Comune ne finanzierà soltanto 20”. L’istituto, come avviene in molti casi, si è rivolto ai genitori. “Con l’aiuto delle famiglie garantiremo altre dieci ore – spiega – ma la situazione rimane gravissima. Solo sei alunni, su quattordici aventi diritto, potranno essere seguiti”. Conti alla mano, oltre duecento genitori hanno sottoscritto una lettera per rispondere alla Moratti, ricordandole che, nel frattempo, “le rette sono aumentate di quasi il 50% per le mense”.
Testimoni di questa emorragia sono gli sterssi educatori. Come Alberto Vacchi, 31enne che veleggia verso la seconda laurea. Alberto lavora come educatore con un contratto a termine e a tempo parziale. “Durante l’anno 2009/2010 – racconta – ho subito una riduzione progressiva delle ore settimanali. Delle ventisette iniziali, a febbraio ne restavano sei. A maggio mi sono dimesso”. Dal comune non erano arrivati i fondi per il secondo semestre, e la scuola è stata costretta a ridurre il lavoro degli educatori. “Dopo quattro anni di lavoro – conclude Vacchi – il bambino che seguivo si è visto sottrarre un’importante figura di riferimento”.
“Il danno è enorme”. Ne è convinta Antonella Lo Consolo, genitore e attivista dell’associazione Rete Scuole. Il punto è fondamentale: “A fronte di un aumento degli studenti disabili, i fondi stanziati dal comune di Milano sono sempre gli stessi. Così facendo il servizio copre appena i casi più gravi, abbandonando gli altri e pesando sulle famiglie”.
Ma c’è di più e anche di peggio. Nella lettera del comune, sindaco e assessore vantano anche “il trasporto personalizzato e l’accompagnamento alla terapia”. “È un loro dovere previsto dalla legge, non una concessione della Moratti”, spiega ancora Marco Marzano. “Peccato che nessun alunno della nostra scuola goda di questo servizio. Qui da noi pulmini del comune non si sono mai visti. È tutto sulle spalle delle famiglie”. E le repliche non mancano anche sul versante dell’edilizia scolastica, che fino alle medie è di competenza comunale. “Ogni anno l’amministrazione programma, per gli stessi edifici, urgenti ristrutturazioni – spiega Alberto Forni del coordinamento genitori Unacrepaincomune – e puntualmente si finisce per non finanziare i lavori. La cosa si ripete da dieci anni”.
Insomma, al vaglio di insegnanti, educatori e genitori, la scuola milanese si mostra per quella che è. Il quadro dipinto dalla Moratti crolla, cifra dopo cifra. E se il comune emana un bando per destinare cinque milioni alle famiglie in difficoltà, si scopre che alla fine i fondi assegnati non superano i due milioni.
C’è il timore che la campagna elettorale porti con sé altri spot e imbiancature di facciata. Ma il mondo della scuola appare più coeso e organizzato. A Milano i coordinamenti si moltiplicano e fanno rete. Una rete con la quale la politica rischia di dover fare i conti, anche in campagna elettorale.

27 ottobre 2010

I favori della Moratti per ottenere l'Expo 2015, Antigua compresa.

Aiuti, regali e promesse il marketing della Moratti -Repubblica

L' ultima promessa acchiappavoti si chiama «Alleanza per l' Africa», fondazione con una dote di 10 milioni di euro per progetti di cooperazione. Per una campagna acquisti pro Expo che punta sul terzomondismo.  Paesi in via di sviluppo da convincere, ma anche marketing-Milano più spinto. Ecco le magliette del Milan e dell' Inter autografate da Kakà e da Materazzi portate in dono a capi di Stato e ministri, ecco i cofanetti con i cd della Scala mai mancati in valigia. Ma ecco, in caso di vittoria, anche un tesoretto da 52 milioni di euro da spendere in progetti di sviluppo come conseguenza delle tante promesse elargite in anticipo per convincere i Paesi votanti a sostenere Milano. Cambiali per il futuro se si batterà Smirne. Ma anche regali già fatti e recapitati nel tour promozionale costato 7,5 milioni di euro. Fondi locali (Comune, Regione, Provincia) ma, soprattutto, la rivendita anche in chiave Expo dei consueti denari della cooperazione italiana. Tra l' altro: scuolabus per i bambini delle isole dei Caraibi; sei giovani (da Yemen, Belize, e dalle isole-Stato Santa Lucia, Grenada, Bahamas, St Kittis e Nevis) ospitati a Milano per un anno gratis a studiare turismo a spese del Comune, altri dovrebbero aggiungersene dal Tagikistan fino a esaurire i 200mila euro a disposizione; una metrotranvia progettata da Mm in Costa d' Avorio; un centro sanitario mobile in partenza per l' Africa, che si poteva vedere un paio di mesi fa parcheggiato proprio davanti a Palazzo Marino. Alla Nigeria abbiamo finanziato una piccola centrale del latte, alla Guinea equatoriale un progetto di assistenza per malati di Aids. A Cuba abbiamo regalato bus dismessi da Atm. E ancora, master in tema di sviluppo sostenibile finanziati in Cile, contributi per ricerche sul biodiesel ai brasiliani, una «settimana della cultura mongola» a Milano assicurata nell' ultima missione a Ulan Bator guidata dal presidente del Consiglio comunale Manfredi Palmeri, l' ospitalità all' ultima Bit con uno stand allestito chiavi in mano per chi può puntare sul turismo come i 13 Paesi dei Caraibi. C' è di tutto, nella rete lanciata dal sindaco Moratti e dal ministero degli Esteri nel grande mare dei 142 Paesi che tra una settimana decideranno chi ospiterà l' Esposizione universale del 2015. Milano e Smirne le candidate, votazione a scrutinio segreto. E dunque? Dunque c' è stata la lotta diplomatica tra le due concorrenti per convincere i Paesi a sostenerle. Ma ci possono essere anche i colpi bassi che diventa arduo parare, perché la storia di queste sfide internazionali, malignano molti, nasconde spesso anche una guerra segreta e inconfessabile fatta di blandizie ai singoli delegati votanti. Verità o leggenda? Questo nessuno lo saprà mai. Quello che invece si sa racconta la battaglia delle armi convenzionali: le collaborazioni offerte ai Paesi emergenti, per i quali l' Expo diventa un piccolissimo volano di sviluppo nel grande business che un' esposizione porta con sé. Ogni Paese vale un voto. Le alleanze figlie della geopolitica le fai con i Paesi big. I grandi numeri, però, arrivano con i piccoli. è questo lo spirito dell' Expo, ed è una partita che Milano e Smirne stanno giocando fino in fondo l' un contro l' altra armata. Made in Italy, formazione e know how, turismo, scambi commerciali, gli asset per Milano. E vale tutto: in Nepal la promessa è stata quella di sensibilizzare gli italiani a importare vino a Katmandu, in Thailandia di portare una mostra su Leonardo a Bangkok. Fortissimo il corteggiamento verso la Corea del Sud e verso la Cina, seppure secondo molti alleata di Smirne, con un robustissimo sostegno di Comune, Fiera e governo all' Expo 2010 a Shanghai. Letizia Moratti ha concentrato la sua campagna acquisti su due aree da cui si aspetta un pieno di voti, il Sud America e i Caraibi. Ma ha guardato molto anche all' Africa, lo scacchiere cruciale per vincere. Qui si ripromette di spedire larga parte del tesoretto da 52 milioni di euro in caso di vittoria. E la fondazione "Alleanza per l' Africa", presentata a Parigi due giorni fa dal sindaco e dal governatore Formigoni, serve proprio a questo. Carta terzomondista, appunto. Così come l' adesione alla Millenium Campaign dell' Onu contro la fame nel mondo. Così come l' accordo con Planet France di Jacques Attali: in caso di vittoria, Milano si impegna a convogliare lì denari per finanziare microcredito nei Paesi in via di sviluppo.GIUSEPPINA PIANO

(...)Un accordo siglato nel marzo 2008 tra il sindaco, Letizia Moratti, e il governo guidato da Baldwin Spencer, già grande amico del nostro premier.
Milano si è impegnata a inviare fondi per l’illuminazione delle strade; finanziare un progetto di ricerca per la barriera corallina; costruire una scuola di calcio con un impianto sportivo; realizzare corridoi di transito per la navigazione commerciale e un centro di canottaggio. Ma non è tutto. Si parla anche di rafforzare i collegamenti aerei, investire nei mezzi di trasporto locali, intensificare gli scambi commerciali e creare delle borse di studio riservate agli universitari. (...)tutto ciò risulta nero su bianco dai documenti del Governo di Antigua, consultabili sul sito della repubblica caraibica.

Qui l'articolo de Il Fatto Quotidiano sui favori della Moratti allo Stato di Antigua.

20 ottobre 2010

Milano illumina le strade delle ville del premier ad Antigua

Il Fatto Quotidiano » Giustizia & impunità » Milano illumina le strade delle ville del premier ad Antigua
 Le strade che portano alle cinque ville di Silvio Berlusconi ad Antigua sono state illuminate a spese dei milanesi. Un accordo siglato nel marzo 2008 tra il sindaco, Letizia Moratti, e il governo guidato da Baldwin Spencer, impegna infatti la città di Milano a inviare fondi per l’illuminazione delle strade, così da garantire una maggiore sicurezza nel paradiso fiscale; individuare e finanziare un progetto di ricerca per salvare la barriera corallina e tutelare le risorse marine e costiere; costruire una scuola di calcio con un impianto sportivo completo, realizzare corridoi di transito per la navigazione commerciale e un centro di canottaggio. Opere da realizzare intorno ad Emerald Cove, la collina in cui sorgono le cinque ville del presidente del Consiglio italiano. Tutto ciò risulta dai documenti del Governo di Antigua, rintracciabili sul sito della repubblica caraibica.
Nell’accordo, inoltre, Moratti si impegnò formalmente anche a rafforzare i collegamenti aerei, investire nei mezzi di trasporto locali, intensificare gli scambi commerciali e creare delle borse di studio riservate agli universitari provenienti da Antigua e Barbuda per laurearsi negli atenei milanesi. Un accordo a senso unico, che non prevede alcun beneficio per la città di Milano. Ma che fu siglato in vista del voto al Bie per aggiudicarsi Expo 2015 contro Smirne. Persino Spencer si disse “grato della generosità del sindaco Moratti e del Comune di Milano”.
Va detto che Antigua è una piccola isola, povera di infrastrutture. Saint John’s, capitale e sede del Governo, conta 35.650 abitanti. La rete stradale si estende per circa 50 chilometri di vie asfaltate. Da Saint John’s al capo opposto dell’isola, English Harbour, vanno percorsi appena 18 chilometri. Mentre per raggiungere la collina di Emerald Cove, affacciata su Nonsuch Bay, se ne devono percorrere poco più di 16. L’illuminazione delle strade di Antigua è considerata una notizia dai giornali locali: il servizio realizzato dalla tv caraibica Abs News è stato ripreso e pubblicato sul canale youtube del Governo per pubblicizzare i traguardi raggiunti. Il video mostra chiaramente anche lo stato delle strade di collegamento. Nel progetto Spencer è riuscito a coinvolgere, con Libia e Marocco, anche Cina, Spagna e Italia.
Il 13 marzo 2008 fu lo stesso primo ministro di Antigua a comunicare di aver ricevuto la conferma scritta “dal sindaco del comune di Milano, Letizia Moratti, che la sua amministrazione è pronta a avviare l’attuazione immediata di una serie di iniziative nei settori dell’istruzione, sport, delle risorse marine e costiere, e il rafforzamento dei collegamenti aerei e di altri mezzi di trasporto”, si legge in una nota del governo diramata all’epoca che dava notizia dell’accordo. Stretto, scrisse, grazie al “nostro ambasciatore delle Nazioni Unite John W. Ashe”, ritratto in una foto mentre stringe la mano a Letizia Moratti.
Spencer annunciò che avrebbe ospitato un gruppo di studio proveniente da Milano in visita ad Antigua per “incontrare i funzionari locali, al fine di definire le modalità di attuazione delle iniziative”. Il primo passò fu il finanziamento e l’installazione dei lampioni. “Con questo impegno, il Comune di Milano diventa il terzo partner, insieme a Libia e Marocco, ad aver contribuito a questa importante iniziativa”, continuò Spencer.
Di questo traguardo, Moratti non ha mai parlato né dato notizia attraverso il suo ufficio stampa. L’unica dichiarazione in merito la riporta sempre il sito del governo di Antigua. “Sono lieta che il mio comune possa contribuire a questa iniziativa, che rientra nella lotta alla criminalità nel vostro paese”, ha detto il sindaco che, sempre secondo quanto riporta il sito, ha “anche ringraziato l’Ambasciatore Ashe per il modo professionale con cui ha perorato le motivazioni del governo di Antigua e Barbuda”. Nel comunicato del Governo guidato da Spencer è ricordato come il sindaco di Milano sia “sposata con il magnate del petrolio Gianmarco Moratti, fratello di Massimo Moratti, proprietario dei giganti del calcio italiano dell’Inter”. Elementi rilevanti, considerato anche l’impegno a sviluppare scambi commerciali e realizzare un “impianto di calcio per formare giovani calciatori in tutta la regione orientale dei Caraibi”.

Non è possibile sapere a che punto siano i lavori, né a quanto ammontino gli stanziamenti già avviati. Nel sito del Comune di Milano non è rintracciabile alcun documento relativo all’accordo con Antigua e sull’argomento, a Palazzo Marino, il riserbo è massimo. Il sindaco Moratti, interpellato ieri da ilfattoquotidiano.it, ha risposto di non saperne niente. In tarda serata i suoi collaboratori hanno fatto marcia indietro: “Sì, l’accordo è stato effettivamente siglato nell’ambito delle iniziative volte all’assegnazione dell’Expo di Milano, ma non ci risultato spese o progetti portati avanti dal comune nell’isola”. A parte, prosegue la versione ufficiosa del sindaco, “un progetto da 140mila euro sviluppato dalla fondazione ‘Milano per l’Expo’”. Il portale del governo caraibico, ben più trasparente di quello meneghino, non riporta l’ammontare dell’impegno economico ma elenca punto per punto gli impegni previsti dall’accordo. E si aspetta siano rispettati.
Al momento l’obiettivo raggiunto, secondo quanto riportato dal sito, risale al febbraio scorso ed è relativo al rafforzamento dei collegamenti aerei dall’Italia, promesso da Moratti nel 2008 e mantenuto: la compagnia aerea Livingston, riporta il sito di Antigua, “aumenterà in modo significativo i voli charter da Milano dal primo settembre 2010 così da aumentare ulteriormente la presenza di turisti italiani sull’isola già cresciuta grazie alla trasmissione televisiva Donnavventura registrata sull’isola” e mandata in onda su Rete 4. Ma l’impegno non ha avuto seguito perché dal 14 ottobre scorso l’Enac ha sospeso la licenza di trasporto aereo a Livingston. I vertici della società sono stati convocati dal neoministro allo sviluppo economico, Paolo Romani, ma ad Antigua ancora non è stato comunicato.

15 settembre 2010

Anche il Tar boccia la Moratti.

Civiche, il Tar boccia il Comune Bisogna riaprire il Gandhi - Milano - Repubblica.it
Il Tar boccia per la seconda volta il Comune sulla chiusura dei licei serali del Gandhi. E impone la riapertura dei corsi delle civiche tagliati l'estate scorsa dalla Moioli. Contestando, punto per punto, le motivazioni del colpo di forbici date dall'amministrazione agli studenti che hanno protestato per cinque mesi per poter tornare sui propri banchi di scuola. Ma la risposta dell'assessore alla Scuola non si lascia attendere: "Ricorreremo ancora una volta in Consiglio di Stato".

La decisione dei giudici del tribunale amministrativo è stata presa per la "mancanza di atti del Consiglio comunale e della giunta, con i quali l'amministrazione si sia assunta la responsabilità di riorganizzare l'offerta ai cittadini, dei servizi garantiti dalle scuole civiche serali".

L'assessore alla Scuola non aveva, cioè, la facoltà di chiudere, con un semplice atto del suo assessorato o della giunta, le scuole paritarie. Ovvero, l'unica possibilità per gli studenti lavoratori di frequentare un liceo e prendere un diploma. La decisione poteva invece essere presa solo ed esclusivamente dal consiglio comunale, a cui compete la loro organizzazione.

Ma anche sulle possibilità del taglio, il Tar parla chiaro. I tetti minimi per l'apertura delle classi non sono quelli ripetuti per mesi dall'assessore, che ha più volte detto di essere stata obbligata a chiudere i battenti perché glielo imponeva la Finanziaria del 2008.

"La soppressione delle classi non può essere considerata un atto dovuto - c'è scritto nella sentenza di merito - perché la legge dello Stato non tocca, nella parte dedicata all'istruzione, la finanza locale e i suoi servizi. Le scuole paritarie sono espressione dell'autonomia amministrativa". Smentito dal Tar, poi, anche l'obbligo di chiusura della scuola perché chiesto dall'Ufficio scolastico regionale. "In quanto organo statale, non può ingerirsi nella gestione di un servizio pubblico locale".

Gli studenti del Gandhi, per il Tar, erano dunque sufficientemente numerosi perché le loro classi non venissero chiuse. Mirko, studente del liceo socio psico-pedagogico, nel frattempo è tornato a lavorare in officina, abbandonando gli studi. Lo stesso vale per Alfonso, spazzino, e per la maggior parte di loro. Letizia invece lavora in un call center: ha dovuto ripiegare su un istituto professionale serale: "Una bella differenza, rispetto agli studi del liceo". "Siamo tutti pronti a tornare a scuola da domani - dicono - ma non ci facciamo illusioni: sappiamo che il Comune continuerà a negarci questo diritto".

09 settembre 2010

La scuola "Nagib Mahfuz"

La scuola "Nagib Mahfuz" è una scuola bilingue arabo-italiana di Milano.
Non è una scuola coranica o islamica, è una scuola nata dai trattati bilaterali tra Italia ed Egitto che segue programmi bilaterali d'entrambe i Paesi.
Le ore di religione sono 2 a settimana e prevedono l'insegnamento delle religioni musulmana e cristiano-copta.
Questa scuola è stata soggetta a molte polemiche, sopratutto da parte della Lega, ma anche dalla signora Brichetto Moratti che, solo dopo la fine dell'ultima campagna elettorale, ha dovuta accettare l'esistenza di questo istituto privato che ha passato indenne tutte le numerose ispezioni comunali.
Questa scuola è stata sfrattata dalle Acli (proprio così) e ora e iscritta al bando comunale per trovare la prossima sistemazione; quasi sicuramente nei prossimi giorni assisteremo all'ennesima polemica propagandistica della Lega che non accetta la presenza della scuola strumentalizzando le insegnati che portano il velo o altre amenità del genere.
Dico amenità perché Milano è piena di scuole di questo tipo (ci sono scuole ebraiche, giapponesi, inglesi ecc.) e problemi del genere non vengono mai sollevati.
Polemica assicurata sulla pelle di 250 bambini, tra i quali ci sono anche nuovi arrivati che non sanno l'italiano e che quindi si troverebbero in difficoltà nelle scuole normali.
Ma tanto alla Lega non importa nulla.

01 settembre 2010

La marchetta di Letizia


S'avvicinano l'elezioni comunali, e la signora Brichetto concede un'intervista al "Bollettino" della comunità ebraica di Milano.
La comunità milanese e il "Bollettino" sono filoberlusconiani fin dagl'albori e la tradizione continua con questa testimonianza della sindachessa milanese che, nei giorni della visita del dittatore Gheddafi (lo stesso che cacciò gli ebrei dalla Libia) con conseguente "attovagliamento", rilascia delle dichiarazioni alquanto stravaganti.
L'intervista parte con il ricordo di qualche lontana ascendenza ebraica della sindachessa (come Gheddafi) che cozza con l'aver autorizzato il raduno fascio-nazista dell'anno scorso.
Ma il meglio deve ancora venire, la signora Brichetto parla della sua Milano come "città aperta capace di accogliere e offrire occasioni d'incontro". La signora potrebbe offrire le stesse possibilità di dialogo anche ad altre minoranze ma probabilmente la sua ignoranza deriva dal fatto di non aver mai visitato un campo di concentramento, nemmeno Dachau dove fu deportato suo padre, e quindi non sa che anche Rom e omosessuali (tanto osteggiati dalla sua giunta) son stati perseguitati alla stessa stregua degl'ebrei.
L'intervista continua citando le numerose iniziative a favore della comunità ebraica e finisce con due domandine secche da parte della giornalista sul razzismo dilagante in città e in Italia alle quali, la signora Brichetto in Moratti, si trasforma in sindachessa di una città guidata da una giunta di filosofi e pensatori e non composta da gente come Salvini, Decorato e Prosperini , fautori del "ributtiamo i musulmani in mare e cacciamo gli zingari"; vediamo cosa dice:
Non è preoccupata da forme di razzismo sempre più violente oggi in Italia ?
Sì, lo sono. Ma bisogna vigilare e tenere la guardia alta. credo che Milano non abbia mai perso la sua capacità di accogliere. Qui vivono 160 etnie diverse. Cerchiamo di favorire incontri e contatti (polizia&manganelli) perché solo con la conoscenza reciproca si possono vincere diffidenze, ostilità e indifferenza. Sto lavorando per dare a ciascuno spazi d'incontro affinché mantenga la propria identità (già, e la Moschea ?) e la offra alla città. Rispetto all'ebraismo e a Israele.... (divaga cercando di cambiare argomento)
Non crede che per sconfiggere il razzismo si debba partire dall'educazione scolastica ?
Certamente. E' qui che avviene la fusione (tagliando i fondi alla scuola e con l'ora di religione convertita in religione cristiana, certo), l'incontro con l'altro, e che si forma il senso d'appartenenza. Ci sono diversi modelli di scuola: quello anglosassone che tende a separare le identità, quello francese che vuole integrarle tutte e noi italiani che adottiamo un modello misto (?????) che nel contempo integra e salvaguardia le identità (?????). Questo modello a mio avviso è il più convincente ed efficace (?????).