Il Fatto Quotidiano
“Sono stata a casa di mio figlio un paio di volte”, ha ammesso Letizia Moratti. Si è poi subito corretta: “Nell’immobile di mio figlio”. Parlava della palazzina di via Ajraghi 30, uno spazio a uso laboratori artigiani trasformato da Gabriele Moratti in dimora avveniristica, con zone soggiorno, cucina, area party, camere padronali e per gli ospiti, servizi, giardino, piscina, palestra, poligono di tiro, ring, parcheggio auto e ponte levatoio. “La caverna di Batman”, secondo Matteo Pavanello, il titolare dell’azienda che ha realizzato i lavori e ha poi portato in tribunale la vicenda perché non è stato pagato.
Un paio di volte? E senza accorgersi dell’abuso edilizio commesso dal figlio? Difficile crederlo. Perché il sindaco di Milano è andato più volte, a fine 2009, nella casa del figlio Gabriele a fare il bagno in piscina. Sì, pare che l’acqua salina della Bat-caverna facesse molto bene a un suo polso dolorante. Allora la palazzina era ancora un cantiere, ma quando arrivava l’auto blu del sindaco, i 15 operai uscivano e, per un paio d’ore, lasciavano tranquilla Lady Letizia. A bagno nella Bat-piscina.
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